Graziella di Procida: la leggenda di un amore mai dimenticato

Sulla battigia bagnata dalle acque limpide del mare di Procida, ancora risuona la voce di Graziella, una donna simbolo di un amore nostalgico e di promesse non mantenute.
Tra le spiagge di Procida e le sue casette di pescatori, ancora oggi si sente cantare Graziella, una giovane donna, il suo canto d’amore. La leggenda nata dalle pagine dei Graziella, opera autobiografica dello scrittore francese Alphonse de Lamartine, narra l’incontro dello scrittore poco più che maggiorenne agli inizi dell’ottocento con una giovane Procidana, figlia di pescatori. Tante sono le versioni attorno alla figura di questa donna, dai tratti delicati e dall’anima pura.
Tra storia e leggenda
Il poeta francese, poi anche Ministro degli Affari esteri della Seconda Repubblica Francese, a partire dal 1808, anno in cui terminò gli studi, decise di girare per l’Europa: nel 1811 a 21 anni sbarcò in Italia, dapprima a Livorno, poi a Pisa e infine a Napoli. Nella città partenopea conobbe una ragazza del luogo, Antonella Jacomino, passata alla storia grazie al romanzo Graziella. I due fin dai primi approcci sentirono l’uno nei confronti dell’altro, una forte simpatia.
L’inconsapevolezza dei loro sentimenti venne distrutta quando un cugino di Graziella si presentò dai genitori facendole una proposta di matrimonio. Tale fu la scossa di questo evento che i due giovani, Graziella e Alphonse, misero finalmente in discussione la loro relazione amicale: si scoprono amanti e amati.
Lei in preda alla disperazione scappò via sull’Isola di Procida ed è qui che i due trascorsero la notte, aprendo i loro cuori e confessando i sentimenti l’uno nei confronti dell’altro. A turbare nuovamente la loro esistenza si presenta il ritorno del giovane Alphonse in Francia. Nonostante la promessa di ritornare, l’amato non fece mai più ritorno dalla giovane, che morì di crepacuore.
“Un giorno dell’anno 1830, entrando di sera in una chiesa di Parigi, vidi la bara d’una giovinetta, coperta da una coltre bianca. Questa bara mi ricordò Graziella. Mi nascosi all’ombra di un pilastro e pensai a Procida, piangendo a lungo. Le mie lagrime si asciugarono, ma le nubi che avevano attraversato il mio pensiero durante la tristezza del funerale non dileguarono.
Rientrai silenzioso nella mia camera, svolsi i ricordi che sono tracciati in questo libro e scrissi tutto d’un fiato, piangendo, i versi intitolati: Primo rimpianto. È la nota, resa fievole da vent’anni di distanza, d’un sentimento che fece zampillare la prima sorgente del mio cuore. Ma vi si sente ancora la lacerazione d’una fibra intima che non guarirà mai.
Ecco queste strofe, balsamo d’una ferita, sboccio di un cuore, profumo di un fiore sepolcrale: Non vi manca che il nome di Graziella. Ve lo incastonerei in una strofa, se vi fosse quaggiù un cristallo abbastanza puro per rinchiudere questa lagrima, questo ricordo, questo nome!”
Dal libro Graziella di Alphonse de Lamartine
Graziella oggi
Gli studiosi discutono ancora oggi sul confine tra invenzione letteraria e autobiografia; sull’Isola di Procida il dubbio lascia spazio al mito. Per i procidani, Graziella è una figura quasi reale, seppur ai limiti dell’immaginazione: è una donna semplice, profondamente legata al mare e alla propria forza femminile.
Durante la Sagra del Mare a Procida, le ragazze interpretano “Graziella” indossando costumi ispirati alla descrizione che ne fece Alphonse de Lamartine nel suo romanzo: “giovani ragazze tra i 15 e i 25 anni sfilano con il costume tradizionale, composto da abiti del Settecento, ricami in oro e stoffe pregiate. Il concorso premia non solo la bellezza, ma la capacità di incarnare la forza e la storia della donna procidana”.
L’adattamento cinematografico con Tina Pica

Molte sono state le trasposizioni cinematografiche e teatrali di questo dramma partenopeo: in maniera indiscussa la più nota è il film Graziella di Giorgio Bianchi del 1954. Celebre è la presenza dell’attrice Nina Pica, passata alla storia come attrice neorealista. Sebbene il suo non fosse un ruolo principale, il suo volto espressivo e la recitazione spontanea, in costante equilibrio tra comicità e umanità, hanno aiutato questo film ad arrivare al cuore di tutti.
Antonietta Della Femina
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