Memento mori

di Maria Cristiana Grimaldi

Finalmente nel mondo Marvel/Netflix è definitivamente approdato quell’aspetto noir e sanguinoso che lascia interrogativi su quale sia la vera giustizia, se quella personale o quella giudiziaria, dove non c’è spazio per quell’eroismo patinato e acclamato, che per fortuna è quasi completamente scomparso.
L’accenno a questo tipo di realtà si è avuto nella seconda stagione della serie Marvel, distribuita da Netflix, Daredevil, dove il Diavolo di Hell’s Kitchen si ritrova a dover fare i conti con il giustiziere spietato Frank Castle, The Punisher per i nemici.

Due tipi di giustizia messi a confronto: da un lato un uomo che ha fiducia nel potere della legge o almeno si sforza di fare in modo che il sistema funzioni; dall’altro uno che, facendone parte, ha smesso di crederci da un bel po’ e che, in nome del proprio bisogno di vendetta personale, non esita minimamente ad ammazzare chiunque appartenga al mondo malavitoso.

La genesi di questo personaggio, che sembra da subito svelata, viene poi interamente sviluppata in questo nuovo prodotto che è The Punisher , la serie distribuita sulla piattaforma dal 17 novembre 2017 e ideata da Steve Lightfood.

Si sviluppa nell’arco di tredici puntate, durante le quali lo scopo di Frank, interpretato in modo perfetto da Jon Bernthal, sarà quello di capire chi sono gli effettivi mandanti della strage della sua famiglia. Avendo punito i capri espiatori nella seconda stagione di Daredevil, ora tocca fare luce sui veri motivi. Si apre così un thriller che mescola poliziesco e intrighi militari e politici.
La tematica molto importante dei veterani di guerra e del loro difficile ritorno in società, che spesso ha conseguenze devastanti, sarà un altro punto cruciale della critica al sistema americano, il quale, dopo essersi servito dei suoi cittadini in nome di discutibili ideali, abbandona i sopravvissuti a loro stessi, alle loro allucinazioni sanguinose, ai loro demoni crivellati di colpi.

Frank sarà affiancato da un altro “fantasma” con il quale svilupperà uno strano rapporto di amicizia, Micro, che tutti credono morto; si tratta di un genio informatico, ex analista della National Security Agency, che ha dovuto fingere la propria morte per mettere in salvo la propria famiglia.
Tra vecchi amici e nuovi, particolare rilevanza avrà Billy Russo, ex commilitone e amico di Castle. Nonostante la violenza di cui si avvale, Frank è un grande personaggio che non ha paura di morire o di soffrire. Lui è già morto, ha già perso tutto e non ha niente che lo leghi al mondo dei vivi; proprio in questo sta la sua invincibilità, nella sua corazza esterna che tiene all’interno troppi tormenti che lo alimentano.

Nessun uomo e nessun proiettile potranno realmente scalfirlo.

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