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La lingua dei segni italiana…e tante altre!

Non è raro incontrare persone che credono ancora che la lingua dei segni sia una e universale e che possa quindi essere parlata e compresa da tuttx in ogni luogo del mondo.
Falso!

Al pari delle lingue storico-naturali, anche le lingue dei segni sono particolari e non universali. 

Attualmente, il database internazionale delle lingue Ethnologue ne enumera 112, di cui molte con un dizionario o un vocabolario digitale da consultare per i segni e la struttura grammaticale.

Consultare i diversi dizionari, infatti, permette anche di constatare come uno stesso significato venga espresso diversamente in lingue dei segni differenti, oppure come lo stesso segno possa avere significati completamente diversi nelle varie lingue dei segni. Una situazione di geosinonimia e geo-omonimia linguistica. È standard che all’interno di una nazione venga utilizzata la stessa lingua dei segni, ma vanno sempre considerate anche le forme linguistiche che si allontanano dalla forma comune; anche una lingua dei segni può cambiare da regione a regione, arrivando ad avere perfino dei segni estremamente specifici parlati in località molto geograficamente limitate, dunque quasi dialettali.

Ma…cos’è una lingua dei segni?

Semplicemente una lingua!

Non è una mera traduzione della lingua acustico-vocale, è proprio una lingua a sé.

Si tratta di una lingua che utilizza esclusivamente il canale visivo-gestuale, senza mai ricorrere al canale acustico-vocale.

Questa forma di comunicazione veicola i propri significati attraverso un sistema codificato di aspetti verbali cioè i segni, e aspetti non verbali e sovrasegmentali, come alcuni movimenti del corpo o determinate espressioni del viso.

Le lingue dei segni sono uno strumento di comunicazione essenziale per le persone sorde o con disabilità uditive. Esse rappresentano una forma primaria di autoidentificazione, che sia individuale o collettiva, e permettono alle persone sorde o con altre disabilità uditive di avere accesso al mondo attraverso il linguaggio

Ma non finisce qui!

Le lingue dei segni sono di vitale importanza anche per i CODA e i PODC.

CODA sta per Child of Deaf Parent e PODC sta per Parent of Deaf Child.

I genitorx di bambinx sordx e lx figlx di genitorx sordx molto spesso imparano la lingua dei segni per poter comunicare in modo efficace; è anche un atto di amore e rispetto verso la persona sorda, che ha il diritto di sentirsi parte della famiglia, apprezzando la propria diversità ma senza mai avvertire un senso di esclusione.

Ovviamente vi sono anche molti casi in cui non sono solo lx genitorx o lx figlx ad apprendere la lingua dei segni per comunicare con una persona sorda che amano, spesso anche fratelli e sorelle, amicx e più raramente colleghx si impegnano per imparare almeno qualche segno per una semplice comunicazione di base.

Un po’ di storia…

Ad oggi la Lingua dei Segni Italiana, o LIS, è la lingua visivo-gestuale utilizzata dalla comunità sorda in Italia.

La sua storia è complessa e unica, come quella di tutte le lingue, e affonda le sue radici nella lotta per il riconoscimento dei diritti delle persone sorde qui in Italia.

Le origini della Lingua dei Segni Italiana risalgono con molta probabilità al diciottesimo secolo.
Verso la fine del secolo, di preciso nel 1784, è stata fondata la prima scuola per sordi in Italia, a Roma, dal prete Tommaso Silvestri. 

Il prete Silvestri aveva studiato alla scuola francese dell’abate Charles Michel de l’Epée, che nel 1700 aveva fondato il primo Istituto per Sordi in Francia aperto a tuttx.

In seguito, anche Silvestri aveva tentato di sviluppare un nuovo metodo che si avvaleva esclusivamente di segni per insegnare allx bambinx sordx. Per questo è proprio a lui che si deve l’apertura della primissima scuola per sordi in Italia, che ha avviato una serie di progetti importanti per l’accesso all’istruzione della comunità sorda italiana.

Nel 1800 si diffonde pienamente il metodo francese in Italia, quello visivo-gestuale, che poi subisce ingiuste discriminazioni. Un’inversione di tendenza capitanata soprattutto da politicx e medicx portò la lingua dei segni ad essere percepita addirittura come pericolosa, poiché si pensò che il linguaggio dei gesti potesse sostituire quello verbale; quindi, la LIS venne temporaneamente relegata a contesti familiari ed informali.

Fortunatamente, questa fase di ingiusta incertezza non durò molto, anche perché molte persone sorde ovviamente rivendicarono il proprio diritto all’utilizzo della lingua dei segni, che al tempo era stata denominata lingua mimica.
Vi è anche una testimonianza che risale al 1858, di una persona sorda chiamata Giacomo Carbonieri, la quale redasse un testo contro l’opinione di un medico, intitolato Osservazioni di Giacomo Carbonieri sordo-muto sopra l’opinione del signor Giovanni Gandolfi professore di medicina legale nella R. Università di Modena intorno ai sordo-muti.

Facendo un po’ di fast-forward, la Lingua dei Segni Italiana è stata ufficialmente riconosciuta nel 2021, insieme alla LIST, ossia la Lingua dei Segni Tattile, utilizzata perlopiù dalle persone sordo-cieche.

Ad oggi, l’Ente nazionale dei sordi (ENS) ha attivato corsi di LIS su quasi tutto il territorio nazionale. In tutto il paese sono nate associazioni e cooperative per la diffusione della lingua dei segni e come forma di supporto alle persone sorde, sordomute e sordocieche. Alcuni telegiornali vengono tradotti in LIS e interpreti LIS sono molto spesso presenti agli eventi pubblici. 

Di recente la LIS ha cominciato anche ad entrare in alcune scuole attraverso corsi di insegnamento e sempre più frequentemente è oggetto di tesi di laurea o di dottorato nelle università italiane.

Nonostante vi siano ancora odiernamente pareri contrastanti, provenienti perfino da medici che consigliano alle persone sorde l’uso esclusivo di protesi o impianti cocleari, reputando la lingua dei segni inutile o dannosa per l’apprendimento della lingua parlata, è bene ricordare che i neuropsicologi hanno smentito questo falso mito: l’apprendimento di una lingua non impedisce di apprenderne anche un’altra, anche se i codici sono diversi. 

La scelta spetta sempre alla persona sorda. 

C’è chi sceglie di usare gli impianti cocleari e chi sceglie di non usarli, e sono entrambe scelte valide. Statisticamente è stato dimostrato che il 99% delle persone sorde apprende la lingua dei segni, a prescindere dalla presenza delle protesi. Questo accade sicuramente per motivi personali e individuali, ma non possiamo non considerare anche le ovvie motivazioni collettive: il linguaggio ci permette di attraversare gli spazi e sentirci parte di una comunità. 

E nessuno ha il diritto di negare questo a nessun altro.

Marcella Cacciapuoti

Leggi anche: Il mondo sordo è un gruppo etnico? – La Testata Magazine

Marcella Cacciapuoti

Classe 2001. Laureata in lettere moderne e studentessa di filologia moderna. Scrivo, leggo, e sogno un dottorato in linguistica. Mi chiamo Marcella e sono in continua evoluzione. Innamorata delle parole e affamata di pace. Racconto le storie degli altri per trovare la mia.
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