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Dopo oltre vent’anni, entra in vigore il Trattato ONU sull’alto mare per la governance degli oceani

Lo scorso 17 gennaio è entrato in vigore il trattato ONU sull’alto mare, dopo vent’anni di negoziati multilaterali.

Una data storica: il 17 gennaio scorso sotto l’egida delle Nazioni Unite e dopo decenni di negoziati e oltre due anni dall’adozione formale che risale a giugno 2023, finalmente è stato messo in atto il trattato ONU sull’alto mare. A settembre 2025 si è raggiunta la soglia fissata a 60 Stati dando il via al canonico periodo di attesa di 120 giorni previsto dalle norme del trattato.

Cosa prevede il trattato?

Il quadro normativo in questione introdotto nel trattato sull’alto mare si concentra su quattro macro aree: la conservazione della biodiversità marina, la valutazione dell’impatto ambientale, l’accesso e la condivisione dei benefici derivati dalle risorse genetiche marine e la cooperazione internazionale e le governance. 

Il trattato stabilisce criteri chiari per la protezione degli ecosistemi e delle specie minacciate: la novità prevista è l’istituzione di aree marine protette nelle zone al di là della giurisdizione nazionale. 

Sono introdotte valutazioni scientifiche dell’impatto ambientale prima dell’avvio di attività che possono avere effetti significativi sull’ambiente marino; i dati dovranno essere condivisi con la comunità internazionale e dovranno essere introdotte e adottate misure preventive per minimizzare i danni. Il trattato riconosce, inoltre, la cooperazione tra le nazioni per la gestione delle risorse dell’alto mare e il suo monitoraggio attraverso la cooperazione scientifica e il cosiddetto trasferimento di tecnologia.

Un impegno globale, ma quanto fattibile?

Il trattato, attualmente ratificato da ben 81 stati – l’Italia non è fra questi – “è un risultato storico per gli oceani e per il multilateralismo”, ha dichiarato António Guterres, segretario Generale delle Nazioni Unite. 

Nei 75 articoli del trattato, gli Stati si impegnano a proteggere l’alto mare, ovvero le acque che si trovano oltre le 200 miglia nautiche dalle coste, circa 370 km. L’obiettivo è quello di tutelare il 30% degli oceani entro il 2030 attraverso l’uso responsabile dell’ambiente marino, la sua pulizia e la sua salvaguardia, l’uso sostenibile degli habitat e delle specie in alto mare, un calo delle temperature e il raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030.

Utopia? Forse, ma l’entrata in vigore del trattato ONU sull’alto mare segna un punto di svolta concreto. Per la prima volta nella storia la comunità internazionale ha uno strumento giuridico vincolante. La sfida inizia ora: riusciremo a trasformare questo accordo in azioni concrete? Il successo di questo trattato farà in modo che le generazioni future abbiano oceani più sani, e capaci di continuare a svolgere il loro ruolo essenziale per l’equilibrio del pianeta.

Con l’auspicio di un mondo migliore, vi ricordiamo che “Sembra sempre impossibile, finché non lo fai” come spesso ripeteva Nelson Mandela.

Antonietta Della Femina

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Antonietta Della Femina

Classe ’95; laureata in scienze giuridiche, è giornalista pubblicista. Ha imparato prima a leggere e scrivere e poi a parlare. Alcuni i riconoscimenti e le pubblicazioni, anche internazionali. Ripete a sé e al mondo: “meglio un uccello libero, che un re prigioniero”. L’arte è la sua fuga dal mondo.
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