Come cambia il giornalismo con Twitter: esprimersi in 140 caratteri

di Barbara Petrano

“Il dado è tratto ogni volta che ti esprimi con un tweet” (Conti, 2010)

Twitter è un social network nato nel 2006, dalla Obvious Corporation di San Francisco. Nasce come social divulgativo, con una schermata che permette agli utenti di interagire e scrivere stati con massimo 140 caratteri, solo dal 2017 per alcuni utenti c’è la possibilità di arrivare a 280 caratteri. Però in questo spazio piccolo la gente riesce ad esprimere opinioni e interagire con quelle degli altri. Si parla di microblogging: un piccolo blog che permette la condivisione costante di brevi contenuti. Essi sono definiti “tweet” che significa “cinguettare”. Ecco perché il simbolo è un uccellino blu.

Il servizio è diventato particolarmente utilizzato nel giornalismo. Ad esempio, nel caso del terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009, gli utenti  hanno segnalato la notizia prima dei media tradizionali. In occasione del mondiale di calcio di Sudafrica 2010, la piattaforma ha introdotto gli hashflag: ciò consisteva in scrivere come hashtag la sigla di una nazione, facendo comparire la relativa bandiera. Essi sono poi stati riproposti per il  Brasile 2014 e in occasione dell’Eurovision Song Contest 2015 (a forma di cuore) e così via. L’uso degli hashtag è molto importante dal momento che essi permettono di vedere qual è l’argomento del momento interagendo in tempo reale, qualsiasi cosa stia accadendo. E così alle 14.00 troveremo l’hashtag #Beautiful, per i vari programmi televisivi i rispettivi hashtag e così anche per le partite e gli avvenimenti del giorno.

Ad oggi, in Italia, la piattaforma conta una media di quasi 3,5 milioni di utenti unici mensili. Stando ai trend topic, una porzione considerevole dei tweet ruota attorno all’attualità politica e ai suoi protagonisti: giornalisti e politici. Il confronto tra giornalisti e uomini pubblici sul social deve diventare una consuetudine per la stampa. Rispetto a una comune intervista, un tweet rivolto a un politico consente agli altri utenti di intervenire nella discussione. Il giornalismo quindi diventa più accessibile ma sempre più “online” limitando il giornalismo tradizionale fatto di interviste e inchieste. Il rischio maggiore è quello di essere a contatto con un flusso informativo sempre più grande non riuscendo più a distinguere notizie reali da quelle false. Come detto in precedenza, ciò fa diminuire sempre più il giornalismo tradizionale a favore di quello online mediato dai social network e dall’indicizzazione su Google.

 

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