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Je suis Femen    

You are all fake” e il saluto ad Oksana Shachko.

Oksana Shachko era la più temeraria e la più vulnerabile. “Era una delle donne più straordinarie del nostro tempo. Una delle più grandi combattenti che hanno lottato duramente contro le ingiustizie della nostra società, che ha combattuto per se stessa e per tutte le donne del mondo. Oggi (24 luglio) ci ha lasciato, ma lei è qui e dappertutto. È in ognuna di noi, è in ogni Femen che ha confortato. È nei suoi dipinti attraverso i quali manifesta il suo talento artistico. Lei è nella storia del femminismo”.

È con queste parole che Inna Shevchenko, cofondatrice insieme alla stessa Oksana, Oleksandra Shevchenko e Anna Hutsol dell’associazione ucraina Femen, ha salutato l’amica e collega Shachko, trovata morta, a soli trentuno anni, nel suo appartamento della capitale francese lo scorso 24 luglio.

Oksana, che da ragazzina voleva entrare in convento e farsi monaca perché affascinata dalle icone che era solita dipingere, a soli vent’anni decise di diventare un’attivista, fondando così nel 2009 l’associazione Femen che si pone come obbiettivo quello di “incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne dell’Ucraina” e di “modificare l’immagine dell’Ucraina all’estero da meta di turismo sessuale a paese democratico.

«L’Ucraina non è un bordello», aveva asserito più volte la ragazza per dimostrare che, se pure erano solite manifestare le proprie denunce a corpo nudo, mostrando il seno, era per far comprendere che il corpo delle donne non è una merce al servizio del piacere maschile. E fu proprio lei la prima, nel 2009, a denudarsi a Kiev dando il via al cliché tipico delle Femen, ma al tempo stesso non perdendo neppure un’occasione per gridare al riscatto delle donne ucraine. Queste donne sono infatti riuscite a far “vedere” la loro voce in tutte le occasioni più importanti presentandosi davanti ai maggiori leader internazionali: da Putin a Trump a Berlusconi, sia nel 2013 che nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

È un movimento che ha riscosso successo tra i media di tutto il mondo; eppure, in tanti anni di “provocazioni” e manifestazioni, non sono mancati i dubbi, le ambiguità o i giudizi negativi su tale associazione. La stampa ucraina ha infatti ipotizzato ripetutamente che si trattasse piuttosto di modelle pagate profumatamente da una qualche organizzazione più grande interessata a destabilizzare l’Ucraina.

Chiaramente il tutto è stato più volte smentito con coraggio e rabbia anche dalla stessa Oksana, che fu costretta nel 2013 a rifugiarsi a Parigi a causa dei servizi segreti ucraini.

Lì si era dedicata all’arte e alla scultura, non mancando però di continuare la sua battaglia per l’emancipazione delle donne e per dire basta alla mercificazione del corpo femminile.

Ma qualcosa è andato storto.

“You are all fake” cita il bigliettino ritrovato accanto al corpo senza vita della fanciulla. Cosa voleva dire? È stato davvero un suicidio? Secondo alcune testimonianze, la ragazza aveva già tentato il suicidio negli ultimi due anni… ma cosa l’ha spinta, davvero, a togliersi la vita lasciando come ultime parole un messaggio così forte? Forse la disillusione di una lotta vana?

«Rimarrò sempre una Femen ma questo movimento è morto perché la società lo ha ucciso.»

‘THE WOMEN OF FEMEN’
Femen activist Oksana Shachko sits at table in her room in Kiev, February 21, 2012. Oksana, 25, one of the few founding members of Femen, studied iconography in the city of Khmelnitsky and rents a room in an apartment in Kiev. Ukrainian activist group Femen is famous for holding topless protests in Ukraine and abroad demonstrating for women’s rights. Picture taken February 21, 2012. REUTERS/Gleb Garanich (UKRAINE – Tags: SOCIETY CIVIL UNREST POLITICS)

di Adele De Prisco

La Redazione

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