Dalì e i media: l’artista che rappresenta se stesso

Sono i media che hanno permesso a Dalì di creare la sua immagine o l’artista ha saputo sfruttarli al meglio?

La seconda, direi.

Salvator Dalì amava certamente essere acclamato e adorato, e questo lo si può comprendere pensando a come si poneva di fronte l’obiettivo, non tanto per pubblicizzare la sua arte, ma per creare quel personaggio con i baffi più iconici e intatti che si siano mai visti.

Ad oggi, infatti, di Dalì rimangono ancora salde nell’immaginario non solo le sue opere, come La persistenza della memoria, ma hanno altrettanto impatto le foto che lo ritraggono, forse tanto surrealiste quanto i suoi quadri. Ancora più espressivi della sua personalità e che, una volta visti, non si dimenticano, sono i suoi show e le sue performances.

Dalì riesce ad utilizzare, oltre al pennello, anche la televisione, con interviste, e la fotografia, con il suo volto e i suoi baffi, presentandosi sempre come eccentrico e al di là delle convenzioni. A differenza di altri artisti dalla vita dandistica e inimitabile, però, non intende nascondersi dai riflettori, ma mettersi totalmente al cospetto della macchina mediatica. Per raggiungere questo scopo, inoltre, scrisse anche di sé in La vita segreta di Salvador Dalí e Diario di un genio.

Infatti, egli stesso afferma: “Considero la televisione, il cinema, la stampa, il giornalismo alla stregua di grandi strumenti moderni di svilimento e di rincretinimento delle folle, ma adoro utilizzarli perché, dal punto di vista pratico, dopo ci sono più persone che corrono dietro a Dalì e i quadri si vendono più cari. E allora, visto che esistono, sarebbe del tutto sciocco non approfittarne, tutto qua.”

Di certo questo dimostra che il “fenomeno Dalì” risiede non solo nelle sue capacità di rappresentare l’arte surrealista in un modo del tutto proprio, ma, ancora di più, nel mettere in luce gli aspetti più particolari della sua personalità, mixandoli con un’immagine esteriore chiara e riconoscibile. Si tratta di essere capaci di capire cosa piace e mostrarlo, ma con una sicurezza che pochi hanno: “Ora dipingo, irresistibilmente, come Dalì, il che è già moltissimo, perché tra tutti i pittori contemporanei io sono colui che è maggiormente in grado di fare quel che vuole – e forse un giorno sarò considerato, senza essermelo prefisso, il Raffaello della mia epoca.”

In poche parole, Dalì era cosciente di essere diventato una vera e propria icona, tanto da rispondere ai i giornalisti gli chiedevano di dare una definizione del Surrealismo con: «Il Surrealismo sono io».

 

Carolina Niglio

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