Elmer: l’elefante variopinto

“I libri per bambini contribuiscono a cambiare atteggiamenti e sono determinanti per aiutare i bambini a modellare la loro visione del mondo”
D. McKee
Elmer è i titolo del libro per bambini scritto e illustrato da David McKee autore di oltre 200 libri, tradotti in 50 lingue in tutto il mondo.
La prima edizione uscì nel 1968, poi venne ripubblicato nel ’76 dalla casa editrice Andersen Press; la prima versione era costituita da 48 pagine poi ridotte a 36 per la ristampa dall’autore.
“Comunque no, non immaginavo che avrei fatto questo. Ho sempre disegnato, fin da bambino. In casa mia non c’erano molti libri, non c’era la tv e non ascoltavamo molta radio, però c’erano le storie che mi raccontava mia madre e anche mio padre e semplicemente ho incominciato a raccontarle. Però ancora non lo sapevo che avrei fatto questo per sempre: quando avevo 15 anni a scuola mi chiesero cosa volevo fare l’anno dopo e io pensai che mi sarebbe piaciuto lavorare con mio padre, con gli agricoltori”.
McKee nei suoi libri illustrati si esprimeva a matita nera, con matite colorate, il pastello e la gouache; desiderava che la tela fosse l’unico oggetto della sua pittura. Il suo uso delle linea e del colore sono stati ispirati da artisti e stili diversi che ebbe modo di conoscere nell’arco della sua vita, tra cui Paul Klee, Saul Steinberg, André Franḉois. Egli è stato un grande conoscitore d’arte, la cui sensibilità lo ha spinto verso il disegno e una forte ammirazione per Pierre Bonnard e Vuillard.
Ma chi è Elmer?
“C’era una volta un branco di elefanti. Elefanti giovani, vecchi, alti, grassi o magri. Elefanti come questo, quello o quell’altro, tutti differenti e felici e dello stesso colore, tutti all’infuori di Elmer”.
Elmer era un elefantino multicolore, vivace e simpatico che metteva sempre di buon umore tutto il branco. Ma una notte non riuscì a dormire, era stanco di essere diverso. Credeva che tutti gli altri ridessero di lui e non con lui, proprio per la sua varietà.
Così decise di inoltrarsi nella giungla prima dell’alba.
Lì, Elmer trovò un grande arbusto pieno di bacche color elefante, che afferrò con la proboscide per farle cadere tutte a terra. Quando il terreno fu ricoperto di bacche, Elmer ci si rotolò dentro fino a far sparire ogni traccia di colore di cui era fatto.
Elmer era diventato un elefante di color elefante.
Quando ritornò dal suo branco, nessuno si rese conto che fosse lui, tutti erano seri, immobili e fermi, ma Elmer non riuscì a non essere se stesso, il solito giocherellone. Così alzò la sua proboscide e urlò a perdifiato. Gli altri elefanti si spaventarono e caddero da tute le parti, mentre Elmer scoppiò a ridere,
“Quello deve essere Elmer “ dissero tutti gli altri.
Da quel giorno, una volta all’anno tutti gli elefanti del branco preso a tingersi da capo a piedi, sfilando in una parata.
“…con questo personaggio riesco a parlare di tante cose. Posso parlare dei nostri problemi: oggi per esempio un problema è l’immigrazione. Tutti vogliono venire in Inghilterra e noi siamo un po’ scocciati ma io penso: se uno è costretto a partire, lasciare il suo paese, andare lontanissimo in un posto dove non capisce nemmeno la lingua, è chiaro che qualcosa non va. Di cosa ci stupiamo? Eppure a qualcuno ancora sembra strano, sente solo il proprio disagio. Così ecco, con Elmer posso parlare anche di questo”.
Marika A. Carolla
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