Il consenso al centro del dibattito: il DDL sulla violenza sessuale è un flop necessario?

Il DDL sulla violenza sessuale che punta a riformare l’articolo 609 bis del Codice Penale, introducendo il principio del consenso libero e attuale, sta alimentando manifestazioni e confronti politici e sociali.
Il tema del consenso torna al centro dell’agenda politica e sociale italiana: il DDL sulla violenza sessuale in discussione al Senato, già approvato alla Camera, introduce il principio nel consenso libero e attuale; una riforma che potrebbe cambiare il modo in cui viene non solo perseguito, ma in primis definito il reato di violenza sessuale.
Ma il disegno di legge è davvero così chiaro come il governo ci vuole far pensare? Se da una parte c’è chi presenta il decreto come una riforma necessaria e chiara, dall’altra c’è chi evidenzia una serie di punti che mettono in discussione l’interpretazione concreta della riforma.
Michela Di Biase del Partito Democratico, relatrice dell’emendamento, ha dichiarato a riguardo della nuova normativa quanto essa sia “un passo avanti per il nostro codice penale e per la civiltà giuridica del Paese”. Una riforma quindi che permetterebbe all’Italia di seguire pattern normativi già adottati in altri paesi europei.
Il consenso nel Codice penale Francese
Il 23 ottobre scorso l’assemblea nazionale francese ha approvato una riforma che introduce nel Codice penale il principio del consenso libero. La legge ha così riformulato la definizione di reato di violenza sessuale rendendo “maggiormente chiaro e oggettivo il quadro normativo, rimuovendo le zone di ambiguità sulla volontà reale delle persone coinvolte in episodi di indole sessuale”. (Fonte: Altalex)

Una svolta, risultato di anni di pressione, che colloca la Francia “nel solco di altri paesi europei, come Spagna e Svezia, che hanno già adottato il modello del ‘solo sì e sì’, basato su un consenso attivo ed esplicito”. (Fonte: Il manifesto)
Ma l’Italia è davvero pronta per il DDL sulla violenza sessuale?
Mentre il dibattito in parlamento prosegue, in diverse città italiane, da Roma a Milano, passando per Napoli e Bologna, il tema è esploso: organizzazioni per i diritti civili, collettivi studenteschi e associazioni femministe sono scesi in piazza per chiedere venga data una definizione più chiara e netta di consenso, affinché vi sia una maggiore tutela per le vittime e un allineamento agli standard europei più avanzati.
Il consenso non è un tema solo giuridico; il ddl sulla violenza sessuale, o sul consenso che dir si voglia, è una riforma che non può essere ridotta, a un’arbitraria interpretazione delle relazioni e dei confini tra libertà e violenza. Il rischio di ambiguità interpretative e l’effettiva applicabilità della norma evidenzia quanto ancora il tema del consenso abbia dei limiti reali e quanto ancora il nostro paese debba lavorare sulla cultura, l’educazione e i diritti fondamentali delle persone.
Antonietta Della Femina
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