Odi et amo a suon di pennelli

Van Gogh è certamente uno degli artisti più noti al mondo.

La sua pittura così particolarmente emotiva, infatti, lo ha differenziato da molti altri artisti tanto da renderlo immediatamente riconoscibile.

Dell’artista olandese si è scritto e si parlato tanto: la sua vita tormentata e dannata, che si conclude con il tragico suicidio, è storia ben nota a molti, così com’è noto il suo carattere particolarmente chiuso e solitario.

Egli legò con poche persone nella sua vita. L’unico rapporto autentico che ebbe probabilmente fu quello con il fratello Theo, con il quale intrattenne per anni un intenso e confidenziale rapporto epistolare. Ma non fu l’unico: un altro energico rapporto, altrettanto importante e che segnò la sua vita, fu la burrascosa amicizia con il collega Paul Gauguin.

Nel 1886, Van Gogh, sotto invito del fratello Theo, si trasferì a Parigi dove scoprì i lavori di Degas, Signac, Monet e dove incontrò per la prima volta l’arte di Paul Gauguin. Arte che lo colpì al primo sguardo e da cui rimase stregato.

Da quel momento tra i due nacque un legame forte ma squilibrato e instabile, dettato probabilmente dalla diversità dei loro caratteri. Gauguin possedeva una personalità forte, irruenta, selvatica mentre Vincent era noto per essere molto silenzioso, scontroso, fragile e con poca fiducia in se stesso. Fu per questo, forse, che tra i due fu proprio l’artista dei girasoli quello che cercò di coltivare e curare molto di più questo legame artistico e umano.

Dopo essersi incontrati a Parigi i due artisti si separarono per un po’ di tempo; Gauguin, alla ricerca di una nuova vita meno soffocante e più “pulita” si trasferì in Bretagna, mentre Van Gogh andò ad Arles.

Tra i due ci fu un continuo scambio epistolare contrassegnato da preoccupazioni e da tanta stima lavorativa reciproca: entrambi credevano che l’altro avesse un potenziale unico e irripetibile. Fu proprio durante questo scambio epistolare che morì lo zio dei fratelli olandesi, lasciando loro una ricca eredità che fu interamente investita per la famosa Casa Gialla alla quale Paul fu insistentemente invitato per una collaborazione artistica.

Invito che fu accettato nel 1888 dando inizio alla reale convivenza tra i due artisti che portò alla loro rottura.

Vincent, infervorato per questa nuova avventura, produsse molto (in questo periodo infatti dipinse le sue opere più importanti) mentre Gauguin fu meno costante. Il suo malessere, nato ancor prima del suo arrivo ad Arles, finì con l’accentuarsi durate quella convivenza, forse a causa del carattere fortemente bipolare e fragile dell’amico che portò il collega a destabilizzarsi contribuendo a creare un clima di disagio nella Casa Gialla.

Le liti tra i due aumentarono, come aumentarono gli squilibri emotivi di Van Gogh.

Una delle litigate più deleterie, si narra, fu quando Paul decise di ritrarre l’amico all’opera. Il quadro, che rappresenta Van Gogh mentre dipinge dei girasoli con la sola differenza che vengono ritratti i reali girasoli mentre viene nascosta la tela di Vincent, pare abbia fatto arrabbiare molto l’artista che reputò il quadro un abominio, un’infamia.

La situazione poi, pare peggiorò ulteriormente durante una gita dei due amici a Montpellier, al museo Fabre, quando Vincent cominciò a manifestare sempre di più segni di malessere che si presentarono sotto forma di piccole crisi psichiche che resero nervoso e spaventato Gauguin, il quale iniziò ad esprimere il desiderio di abbandonare la Casa e di fatti partì per la Bretagna.(LEGGI ANCHE Van Gogh: Sulla soglia dell’eternità. Raccontare attraverso le immagini)

Da qui iniziò l’ascesa verso il baratro per Van Gogh. La sua instabilità e la sua follia trovarono il culmine nella sera del Natale del 1888 quando, dopo aver rincorso l’amico con un rasoio nelle piazze della città, tornò a casa e si mutilò l’orecchio.

Dopo questo episodio le due strade si separarono per sempre.
Gauguin si recò prima a Parigi e poi in Bretagna, mentre per Vincent iniziò il lungo calvario in manicomio dove cercò di sanare la sua anima.
Durante questo periodo i due si mantennero in contatto ma non si videro mai più. Alla fine le fragilità e i vuoti di Vincent, presero per sempre il sopravvento portandolo, nel luglio del 1890, a spararsi al petto mettendo fine ad un’amicizia e ad una vita di dolori.

Termina così uno dei legami umani più intensi e tormentati di sempre.

In una lettera di Vincent si legge: Il buon Gauguin e io in fondo in fondo ci capiamo e quand’anche fossimo un po’ matti, non siamo forse però anche abbastanza profondamente artisti per dissipare le preoccupazioni al riguardo con quel diciamo per mezzo del pennello?”
Nonostante tutto, comunque continua sarà sempre amicizia tra di noi”.

Adele De Prisco

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