I disturbi della personalità

La linea di confine tra personalità “normale” e “patologica” è vaga, a tratti incerta. Il concetto di normalità rimanda etimologicamente alla nozione di norma, quindi a una prescrizione alla quale attenersi affinché il comportamento rispecchi parametri relazionali entro i quali trovare approvazione. Nel campo della psicopatologia la distinzione principale è tra i concetti di salute e di malattia, infatti un soggetto sano può perdere il proprio stato di completo benessere fisico e psichico diventando malato.

Nella vasta categoria dei disturbi della personalità possono rientrare la depressione – della cui definizione troppo spesso si abusa – caratterizzata da tristezza, insoddisfazione, pessimismo e patologica alterazione dell’affettività, oppure il suo polo opposto: la mania euforica.

Nel caso di depressione endogena i sintomi si presentano in modo inatteso e scatenano un’interruzione del continuum esistenziale del paziente, la tristezza intensa e pervasiva può provocare sofferenza anche a livello somatico, come una sorta di tristezza vitale che si impossessa del corpo.

Alla stagnazione dell’Io, segue la percezione del passato con confusi sensi di colpa, mentre il presente appare invece fosco e pieno di disperazione. In queste condizioni si verifica una radicale trasformazione della personalità, la condizione esistenziale è segnata dall’incapacità di ricevere momenti di gioia o di piacere, si avvertono una sorta di svuotamento e di inerzia psichica.

Le depressioni psicogene, sono invece identificabili per eventi spiacevoli o dolorosi che possono essere ricondotti all’inizio della sintomatologia.Un evento doloroso è avvertito come tale da parte del soggetto, come la perdita di una persona cara o un insuccesso, può provocare una depressione reattiva.

In caso di depressione nevrotica, a differenza di quella reattiva, si considera la fragilità dell’Io che ne è colpito poiché la debolezza è vista come l’origine dell’insorgere della sintomatologia. Sebbene gli eventi sfavorevoli siano evidenti, non agiscono come cause scatenanti in questo caso, ma si intrecciano piuttosto con conflitti inconsci.

Anche in questi due tipi di depressioni psicogene si verificano sentimenti di disperazione, isolamento e solitudine, ma permangono i progetti di vita e i rapporti interpersonali poiché il paziente manifesta per lo più una personalità ansiosa, lamentosa o irrequieta.
Al contrario, il polo opposto della variante depressiva, la condizione euforica determina uno stato di esaltazione e di mania. I sintomi di allegria, ottimismo, iperattività, frenesia e ipervalutazione di sé, sono spesso accompagnati da numerosi progetti che si susseguono o si accavallano.

Il soggetto manifesta dapprima allegria ed esuberanza gestuale, ma si irrita se viene contrastato; svanita l’inaspettata esplosione di rabbia però riprende immediatamente il proprio fare giocoso o il suo discorso logorroico e irrefrenabile.
Le argomentazioni non sono lineari, cambiano continuamente direzione e le idee si susseguono fino ad affollarsi, vengono meno tutte le capacità di giudizio e di critica. Nella più acuta manifestazione della patologia, il paziente è facilmente distraibile e manifesta pensieri deliranti.

Alessandra De Paola

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