Liberato, tu ce faje ascì pazz

Liberato è finito, ci può stare.

Magari veramente è uno che sta a Nisida e non può uscire per i concerti, oppure veramente cantano troppe persone e non si riescono a mettere d’accordo sul tour.

Spegni la luce.

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Lampeggia il cellulare, notifica da Youtube: Liberato.

Cinque canzoni completano il primissimo album di qualcuno che senza volto, solo con una rosa, ci emoziona da un 9 maggio di indeterminato spazio-tempo. Sì, perchè ormai Liberato è un concetto, una ricorrenza senza tempo.

“Nove maggio”
“Intostreet”
“Je te voglio bene assaje”
“Oi Marì”
“Gaiola”
“Tu me faje ascì pazz'”
“Guagliò”
“Me staje appennenn’ amò”
“Nunn’a voglio ‘ncuntrà”
“Niente”
“Tu t’e scurdat’ ‘e me”

In principio, c’erano due giovani innamorati,divisi da mondi diversi, poi Capri, il mare blu e… Marie, bellissima, folle, con una venatura di malinconia negli occhi. Poi, Carmine, scunnizziello profumato di sale, il bianco e nero più colorato della musica. Due giovani, divisi da mondi troppo diversi, ancora.

E se Liberato ci stesse suggerendo qualcosa? Tutto un lavoro incentrato sull’amore diviso dalle differenze, in cui è sempre la donna a vivere una vita più agiata, ma malinconica. Liberato ci sta raccontando la sua storia? O è solo la volontà di raccontare l’amore a spingerlo?

Cert’è che, seppur passiamo dall’ambientazione urban dei primi video, a quella da vecchio cinema italiano, lo struggimento di due che non possono amarsi, la cui aspirazione più grande è quella di fare l’amore nascosti dal mondo, è sempre e comunque il tema portante.

Ascoltando Guagliò, introduce il personaggio maschile: Carmine.

 

Guagliò, il ragazzo senza nome, non ancora, che deve lavorare e portare l’attrice, Marie, a destinazione.

Poi si passa a Oi, Marì e il guagliocello prende forma e appellativo. Conosciamo lei, un po’ viziata, un po’ ingenua, un po’ no. Alla fine, lui è un guappo di cartone davanti alla pricesa, fa quello che gli chiede e, alla fine, fa bene.

Nunn’a voglio ‘ncuntrà ci mostra subito i due parterre di amici, come in Te voglio bene assaje e Intostreet. Ma poi, la musica accelera, come i cuori, e Carmine la vede, lei, triste negli occhi, scintillante nel vestire. Un uomo la bacia, le sta dando quello che le serve, quello che Carmine non può darle, ed è subito buio.

 

Tu me faje ascì pazz ci fa incavolare.

Lui, ormai, ha volto la sua vita al lavoro, posto fisso, moglie stanca e figlia appena nata. Un quadro infelice contrapposto, anzi, abbinato a quello di una donna accasciata su un tavolo, ubriaca e distrutta.

E subito, come fosse la prima volta, la follia e il controllo si disperdono nell’aria. Si amano, forse, per l’ultima volta, forse per sei mesi, forse non lo sono mai stati.

Indecisione, esco pazzo però io sono qui e tu sei lì, così vicina ma così lontana.

Niente è il ricordo.

Quando t’aggio ncuntrata ascive sciantosa

(…)

Quando t’aggio ncuntrato nun sapive l’ammore

(…)

Na voglia e te verè ca nu tene rispetto

E la ricorda nelle parole, la ricorderà per sempre, immutabile, proprio come Dino aveva detto: “Resta per sempre così”, proprio il contrario di quello che aveva detto Marie: “non mi interessa lasciare una testimonianza”.

E così, imbiancata dal tempo, Marie, anzi, Marì, lo ricorda, con uno sguardo alla tomba che recita                                                             Carmine Vuotto 1948-2007.

Morto a 59 anni.

5/9, nove maggio.

 

Leggi un resoconto sulle prime canzoni di Liberato qui 

Liberato e Catena, leggi qui 

PIC dal video OÌ, MARÌ

 

Benedetta De Nicola

 

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