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Tlachtli, alla scoperta del calcio dei Maya

L’antenato del calcio: il ruolo dello sport e del Tlachtli nella cultura Maya

È impossibile immaginare una società senza la potenza aggregante dello sport. Pensate al calcio, alla passione che è in grado di scatenare e a quello che rappresenta per milioni di persone. La nascita dello “sport più amato al mondo”, o per meglio dire della sua versione moderna, però, risale solo alla metà dell’’800, in Inghilterra. Viene spontaneo, dunque, chiedersi come ci si dilettasse prima.  

Non sorprende certo sapere che lo sport è sempre esistito (basta pensare alle Olimpiadi, risalenti all’antica Grecia). Quello che molti non sanno, però, è che se per il calcio moderno si è dovuto attendere tempi più moderni, versioni ben più rudimentali, diverse in molti aspetti ma comunque a tutti gli effetti antenate del nostro “football” hanno origine ben più antiche. Tra gli esempi più affascinanti c’è il Tlachtli praticato dai Maya

Che la società Maya forse particolarmente avanzata (come testimoniano gli edifici, o le loro conoscenze nel campo della matematica e dell’astronomia), che abbia portato innovazioni straordinarie e che avesse aspetti incredibilmente vicini alle società attuali è cosa nota. Questo vale anche per lo sport. Il Tlachtli ha una sua filosofia, un campo da gioco e regole ben definite e tutte sue proprio come le discipline moderne. Tanto che ancora oggi in alcune comunità del Messico, una delle aree di maggiore sviluppo e diffusione della civiltà Maya, viene ancora praticato. 

Mettendo da parte le moderne varianti, il Tlachtli antico – quello raccontato da Hernán Cortés nel 1500, diffuso anche nell’impero azteco – veniva giocato in un campo rettangolare, racchiuso all’interno di pareti con una pendenza per far si che la palla potesse rimbalzarvi sopra. Il numero di giocatori non era definito in partenza, ma poteva variare a seconda della zona e del periodo. Il gioco prevedeva che le due squadre rivali tenessero la palla (fatta in gomma naturale, e spesso superiore ai 2 Kg di peso) in aria non facendola cadere a terra senza però toccarla con mani o piedi, ma solo con testa, cosce e spalle. Nel campo era presente un cerchio in pietra: chi riusciva a far passare la palla dentro al cerchio vinceva la partita. Era, insomma, un misto tra il calcio e la pallavolo.  Ancora oggi, il Tlachtli è citato come il primo gioco di squadra della storia.

Un aspetto interessante da sottolineare, è che proprio come avviene oggi il Tlachtli era un aggregante sociale, le comunità si riunivano per vedere le partite, e commentavano l’incontro e spesso addirittura scommettevano sul suo esito. Proprio, insomma, come avviene con le discipline moderne. 

Secondo molti, però, non si trattava solo di intrattenimento. Il Tlachtli, in base alle teorie di alcuni studiosi, era un vero e proprio strumento contro il conflitto: sarebbe stato infatti utilizzato per risolvere diatribe e discussioni al posto della guerra, sia all’interno della società che per quanto riguarda i nemici esterni.

Non è detto, però, che così facendo si evitasse la morte: secondo alcune teorie e ritrovamenti infatti il gioco era legato ai sacrifici umani. Per alcuni la squadra perdente veniva offerta alle divinità, per altri erano invece i vincitori a sacrificarsi, poiché veniva ritenuto un onore. Queste ultime due ipotesi sulla valenza sociale del Tlachtli, però, sono ancora dibattute dagli esperti e non trovano ancora una conferma definitiva. 

Quel che appare certo è l’enorme importanza che il Tlachtli rivestiva per la società Maya e, più in generale, per le civiltà precolombiane e l’impatto che ha avuto per la storia dello sport e per la nascita delle sue evoluzioni moderne. 

Beatrice Canzedda

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La Redazione

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