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Letteratura giapponese contemporanea: 4 libri da avere in libreria

Negli ultimi anni in Italia la letteratura giapponese contemporanea ha conosciuto una crescente fortuna editoriale e sempre più lettrici e lettori sono attratti dalle voci provenienti dal Paese del Sol Levante.

Accanto a nomi bestseller a livello internazionale, come Banana Yoshimoto e Murakami Haruki, gli scaffali delle librerie si popolano di opere di scrittrici e scrittori capaci di indagare temi estremamente contemporanei, come la maternità, il corpo e la condizione femminile, restituendo un ritratto complesso del Giappone di oggi, o di raccontare pagine drammatiche della storia giapponese.

In questo quadro si inseriscono quattro romanzi che ben rappresentano il panorama letterario nipponico attuale: parliamo di Murata Sayaka, Kawakami Mieko, Natsuo Kirino e Sukegawa Durian.

La ragazza del convenience store – Murata Sayaka

«In questo piccolo mondo che si regge sulla normalità gli elementi estranei devono essere eliminati, uno dopo l’altro, in silenzio. Le presenze anomale vanno scartate. Ecco perché devo guarire. Altrimenti sarò allontanata dalla grande tribù delle persone “normali”.»

Murata Sayaka, autrice amatissima e molto chiacchierata sui social, recentemente ospitata anche al Salone Internazionale del Libro di Torino, non è forse per tutti.

Le sue opere sono ambientate spesso in universi distopici e indagano temi come maternità e sessualità facendo uso di elementi disturbanti e respingenti, che possono sconvolgere il lettore: caratteristiche che le hanno valso il soprannome di “Crazy Sayaka”. Per approcciarsi alla sua penna, partire da La ragazza del convenience store, pubblicato in Italia da Edizioni E/O e tradotto da Gianluca Coci, è forse la scelta più saggia.

Vincitore del prestigioso Premio Akutagawa nel 2016, questo arguto romanzo offre uno sguardo sul Giappone contemporaneo, criticando il sistema lavorativo giapponese e le convenzioni della società.

Ritagliarsi il proprio posto nel mondo può sembrare un’impresa titanica e in una società in cui conta omologarsi e adeguarsi alle aspettative altrui, lavorare part-time, soprattutto a una certa età, non è certo visto di buon occhio. 

Keiko Furukura è una donna di 36 anni che lavora part-time come commessa in un convenience store e fin da piccola ha avuto problemi a relazionarsi con l’esterno, apparendo “strana” e fuori le righe. I suoi familiari sono preoccupati e vorrebbero solo vederla sistemata, perché oltre ad avere un impiego poco consono, considerato un lavoretto da studenti, non ha neanche una relazione: sono intenzionati a farla “guarire”, perché ai loro occhi Keiko appare un ingranaggio guasto e non conforme.

Il romanzo descrive l’atmosfera magica dei konbini, diffusi in modo capillare in ogni angolo del Giappone. Un microcosmo dove, nonostante la sua dimensione precaria, Keiko sente di potersi sentire a suo agio, tra scaffali ordinati e luci asettiche:

«Nei konbini in Giappone risuonano sempre mille rumori. Dal trillo all’ingresso che annuncia l’arrivo dei clienti alla voce cantilenante di una star della TV che pubblicizza nuovi prodotti e si diffonde nel negozio attraverso gli altoparlanti. Dal saluto dei commessi che accolgono i clienti gridando a perdifiato ai bip dello scanner alla cassa. Il tonfo dei prodotti sul fondo del cestino della spesa. Il ticchettio dei tacchi sul pavimento. Una miriade di suoni che si fondono tra loro e si insinuano dentro di me senza sosta: è la musica del konbini.»

Fare figli, ottenere promozioni e sposarsi sono azioni considerate “normali” e chi non si adegua sembra essere messo al bando, trattato come un elemento di disturbo. 

Ma cosa è normale? Cosa, invece, non lo è?

La protagonista appare alienata, considerata “difettosa” perché non accetta i dogmi imposti dalla collettività… riuscirà Keiko ad adeguarsi a un copione già scritto, inserendosi alla perfezione tra i componenti degli ingranaggi della società, o si ribellerà a questi dogmi? 

Seni e uova – Kawakami Mieko

Seni e uova, pubblicato in Italia da Edizioni E/O e tradotto da Gianluca Coci, si compone di due parti: la prima parte è ambientata nel 2008 e l’altra invece a 10 anni di distanza.

Le protagoniste del romanzo sono tre: Natsuko, che ambisce a diventare scrittrice, sua sorella Makiko e sua nipote Midoriko.

La prima parte dell’opera vede Makiko andare a trovare sua sorella Natsuko a Tōkyō perché intende rifarsi il seno sottoponendosi a una mastoplastica additiva ed è alla ricerca di una clinica che abbia prezzi accessibili. Sua figlia Midoriko è invece in piena fase di cambiamento: il suo corpo si sta trasformando, e da bambina sta affrontando il delicato passaggio della pubertà. 

La seconda parte, ambientata anni dopo, nell’estate 2016-2019, si concentra invece su Natsuko. Diventata una scrittrice ormai affermata, inizia ad avvertire un desiderio di maternità e si ritrova a scontrarsi con i problemi legali e fisici legati all’essere una madre single che vuole ricorrere alla fecondazione assistita.

Seni e uova è un libro estremamente contemporaneo che si interroga sul rapporto con i propri corpi e, attraverso il punto di vista di tre donne diverse, mette in luce la complessità della condizione femminile nel Giappone odierno, un paese ipertecnologico ma al contempo retrogrado, maschilista e patriarcale, mostrando la difficoltà delle donne di vivere in una società che non offre grandi possibilità di scelta sul proprio corpo.

Kawakami Mieko scrive un romanzo profondo, che induce alla riflessione e che intende risvegliare l’opinione comune su argomenti come la maternità, le mestruazioni, l’asessualità e la Procreazione Medicalmente Assistita, ponendo quesiti scomodi: si può avvertire il desiderio di essere madre nonostante l’assenza di un compagno? Un figlio avuto tramite inseminazione artificiale può essere paragonato a un figlio adottivo? È giusto nei confronti dei nascituri ricorrere a questo metodo?

Le quattro casalinghe di Tokyo – Kirino Natsuo

«”Com’è facile cadere per un essere umano, non trovi?” mormorò, e Masako le rivolse uno sguardo pieno di compassione.
“Sì. Poi è come scendere precipitosamente per una china con una bicicletta senza freni.”
“Vuoi dire che niente e nessuno riesce più a fermarti?”
“Sì. A meno che non si vada a sbattere contro qualcosa”.»

Natsuo Kirino, definita la regina del noir giapponese, è un’autrice che proprio non può mancare nella libreria di ogni bibliofilo appassionato di narrativa nipponica. 

I suoi libri scandagliano la società giapponese, senza tralasciarne gli aspetti più abietti e oscuri: ne è un esempio il suo romanzo più famoso, Le quattro casalinghe di Tokyo, pubblicato in Italia da Neri Pozza e tradotto da Lydia Origlia.

Il titolo originale dell’opera è Out e l’intento di Kirino è proprio quello di sottolineare l’esclusione delle donne nella società, soprattutto di coloro le quali vivono ai margini. Yayoi, Masako, Yoshie e Kuniko lavorano part-time in una fabbrica di bento: un lavoro massacrante, poiché ricoprono il turno notturno, da mezzanotte alle cinque di mattina. Su di loro grava inoltre la responsabilità della famiglia e anche l’incombenza del lavoro di cura, come nel caso di Yoshie, che accudisce la suocera malata.

Sono diversissime, eppure ad unirle è la voglia di fuggire dalla propria quotidianità, vittime di un sistema maschilista che le svaluta costantemente in ambito lavorativo.

Le quattro casalinghe di Tokyo è un romanzo coinvolgente e controverso, che si ispira a un genere letterario di grande successo emerso intorno al 1870, i dokufumono, ovvero storie di donne assassine. 

Natsuo Kirino mette in luce tematiche importanti come violenza domestica, sessismo e mobbing attraverso una narrazione incalzante e scorrevole, in cui è facile provare compassione, nonostante i crimini commessi.

A quali scelte estreme possono portare la disperazione e la frustrazione, quando la priorità diventa ottenere la libertà e smettere di sopportare? Lo scopriremo insieme a queste quattro donne, che mostrano cosa è in grado di fare un essere umano pur di trovare sollievo alle proprie pene.

Le ricette della signora Tokue – Sukegawa Durian

«Si tratta di osservare bene l’aspetto degli azuki. Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi».

Sentarō è un uomo tormentato dalle ombre del suo passato e lavora controvoglia da Doraharu, un negozio di dorayaki, i dolci giapponesi ripieni di marmellata di fagioli rossi azuki, solo per ripagare un debito. 

Un giorno un’anziana vecchina, la signora Tokue, giungerà al negozio chiedendo di lavorare come aiutante. Grazie a lei, le vendite finalmente aumenteranno e Sentarō riceverà un insegnamento che cambierà la sua visione della vita: è importante “restare all’ascolto”, tendere l’orecchio a ciò che il mondo ha da dirci, per cogliere le bellezze del mondo. Tokue, nonostante le sue mani deformi a causa della malattia, è una vera maestra con l’an e rivela anche il segreto per una buona riuscita della marmellata, che va preparata in maniera meticolosa “ascoltando” i legumi, osservandoli attentamente in fase di cottura.

Il titolo può trarre in inganno ma questo non è semplicemente un romanzo che parla di cibo, ricette e cucina: Sukegawa si propone di meditare su chi vive ai margini, denunciando la società giapponese che spesso è priva di compassione verso le persone che vivono una situazione di stigma sociale.

Esiste infatti nella letteratura giapponese un filone che riguarda le opere scritte da chi ha vissuto sulla sua pelle la sensazione bruciante dell’esclusione sociale e della sofferenza fisica, chiamato Hansenbyō no bungaku, ovvero “letteratura del morbo di Hansen”.

Il barbaro trattamento riservato a coloro che contrassero il morbo di Hansen, comunemente conosciuto come lebbra, è stato duramente criticato. Dal 1931 venne approvata una legge molto restrittiva che prevedeva la reclusione dei malati, prelevati dalle proprie famiglie, in ospedali che rasentavano le condizioni di campi di concentramento da cui non sarebbero mai più potuti uscire: fu solo nel 1996 che i malati ottennero il permesso di circolare per il Paese. 

Le ricette della signora Tokue è una storia di amicizia toccante e delicata, in cui Durian Sukegawa ci porta alla scoperta di una parentesi tristissima e dolorosa della storia, fatta di discriminazione, pregiudizio e segregazione.

Dal libro, tradotto da Laura Testaverde e pubblicato in Italia da Einaudi, è stato tratto anche un adattamento cinematografico, Le ricette della signora Toku, scritto e diretto da Naomi Kawase e disponibile sia su Prime Video che su Rai Play.

Francesca Arfè

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Francesca Arfè

Bookstagrammer dal 2020 (@chicchedilibri), tra le poche certezze della sua vita ci sono i libri e i carboidrati. Laureata in Lingue e Culture Comparate, curiosa e creativa, dopo aver scoperto il mondo della scrittura ha deciso di non mollarlo più. Accumulatrice seriale di rossetti, overthinker di professione.
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