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Le maschere di Carnevale nel 2026

A scuola, durante la pausa per le vacanze di Carnevale, era tutto molto più semplice

I professori erano soliti a farci leggere filastrocche, imparare a memoria i nomi delle maschere tradizionali e colorare l’immancabile figura di Arlecchino senza mai uscire dai bordi. Tra i vari personaggi sicuramente conoscerete Pulcinella, che rappresenta una delle maschere più celebri della Commedia dell’Arte personificando l’animo ironico e astuto. Per non dimenticare Colombina: la “piccola colomba” della commedia che interpreta il ruolo di una serva.

E chi non si ricorda di Pantalone? la tipica figura del mercante avaro e truffaldino.

Insomma un insieme di personaggi chiassosi, buffi ma soprattutto riconoscibili gli uni dagli altri.

Bastava una maschera, anche fatta di cartone e tutti avevano già capito chi eri.

Nel 2026, invece, le cose sono decisamente diverse. Le maschere sono diventate molto più all’avanguardia e soprattutto, non si tolgono più il mercoledì delle Ceneri.

Il Carnevale contemporaneo infatti brulica di nuove “maschere”, anche se non sono più uniche ed inimitabili come un tempo. Al giorno d’oggi esiste ad esempio l’influencer stanco: un soggetto che indossa una felpa oversize, occhiaie ben visibili a occhio nudo e un sorrisone a trentadue denti solo quando parte la registrazione video. Ma non finisce mica qui: trascorre le sue giornate a raccontare quanto sia importante “prendersi una pausa dalla routine stressante di tutti i giorni”, quando in realtà è il primo a non fermarsi mai davvero.

A seguire c’è l’ansioso cronico: una tipico volto diffusissimo e facilissimo da riconoscere. È conosciuto per avere sempre con sé una lista mentale lunghissima e infinita di cose che potrebbe (o forse no) aver dimenticato, sbagliato o addirittura frainteso. Ma quando è in compagnia di amici o parenti ride, scherza fingendo che vada tutto bene ma in realtà nel frattempo controlla sistematicamente l’orologio, il telefono e il futuro. E sì, tutto insieme perché sennò non si chiamerebbe ansioso cronico.

Un altro personaggio mitico che non potevo non nominare è il precario multitasking: un elemento tragicomico della nostra generazione. Ha l’abilità incredibile e innata di essere multitasking quindi non puoi che trovarlo dappertutto: lui lavora full time, studia 6 ore al giorno, prova mille hobby diversi(ma puntualmente non ne mantiene nemmeno uno), si reinventa, cambia colore e taglio di capelli una volta alla settimana e nel mentre però si chiede se tra 10 anni potrà permettersi una casa al mare o almeno un weekend senza pensieri. Il suo costume cambia spesso, proprio come i suoi capelli  i suoi contratti di lavoro.

Ma aspettate non è ancora finita. Nell’edizione 2026 potremmo contemplare la sfilata del “sostenibile a tempo determinato”, nonché l’ecologista convinto solo dal lunedì al venerdì, weekend naturalmente esclusi.

Fa la sua comparsa anche “l’ottimista forzato”, quello del “va tutto bene” anche quando chiaramente non è così. Ma tanto rischia solo il burnout…cosa vuoi che sia.

La cosa buffa è che queste maschere non hanno bisogno di coriandoli o carri allegorici per andare in scena. Sussistono come se nulla fosse nella quotidianità di tutti i giorni, mimetizzandosi perfettamente tra la folla. E inoltre certe volte non ci rendiamo nemmeno conto di quando le stiamo indossando. Perché sì, in fondo chi non è mai stato, almeno una volta nella vita, una delle maschere del Carnevale contemporaneo? Ma qui il problema non sta nell’esserlo mai stati o meno ma di non dimenticarsi di levarle. Il Carnevale, un tempo era necessario per capovolgere le regole e prendere in giro il potere. Oggigiorno invece sembra essersi reinventato: tutti noi scegliamo e incarniamo le versioni più accettabili di noi stessi, sperando che nessuno noti la stanchezza che ci portiamo dietro.

Chissà, magari Pulcinella assieme ad Arlecchino riderebbero di gusto alla vista dei nostri costumi “moderni”.

O forse, (più probabilmente) nel 2026, tutti sarebbero troppo occupati a guardare la storia su Instagram di persone di cui non conoscono la vera identità, che partecipare alla sfilata mostrando la versione vera e cruda di noi stessi.

Giulia Marton

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Giulia Marton

Classe 2003. In cerca della propria voce tra le mille sfumature della comunicazione. Studio Scienze della Comunicazione, ma vivo anche di musica, montagna e sogni che fanno rumore. Mi chiamo Giulia e sono un work in progress: introversa ma ma curiosa, riflessiva ma affamata di esperienze. Raccolgo passioni come pezzi di un puzzle, cercando quella che mi somigli davvero.
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