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L’amicizia è un atto di resistenza

Il mondo in cui viviamo ci vuole solə. La società moderna è sempre più marcata da un certo individualismo – appoggiato non a caso anche e soprattutto dai sistemi politici globali – che ci priva della gioia del senso di comunità, rendendoci più fragilə più egoistə, e senza la possibilità di unirci per creare una rete di resistenza contro le oppressioni.

Il concetto di individualismo è stato quasi completamente manipolato dalla contemporaneità. La filosofia sociopolitica dell’individualismo risale all’ XIV secolo e se ne servivano perlopiù i filosofi del tempo per discutere dei propri Paesi; durante la Rivoluzione francese, ad esempio, il termine individualisme descriveva la presa di coscienza del popolo, le cui azioni rivoluzionarie stavano portando ad una dissoluzione sociale, e alla priorità delle esigenze individuali piuttosto che di quelle collettive. Anche gli Stati Uniti si sono serviti del termine in più di un’occasione con l’influenza del darwinismo sociale, mentre per la Germania l’einzigkeit faceva riferimento all’espressione del genio individuale e all’autorealizzazione, e l’Inghilterra invece lo concepiva come una non conformità religiosa e un certo liberalismo economico – pensiamo alla teoria del laissez-faire – .  

Insomma, superando i significati politici del passato, il termine individualismo ci riporta ad una serie di domande e riflessioni sul legame tra l’individuo e la collettività. Tra la teoria dell’individualismo metodologico di Popper e la teoria dell’individualismo ontologico – entrambe affermano che il comportamento delle masse non possa essere analizzato senza prima studiare il comportamento dei singoli individui e che il primo sia una diretta conseguenza del secondo – , la dottrina politico-filosofica che permea la nostra società si ispira al concetto di individualismo presentato da Tocqueville: i piaceri privati e il controllo del proprio ambiente, con la trascuratezza e l’abbandono del coinvolgimento pubblico e comunitario.

In chiave più contemporanea, l’individualismo sano è certamente una pratica necessaria al nostro benessere psicofisico. È fondamentale trascorrere del tempo con se stessə, avere uno spazio proprio in cui scoprirsi. Ogni tanto è bene capire quando è il caso di usare l’egoismo come strumento di protezione e amor proprio, e non è una colpa mettersi al primo posto: quando siamo completamente scarichə riusciamo ancora ad aiutare, ma poi la nostra salute ne pagherà le conseguenze. Quindi, quando possibile, pensare prima a sé è un atto di cura (anche verso lə altrə).

I sistemi sociopolitici che governano attualmente i Paesi del nostro mondo ci stanno spingendo sempre di più verso un individualismo non sano, utile solamente a creare tra le persone una dolorosa distanza che possa portare beneficio ai sistemi di potere politico.

Nell’unità cresce una forza inarrestabile. Storicamente molti popoli hanno ottenuto la libertà e i diritti di cui erano stati ingiustamente privati attraverso proteste, scioperi, lotte e atti violenti contro il potere oppressivo. C’è energia nei numeri, nel senso di fratellanza-sorellanza e solidarietà che lega chi è costretto ad essere succube delle stesse violenze, di sistemi oppressivi e dominazioni, di leggi che feriscono e uccidono invece di proteggere. 

È per questo che, in un momento storico che vede la grande maggioranza delle figure politiche mondiali portare avanti delle ideologie neofasciste e fortemente capitaliste senza conseguenze, l’amicizia diventa una scelta radicale. Formare consapevolmente dei legami e scegliere ogni giorno di coltivarli, anche quando talvolta divengono inconvenienti o scomodi, è una pratica di resistenza di fronte ai sistemi di potere che invece vogliono dividerci per non dover fare i conti con le nostre rivendicazioni. Vederci nell’altrə e permettere all’altrə di vedersi in noi ci permette di conservare la nostra umanità, pure nei momenti in cui ci sembra che l’intero universo l’abbia ormai persa. 

La philia di cui parlava Aristotele muove tutte le nostre anime in un continuo movimento trasformativo. Forse è la vera, più profonda radice dell’esistenza: provo amore per te solo perché esisti. Non perché mi servi a qualcosa, non perché è un legame di sangue ad impormelo, non perché sto seguendo delle istruzioni o un contratto, non perché mi dai qualcosa in cambio. Io provo amore perché ti riconosco. Ti riconosco nella tua interezza, nella tua complessità; ti riconosco come specchio, e te ne metto un altro davanti affinché anche tu possa averne uno. Ti riconosco non perché è un obbligo, né per me una possessione: ti riconosco perché sei, e tu mi riconosci perché io sono, e il nostro è un patto condiviso di libertà al centro del caos.

L’amicizia è un atto purissimo di resistenza in una società che vuole annientarci con la solitudine e l’utilità: dove quanto produci detta chi sei e quanto vali, scegliere dei legami disinteressati le cui radici sono ben piantate nella cura e nell’empatia, vuol dire fare ogni giorno la rivoluzione.

Marcella Cacciapuoti

Leggi anche: Sartre VS Camus: un’amicizia esistenzialista – La Testata Magazine 

Marcella Cacciapuoti

Classe 2001. Laureata in lettere moderne e studentessa di filologia moderna. Scrivo, leggo, e sogno un dottorato in linguistica. Mi chiamo Marcella e sono in continua evoluzione. Innamorata delle parole e affamata di pace. Racconto le storie degli altri per trovare la mia.
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