L’insegnante non deve essere perfetto ma “solo” felice

Se un’insegnante è felice lo saranno anche i suoi alunni. A dirlo sono diverse ricerche in ambito pedagogico che, accendono i riflettori su questo aspetto.
Se l’insegnante è felice, gli alunni ne risentianno, in senso positivo.
La felicità è coinvolgente ed insegnare in modo allegro e dinamico, permette di raggiungere degli ottimi obiettivi.
Ridere insieme ai propri studenti è bello ma soprattutto è funzionale. I ragazzi non vogliono sentir parlare solo di matematica, italiano, storia: hanno bisogno di una sana risata che allevi la pesantezza del sistema scolastico. Si possono organizzare lezioni diverse, che sappiano divertire ed insegnare, lasciando il segno. In questo modo inoltre, si crea un ambiente sano e divertente e un clima disteso. Gli alunni non si sentiranno giudicati da un docente austero e serioso, ma al contrario, sentiranno di essere accolti e capiti, con il sorriso sulle labbra.
Per motivare gli studenti all’apprendimento della lingua bisogna essere creativi e cercare sempre nuove strategie e tecniche innovative.
Le lezioni programmate passo dopo passo, non sono funzionali, anche il miglior docente rischia di inciampare annoiando i propri alunni. Socrate diceva che non si deve fare della cultura una professione ma uno strumento per conoscere se stessi, e per farlo bisogna essere giusti, il che comporta un alto grado di obiettività in classe spesso è estranea a molti docenti.
Bisogna ricordare che la perfezione non esiste e che quindi è impossibile raggiungerla. Certo, la si può desiderare e ci si può avvicinare, dando il meglio di sé, ma sicuramente un docente che prova ad essere perfetto sarà meno efficace rispetto ad un’insegnante felice.
Alla fine, insegnare non significa essere perfetti.
Significa essere presenti.
Essere umani.
Il sorriso è come un accessorio da indossare e metterlo su ogni giorno è una grande trovata, soprattutto a lavoro.
Il celebre fisico Richard Feynman disse una volta:
« Gli studenti non hanno bisogno di un insegnante perfetto – hanno bisogno di un insegnante felice. »
E aveva ragione.
Gli studenti non ricordano la perfezione di un insegnante. Ricordano come li ha fatti sentire.
Dunque, se vogliamo che i nostri studenti imparino, non dobbiamo pretendere che siano perfetti studenti ma sentirsi felici di frequentare le nostre classi.
Lavorare con bambini e ragazzi è un privilegio. Le difficoltà educative sono una sfida quotidiana entusiasmante. Aiutarli a trovare la loro strada e il loro posto nel mondo è gratificante. La scuola ha tutto per essere un luogo di felicità.
Gerardina Di Massa
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