Faccio teatro

di Ilaria Arnone

Chi pratica quest’arte spesso dice così: “Faccio teatro”. Ovviamente si tratta di gergo, ma credo che le parole abbiano un’importanza e che anche quando le diamo per scontate queste possano stupirci.

Ognuno ha la propria visione del mondo così come ogni artista ha la propria visione di teatro, ma c’è un elemento che accomuna tutti i più capaci registi, attori, scenografi e via dicendo: la concretezza. Il carico di fantasia e di creatività non può non essere accompagnato dalla voglia di agire, di correre e sudare per fissare in testa una battuta, di compiere un lungo processo di ricerca per poterne estrapolare del materiale creativo.
Ma che significa? Come si fa a capire quando un’idea merita di essere approfondita? Bisogna cercare, sperimentare, sbagliare ed essere pronti a riconoscerlo. Un’altra bella parola intorno al teatro è “laboratorio”. Immagino sempre degli scienziati che mescolano liquidi colorati dentro delle provette trasparenti. Alcune combinazioni provocano esplosioni, altre generano un colore diverso dai due o tre iniziali, altre ancora puzzano o profumano. I laboratori teatrali dovrebbero essere esattamente così: luoghi in cui si sperimenta e si è totalmente aperti a rimescolare le carte in tavola. Ma quindi dov’è la concretezza? In effetti potrebbero sembrare discorsi campati in aria: ricerca, sperimentazione, ma di cosa? E poi che ce ne facciamo? Tutti punti su cui riflettere.

Una risposta potrebbe essere che il punto di partenza per la concretezza in teatro o nelle arti in generale è chiedersi che cosa sia necessario per chi guarda la nostra arte. Cosa potrebbe smuovere il nostro pubblico dalla sua normale routine? Ovviamente a questo bisognerebbe unire la necessità dell’artista circa la sua voglia di comunicare. La bellezza è che si può davvero partire da un punto qualsiasi, purché sia qualcosa che l’artista abbia urgenza di dire, sia che voglia trattare temi importanti e universali sia che voglia parlare della vicina che non si fa mai i fatti suoi.
Le teorie e i libri che trattano di teatro sono tantissimi, ma non c’è niente di più efficace per imparare a “farlo” che praticarlo il più possibile. Scoprirete che c’è molto più lavoro fisico e sudore di quanto avreste mai immaginato: a volte vi sembrerà di stare in palestra, a volte vi sembrerà di fare meditazione, altre volte vi sentirete come in circolo letterario. La cosa più bella, però, è quando non saprete assolutamente che cavolo state facendo e nemmeno ve ne importerà, perché il vostro corpo sarà un tutt’uno con la scena e il cervello e i pensieri saranno andati in pausa per un po’. Ecco, forse in quel momento lo state “facendo” davvero, il teatro.

Foto di Iolanda Pazzanese

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