Operazione Babylift: atto umanitario o civilizzazione forzata?

Tutti ricordiamo l’evacuazione in Afghanistan nel 2021, dove diversi aerei militari di molti paesi occidentali hanno portato via tantissime persone da Kabul, dopo la presa di potere dei talebani.
In realtà questa operazione era già avvenuta nel 1975. In Vietnam, dopo la caduta di Saigon, gli americani aprirono un ponte aereo, da aprile a novembre, per evacuare moltissimi profughi.
La particolarità di questo momento è l’Operazione Babylift. Di cosa si tratta?
La guerra del Vietnam, avvenuta tra il 1955 ed il 1975, ha visto contrapposte le forze del Nord comunista, sostenute da URSS e Cina, e quelle del Sud con l’appoggio degli Stati Uniti. Il conflitto fu lungo e sanguinoso, e si concluse con il collasso del Sud e la ritirata delle truppe degli USA.
Nell’aprile del 1975 le forze del Vietnam si strinsero su Saigon, capitale del Sud del paese, e aumentò la paura e la disperazione tra le persone. Il governo degli Stati Uniti, con presidente Ford, annunciò che avrebbe attivato l’evacuazione di migliaia di bambini, maggiormente orfani. Questi furono considerati a rischio e trasportati in alcuni paesi occidentali, per essere adottati.
Dal 3 al 26 aprile partirono tantissimi voli per portare fuori dal paese in distruzione più bambini possibile. Purtroppo, solo il giorno dopo, un aereo militare con circa 300 minori perse il controllo schiantandosi al suolo e causando la morte di 138 persone.
Nonostante ciò, altri voli arrivarono nei campi di accoglienza degli Stati Uniti, dove i piccoli furono curati e vaccinati, pronti per le adozioni. Circa 3000 bambini vennero portati fuori dal Vietnam, e le tante immagini girate in quel periodo rappresentarono un segnale di speranza per un conflitto tremendo.
Cosa successe dopo?
Furono numerose le controversie riguardo questa operazione. In molti iniziarono a riflettere su quanto fosse davvero etico quest’atto e se i bambini in questione non avessero famiglia.
La legalità della vicenda è ancora incerta, poiché si aprirono, negli anni successivi, diverse dispute legali sui diritti e sull’identità culturale dei minori. Ancora oggi, infatti, l’Operazione Babylift resta un capitolo oscuro: da una parte un gesto emblematico umanitario, dall’altro un’azione poco etica e rispettosa.
Ancora una volta gli Stati Uniti si trovano al centro di dibattiti mondiali. Paladini della giustizia, dopo aver compiuto danni, cercano di pulirsi la coscienza con atti eroici.
In Vietnam e in Afghanistan, la storia si ripete, ed a pagarne le conseguenze sono sempre i più deboli.
Martina Maiorano
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