Artigianato napoletano: il simbolismo di Michelangelo Bellucci

di Sveva Di Palma

La materia è il linguaggio dello spirito”

L’arte si manifesta in tanti modi quanti artisti s’approcciano ad essa; in ogni opera vi è un pezzo di animo umano. Quanto più poliedrico è l’artista, tanto più ampia sarà la sua anima e ricca, dunque, la sua arte.

L’artista di cui voglio parlare è proprio uno di quelli poliedrici, ampi e ricchi. Uno di quelli che compenetrano e mischiano i saperi. Un umanista.

Michelangelo Bellucci nasce a Napoli nel 1990. Diplomato al classico e una laureato in restauro dei metalli preziosi, impregna e intinge la sua cultura nell’arte e nelle lettere, antiche e moderne. Appassionato di psicologia, antropologia e simbolismo, nel 2016 decide di unire i suoi interessi con le sue abilità manuali e creare il progetto Hypostasis: una piccola impresa di cui egli è inventore, leader e dipendente. Una piccola impresa che, grazie alla dedizione e all’attenta cura del cliente, sta pian piano espandendo il suo pubblico e target.

Michelangelo realizza gioielli, orecchini, bracciali, anelli e collane ispirandosi alla natura, alla cultura classica, ai simboli, alle lingue antiche e lo fa nel laboratorio da egli stesso allestito, con materiali e strumenti da lui scelti di volta in volta, attraverso uno studio preciso dell’opera da realizzare e il dialogo costante con i suoi fruitori.

 

 

Michelangelo, parlaci un po’ di te, come è nato il tuo progetto?
“Tutto è nato in modo particolare, perché non avevo idea di cosa fare della mia vita, però una serie di situazioni mi hanno portato qui, unite ad abilità acquisite nel tempo, nate da passioni. Ad esempio, a me piace la psicologia junghiana, il simbolismo, i discorsi riguardanti l’inconscio collettivo, le civiltà antiche. Ma anche i videogiochi, giocando ad alcuni di essi ho imparato dei rudimenti di economia, di management. Prima dipingevo, mi dedicavo al modellismo, quindi ho sempre avuto una duttilità nel lavoro manuale. Poi all’università, dal 2008, ho cominciato ad imparare a lavorare i metalli. I miei professori universitari, essendo stati orafi, mi hanno introdotto al traforo, tecnica alla quale mi sono appassionato. Tutte queste cose si sono unite e mi hanno portato a creare Hypòstasis, la mia piccola attività.”

Cosa significa questa parola, Hypostasis?
“Si tratta di una parola greca, che adesso viene tradotta in vari modi. Quello che ci interessa è l’accezione linguistica, ovvero trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di concreto. Faccio un esempio, quando gli antichi vedevano un fulmine e affermavano che fosse Zeus attuavano un’ ipostasi. Zeus, che era un’idea astratta, si trasformava in un fulmine, la volontà del dio si materializzava. Ed è ciò che intendo fare io, i miei gioielli, oggetti tangibili che io creo con pietre, metallo e vari materiali, rappresentano dei simboli. Quindi, da un’idea astratta, che può essere di Ragione, di Abbondanza, si arriva a creare un gioiello che abbia delle caratteristiche rappresentative di quell’idea…”

A cosa fai riferimento, per creare i tuoi gioielli?
Dipende, a volte mi viene in mente un concetto e in seguito penso al gioiello, ma può accadere anche il contrario. Un esempio di ciò, sono gli orecchini a forma di ali (Arbutuu). Ho pensato prima alle ali e poi mi sono chiesto: Cosa possono rispecchiare queste ali? La libertà, il dinamismo, la leggerezza, sono anche un emblema dell’anima e quindi gli ho associato quel particolare simbolo e di conseguenza anche il nome. Quando cerco il nome dell’oggetto non ne scelgo uno che sia vittima dell’odierna inglesizzazione dei termini, mi piace invece andare a scovare il significato di parole antiche. Penso che gli antichi avessero dei termini molto più semplici e incisivi per spiegare cose che noi definiamo con frasi intere, come la sopraccitata parola assira Arbutuu, che significa spiccare il volo, in essa sono contenuti i concetti di liberazione dai propri limiti, di dinamismo, perfettamente esemplificati dalle ali…”

Abbiamo anche un recupero culturale, di lingue passate…
“Un recupero delle lingue antiche, come l’egizio, l’etrusco, il latino, tutto quello che riesco a recuperare con i mezzi a mia disposizione. Questo recupero entra in un meccanismo più ampio, la comprensione di un modo di pensare dimenticato, abbandonato assieme all’utilizzo di quella specifica lingua…”

Parlaci un po’ delle tecniche di lavorazione che utilizzi, dei materiali che scegli, di come lavori.
“Lavoro principalmente a traforo, che è diverso dalla gioielleria commerciale, perché oggi il gioiello si fa in fusione, ovvero partendo da una scultura di cera. Io non faccio sculture, piuttosto ritagli con un seghetto, che permettono dei vantaggi rispetto al lavoro a cera persa. I gioielli sono più leggeri, perché la cera deve avere uno spessore minimo per evitare bolle d’aria, mentre la tecnica che utilizzo mi permette di creare oggetti leggerissimi e sottilissimi. Inoltre, rispetto agli oggetti in cera, questi appaiono più puliti. Le sculture sono belle, ma creano giochi di luce che possono entrare in conflitto con il mio obiettivo, il traforo è molto più adatto a creare un lavoro simbolico. Così, il messaggio arriva prima senza confondere l’occhio. Come materiali, io uso metalli e pietre perché hanno anch’esse un significato. Le pietre hanno, come è risaputo, del potenziale simbolico. Non sono solo belle da vedere, l’uomo ha sempre associato alle pietre un’anima. Il metallo è la nobilitazione del terreno, ha una matrice alchemica questa idea. La massima elevazione sarebbe l’oro, ma per adesso utilizzo materiali più accessibili.”

Michelangelo, dove è possibile vedere il catalogo dei tuoi lavori, dove possiamo contattarti?
“Ho una pagina Facebook (Hypostasis handmadejewelry) molto attiva, dove è possibile vedere tutto quello che ho creato, ma dove è anche possibile parlare direttamente con me. I fruitori hanno a disposizione me. Mi metto a disposizione personalmente. Seguo tutti di persona. Sono anche su Instagram e ho un sito (www.hypostasis.it), dal quale mi si può mandare una mail chiedendomi cosa si desidera. Tutto ciò che faccio tramite Facebook, lo faccio anche tramite mail.”

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