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OnlyFans e sex work: parliamo con Elena Barile di ciò per cui l’Italia non è ancora pronta

OnlyFans nasce nel 2016 come sito web per creators consentendo ai loro followers di iscriversi tramite una tariffa mensile per vedere foto o video.

Tale piattaforma ha avuto una risonanza notevole in molti stati del mondo, tranne che in Italia.

In Italia viene utilizzata da molti creators, ma se ne parla poco e potremmo azzardare “male”.

Proprio per questo ho deciso di intervistare Elena, in arte Ardens, modella e creator per OnlyFans.

Elena Barile, in arte Ardens, modella per suicide girls classe 2000, romana e con tanta voglia di raccontarsi e raccontare.

Saremmo rimaste a parlare per ore… ma non è giusto che io tenga i racconti di Ardens solo per me, dunque vi lascio la nostra interessantissima chiacchierata riguardo OnlyFans, sex work, e pregiudizi vari. Buona lettura.

OnlyFans

Ciao Elena! Allora sai vorrei parlare con te di OnlyFans, che è una piattaforma in Italia poco conosciuta, o almeno non quanto negli Stati Uniti, ad esempio (correggimi se sbaglio). Tu come sei venuta a conoscenza di questo sito web?

«Ciao, piacere di conoscerti! Sì, OnlyFans è meno conosciuto rispetto al resto del mondo in realtà, in Italia come tutte le cose arriva più tardi, quindi è vero ciò che dici.

Io ho conosciuto questa piattaforma perché faccio la modella di nudo già da un paio di anni, però non è una professione che in qualche modo ti fa campare, ormai è difficile guadagnare con le professioni artistiche.

Così, un annetto fa, stavo cercando di trovare un modo per guadagnare con le foto che faccio e, seguendo molte modelle su Instagram, ho visto che molte di loro usavano questa piattaforma: o OnlyFans o Patreon, mi sono informata sulle varie differenze e alla fine ho scelto OnlyFans».

Potresti spiegare ai nostri lettori cos’è e come si utilizza OnlyFans?

«OnlyFans è una piattaforma online dove dei creator, persone che creano contenuti, possono caricare i propri lavori che possono essere di diverso tipo (nel mio caso, foto) e poterci guadagnare con degli abbonamenti, dunque è una piattaforma di contenuti a pagamento.

La cosa particolare è che tu persona che vuoi iscriverti ti abboni al singolo creator, non puoi avere accesso a tutto, finanzi solo una persona o le singole persone che decidi di seguire.

Il prezzo dell’abbonamento lo decide il creator in base ai contenuti che offre.

In base alla frequenza con cui li carica, la qualità, la quantità il creator cerca di decidere il prezzo più opportuno.

OnlyFans si tiene il 20% dell’abbonamento, il resto è del creator».

Arriviamo adesso ai tipi di contenuti che vengono postati dai creator, che diciamo sono ciò per cui il popolo del web un po’ si infervora o addirittura indigna (non tutti, ovviamente). Quali sono questi contenuti?

«Qualsiasi persona che crea qualcosa può crearsi un profilo. Troviamo di tutto, fotografi, illustratori, cantanti anche, band emergenti.

Puoi trovare qualsiasi tipo di artista.

Parlando del mio settore, posso dirti che le modelle lo utilizzano principalmente per fare sex work, quindi creazioni di contenuti per adulti che possono essere più “soft” o più “spinti”. Troviamo dunque dalla foto professionale senza censura fino a selfie e contenuto amatoriale, puoi trovare anche del porno amatoriale sia singolo che di coppia.

Per quanto riguarda me, io pubblico principalmente quello che trovi su Instagram ma senza censura, quindi foto e set professionali, ma anche del materiale amatoriale che mi scatto da sola. Non faccio porno perché non è nelle mie corde, ma si può trovare anche quello».

OnlyFans

È possibile anche che gli abbonati possano richiedere delle foto o video in particolare oppure non c’è contatto tra creator e pubblico?

«La possibilità c’è, essendoci una chat privata, spesso i clienti si abbonano proprio per questo perché su Instagram hanno molti più followers. I video o le foto personalizzati sono per molte modelle la maggiore fonte di guadagno. Ovviamente la modella nella bio può inserire cosa preferiscono fare e cosa no.

La cosa bella e particolare di questi contenuti personalizzati è che si ha un contatto con il cliente. È tutto molto libero. Scegli con il cliente il tipo di contenuto e spesso anche il prezzo».

Hai mai ricevuto delle critiche o commenti negativi perché oltre che modella sei anche una sex worker?

«In modo diretto no, anche se mi è capitata una situazione spiacevole a marzo, che non aveva a che fare con il mio lavoro, riguardava la mia vita privata.

Insomma, sono stata vittima di revenge porn da parte di questo ragazzo che ha caricato un mio video privato. Quando sono venuta a scoprirlo gli ho chiesto le motivazioni che lo avevano spinto a fare un gesto così indecente e lui mi ha detto: “tanto sei abituata a vedere il tuo materiale di nudo in giro”.

Ecco, questo mi ha ferita abbastanza.

Questo episodio me lo ricorderò per sempre.

Critiche dirette, ti ripeto, no. Il più delle volte le persone non hanno il coraggio.

Però posso dirti che sento il pregiudizio in generale. Ad esempio, quando una persona che conosco da poco mi chiede che lavoro faccio è sempre un po’ un problema, vado sul sicuro e dico “faccio la modella” e già lì dipende che persona hai di fronte. Molti ti prendono per una deficiente che non ha finito gli studi o come una bora di periferia, cose così.

Non dico alla gente che sono una sex worker perché sento il pregiudizio dietro l’angolo. Evito di parlare di questo lato della mia vita».

OnlyFans

Posso dirti che mi dispiace molto per la situazione spiacevole che hai subito, si sente dal tuo tono quanto ne hai sofferto.

Con quest’intervista vorrei cercare proprio di trasmettere un messaggio positivo e uno spunto di riflessione per chi vede nel sesso, nelle immagini di nudo una possibilità di vendetta o di rivalsa ai danni di qualcuno (che poi come sappiamo il revenge porn è reato in Italia dal 2019, anche se molti spesso lo dimenticano).

«Ti ringrazio molto, davvero».

Parlando proprio delle immagini e video di nudo, alcuni hanno associato la piattaforma di OnlyFans ad una sorta di pratica affine alla prostituzione.

Cosa ne pensi a riguardo?

«Noi possiamo definire il termine “sex work” come un termine ombrello perché racchiude una serie di professioni che possono essere sia la creazione di contenuti per adulti che la prostituzione. Però non ha senso associarle, sono due professioni diverse che fanno parte dello stesso settore. Con questo non intendo metterle su piani diversi, sono semplicemente lavori diversi con uguale dignità. Se c’è consenso, io non vedo alcun problema.

Il problema dell’Italia è che il sex work non viene visto come una reale professione e ciò comporta una mancanza di protezione dei lavoratori del settore perché i problemi della prostituzione li sappiamo tutti, i problemi del mio lavoro è che ad esempio posso trovare i miei video di OnlyFans su siti porno.

Sì, vado a denunciare ma con la sicurezza che non cambierà nulla.

Dovrebbe esserci molta più sicurezza».

Ho un’altra domanda che mi incuriosisce molto: tu sei giovanissima, hai vent’anni, mi hai detto che sei una modella, ma facciamo finta che tu un giorno decida di voler lavorare solo come sex worker.

È possibile avere un’autonomia economica e riuscire a vivere solo di questa professione?

«È un’ottima domanda. Sarò brutale, no. Io non mi ci impegno particolarmente, ma conosco ragazze che lavorano 6-7 ore al giorno e loro riescono ad arrivare a mille euro al mese. È paragonabile ad un buon part time, se sei una ragazza e non hai una famiglia può andare per qualche anno.

Il problema è che è un lavoro molto variabile, non hai l’incasso ogni mese. Ad esempio, in quarantena si erano tutti iscritti ad OnlyFans, ora invece la gente non lavora quindi non spende i soldi per questi servizi “in più”.

È poi un lavoro che si basa interamente sull’immagine. Anche se sei brava puoi lavorarci fino ai trentacinque anni, poi il cliente cercherà sempre le ventenni.

Di solito le sex workers oltre ad avere solo OnlyFans fanno anche porno o in America le spogliarelliste, perché in Italia fare la spogliarellista è un suicidio sociale».

Elena a malincuore devo chiudere quest’intervista.

Ti ringrazio tantissimo e ti faccio un grosso in bocca al lupo per la tua carriera. Speriamo che, un giorno, in Italia anche questi lavori vengano visti come normali professioni a cui è lecito e fondamentale dare delle tutele e protezione.

 Trovi tutti i social di Ardens qui.

Catia Bufano

Vedi anche: Tommaso Zijno: formazione da storico dell’arte, vision da marketer 

Foto credits: https://www.suicidegirls.com/members/ardens/

La Redazione

Ciao! Sono la Redazione de La Testata – Testa l’informazione. Quando non sono impegnata a correggere e pubblicare articoli mi piace giocare a freccette con gli amici.
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