Che cos’è la psicolinguistica e di cosa si occupa

Comprendere come la mente possa elaborare determinati concetti, trasformandoli materialmente in parole, non è facile, difatti dietro a tale concetto si celano le caratteristiche proprie della psicolinguistica.
Il linguaggio è la capacità degli esseri umani di esprimersi e quest’ultima è innata. La mente e il cervello, infatti, consentono un comportamento di tipo riflessivo, che altre specie invece non hanno.
La psicolinguistica è un campo estremamente vasto e interdisciplinare che continua ad evolversi. Dallo studio della neurobiologia alla comprensione del bilinguismo, questa disciplina offre una finestra unica sui meccanismi attraverso cui il linguaggio plasma la nostra mente e la nostra società.
Storia della psicolinguistica
Alla metà degli anni ’50 del Novecento nasce la psicolinguistica, una disciplina che studia i processi sottostanti all’elaborazione del linguaggio sui due versanti della comprensione e della produzione. Tale disciplina ha contribuito, grazie al lavoro interdisciplinare di psicologi, linguisti e studiosi di informatica, a segnare il punto più profondo della crisi delle teorie comportamentiste, grazie anche a un linguista, Noam Chomsky, che ha rigettato l’ipotesi che il linguaggio fosse un comportamento squisitamente imitativo.
Noam Chomsky sosteneva che il linguaggio fosse una capacità innata dell’individuo e che i bambini nascono “programmati” per parlare e comprendere. In questo caso il termine utilizzato dallo studioso, intende quanto i più piccoli riescano facilmente ad imparare una lingua, studiandola e praticandola. Infatti, i bambini, fin da molto piccoli, sembrano essere in grado di produrre anche frasi che non hanno mai udito.
Gli studi di Chomsky fornirono un forte impulso allo sviluppo della psicolinguistica, che si occupa principalmente di studiare le funzioni cognitive alla base dell’uso del linguaggio.
Nello specifico studia del linguaggio: la comprensione, la produzione, la rappresentazione e l’acquisizione.
Gli studi di Chomsky sono attivi ancora oggi, nonostante la sua teoria originale sia stata sfidata dalle nuove scoperte neuroscientifiche.
Lo studioso criticava i sistemi statistici “che non capiscono nulla”. Molti linguisti replicano che se una macchina può parlare perfettamente (e persino programmare) basandosi solo sulla previsione statistica della “prossima parola”, allora forse anche il cervello umano funziona in modo simile, senza bisogno di una grammatica universale rigida.
È importante precisare che la psicolinguistica, in realtà, nasce dalla fusione di due aree di studio: la psicologia e la linguistica.
Ricordiamo che la psicolinguistica è una branca della scienza cognitiva, molto importante ai fini della comprensione di un linguaggio.
Gli psicolinguisti sono interessati a tutti gli aspetti del linguaggio, compresi la sua struttura, l’acquisizione e l’uso.
Esistono molti approcci diversi alla psicolinguistica, ma tutti hanno un obiettivo comune: capire come il linguaggio viene rappresentato ed elaborato dalla mente umana.
La mente è qualcosa di meraviglioso e comprendere come essa sviluppi i vari processi che portano poi all’elaborazione del linguaggio, è davvero affascinante.
La psicolinguistica (e gli studi che negli ultimi trent’anni hanno permesso di capire sempre meglio la funzione cerebrale di acquisizione del linguaggio) si pone come fondamento dei metodi di insegnamento delle lingue. I più efficaci, partono dagli stessi presupposti di apprendimento della lingua madre: la lingua si apprende praticandola. Ecco perché l’approccio psicolinguistico non esclude totalmente quello linguistico, semplicemente lo affianca, lo integra e ne costituisce una sorta di pre-requisito.
La psicolinguistica non è un campo puramente teorico; ha molteplici applicazioni pratiche. Alcuni esempi includono:
- Disturbi del linguaggio: la comprensione dei processi psicologici alla base del linguaggio ha migliorato la diagnosi e il trattamento di condizioni come l’afasia e la dislessia.
- Educazione linguistica: gli studi aiutano a sviluppare metodi più efficaci per insegnare le lingue, specialmente ai bambini o a chi apprende una seconda lingua.
Con il secondo concetto non si mira semplicemente ad “insegnare la grammatica”. Si tratta di un tema molto più ampio e civile, nato in Italia negli anni ’70, che mira a sviluppare nel cittadino la capacità di usare la lingua per capire il mondo, esprimere il proprio pensiero e partecipare alla vita democratica.
Se la psicolinguistica studia come il cervello elabora la lingua, l’educazione linguistica studia come potenziare questa capacità in contesti educativi. Questo aspetto è importante nei contesti sociali quali scuola e lavoro ad esempio, dov’è fondamentale saper comunicare in modo corretto, non solo linguisticamente, ma anche dal punto di vista prettamente psicolinguistico.
Infine, è importante ricordare che sono ancora in molti a confondere la psicolinguistica con la neurolinguistica, ma è bene precisare che la prima si occupa dei processi mentali e degli algoritmi cognitivi, mentre la seconda si focalizza sulle strutture fisiche e biologiche del cervello (neuroni e sinapsi) che permettono tali processi.
La psicolinguistica ci insegna che il linguaggio non è solo uno strumento di comunicazione, ma è lo specchio del nostro funzionamento cognitivo: un mix incredibile di eredità biologica, analisi statistica e velocità di calcolo.
Gerardina Di Massa
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