I Graffi un romanzo di Gianni Pantaleo

I Graffi è un libro di Gianni Pantaleo, autore napoletano, pubblicato dalla casa editrice Marotta e Cafiero.
Quarant’anni di storia facendo riferimento alla Napoli del dopoguerra. Il libro si compone di diciotto capitoli, concretizzandosi in uno scenario fatto di umanità e violenza, ma anche d’amore e maltrattamenti, in un intreccio narrativo che ricostruisce le esistenze di Massimo e Giuseppe.
Due uomini, due prospettive, due speranze. Il loro amore, e la ricerca spasmodica di Massimo verso il sentimento puro, li condurrà inesorabilmente a percorrere una strada costellata di amarezza e delusione. I Graffi è un libro che racconta la vita vera fra i vicoli del cuore. Un romanzo che rappresenta un inno all’amore vero, quel sentimento pulito e puro che tutti cercano e che tutti vogliono, in una ricerca quasi spasmodica.
Recensione
Napoli è al centro di I Graffi, romanzo unico nel proprio genere, che proprio come la città, si “colora” di un’autenticità senza tempo. L’autore, Gianni Pantaleo, racconta la vita dei vicoli, dei cosiddetti bassi, ossia i quartieri più poveri della città. L’arco temporale è piuttosto lungo, anche se ben scandito, Pantaleo racconta gli anni del dopoguerra fino agli inizi del Duemila, e racconta una storia d’amore, durata trent’anni, tra due personaggi, Massimo e Giuseppe.
I due protagonisti vivono la propria storia con tanta sofferenza ma sempre con dignità, quella che caratterizza i giusti, chi non ha nulla di cui vergognarsi, in una società ipocrita ed ignorante al tempo stesso, che fa fatica a comprendere alcune dinamiche.
La comprensione dell’amore tra persone dello stesso sesso incontra spesso barriere che non hanno a che fare con l’amore in sé, ma con il vissuto e la cultura di chi guarda.
I Graffi tratta un tema importantissimo: l’amore, ma non nella sua accezione tradizionale. Si tratta di un sentimento che fa fatica ad emergere, ad esistere e sembra quasi sgretolarsi ad ogni respiro, ad ogni soffio di vento. Quella di Pantaleo è la storia di un cuore diviso a metà, un cuore che fatica ad andare avanti. Un pò come se mancasse l’aria. L’amore, quel sentimento che dovrebbe solo rendere felici, in realtà spesso si trasforma in tutt’altro e questo romanzo spiega bene il concetto. Tutti sono capaci di amare, ma quanti sono disposti a soffrire per amore? I Graffi insegna un aspetto di fondamentale importanza: “l’amore è amore” non è solo uno slogan, ma il riconoscimento che la sostanza dei sentimenti non cambia in base a chi si ha accanto. È ciò che accade ai due protagonisti del romanzo, che rappresentano l’arcano di quello che potrebbe accadere a chiunque.
I Graffi è importante perché utilizza la lingua napoletana per dare ritmo ad una storia queer, portando la narrazione dell’amore omosessuale fuori dagli stereotipi e calandola nella realtà storica e sociale italiana. Pantaleo mostra proprio quanto possa essere faticoso, ma necessario, difendere quel sentimento dai graffi del mondo esterno. Ottima la scelta dell’autore di utilizzare il napoletano come lingua ufficiale del romanzo; il dialetto non serve solo a dare “colore”, ma trasforma l’esperienza di lettura in qualcosa di molto più profondo e viscerale. Inoltre, il napoletano, nello specifico, ha una fonetica tronca e un ritmo che somiglia a un battito cardiaco. In un romanzo che parla di “graffi” e passioni, questa musicalità aiuta il lettore ad entrare fisicamente nella storia, sentendola propria. Da questo punto di vista, rivestono molta attenzione, i passaggi della narrazione in cui la lingua napoletana diventa stretta e poetica al tempo stesso. Ciò accade in particolare, quando i protagonisti riflettono sulla loro condizione di “incompresi”: la lingua diventa un guscio protettivo e, al tempo stesso, uno strumento di denuncia contro la violenza psicologica subita.
Segni del tempo, ferite sociali, lotta per la libertà, tutto in I Graffi è emotivamente forte e coinvolgente.
Gerardina Di Massa
Photo credits: Marotta&Cafiero (Account Facebook)
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