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Artur Spanjolli, la sposa rapita

FATEMI UNA BARA PERCHÉ D’AMORE MORIRÒ

Arriva in una mattina di settembre, in un’arsa stagione dove le piogge tardano a venire. E vestita tutta di rosso. Come il sangue. Come un sacrificio umano dato in dono agli dèi per propiziare la pioggia. Come una sposa.

(A., Ibrahimi, Rosso come una sposa, 5)

O nusja re moj nusja re

O te shkojne lotet rreke rreke

(Artur Spanjolli, La sposa rapita, 13)

Settembre è il mese che dà inizio a un vero e proprio sacrificio di sangue, tutto si tinge di rosso insieme a un clima atmosferico sfavorevole. ‹‹Era fine settembre. L’aria umida e densa e un vento folle trascinava le foglie morte da ogni parte. Non pioveva da molti giorni.›› (7) Artur Spanjolli con la sposa rapita mette in moto una fiaba ambientata in un remoto villaggio dell’Albania negli anni Venti del Novecento, in cui abbiamo una sposa infelice e dei canti che si alternano in canti allegri e in canti luttuosi. 

Artur Spanjolli mette in scena una fiaba che racconta la storia di una ragazzina di nome Lulieta che si innamora di Asslan Dejallisi ma Lulieta è già promessa sposa fin dalla nascita e senza il suo consenso a un altro uomo che non conosce. 

Tutto questo potrebbe essere una fiaba ma non lo è, poiché ci troviamo nell’Albania di un tempo neanche troppo lontano. Spanjolli riesce a far percepire al lettore il dolore di una famiglia e della stessa Lulieta che è consapevole del suo destino.  

“Quell’anno, l’autunno era precipitato all’improvviso, le copiose piogge avevano minacciato gli ultimi grappoli d’uva matura e il vento aveva imperversato senza sosta. […] il cielo all’improvviso si era coperto di nuvole giallo verdi e si era messo a tirare un vento che sapeva di bruciaticcio e, di granelli di polvere invisibile.”

Spanjolli con la sposa rapita non racchiude solo la storia di Lulieta ma anche le tradizioni, in particolare la divisione dei ruoli in base al genere. 

“Chiusa in casa, a Lulieta toccava seguire l’addestramento di futura moglie, imparare l’arte di servire i futuri suoceri, a lavare i piedi del padre, a fare tanti salamelecchi alla suocera, a spianare sfoglie per preparare il byrek con spinaci e ricotta; a badare ai bambini e a riempire i bauli di cortine a uncinetto, di coperte e centrini inamidati” (26)

La felicità di un uomo sta nell’avere accanto una donna docile e addestrata. Possiamo vedere quest’aspetto anche in un altro romanzo: ‹‹Devono imparare a fare bene i lavori di casa, è la sola cosa che serve. Saper leggere e scrivere può portare soltanto guai. Diceva la madre›› (A., Ibrahimi, Rosso come una sposa, 12). L’inclinazione a sottomettersi è parte di questo retaggio albanese, potrebbe sembrare così, ma non è così: ‹‹la superiorità sociale degli uomini consente loro di costruire le donne come oggetti e quindi di costruire i loro corpi come oggettificati, come corpi-per altri prima ancora che possano diventare un corpo-per-sé›› (M. Garcia, Sottomessa non si nasce, lo si diventa, 141). 

Lulieta è parte di questo ambiente sociale-culturale in cui il marito-padrone decide su ogni aspetto della donna. Lulieta deve rappresentare la famiglia in tutti gli aspetti, in particolare per quanto riguarda l’aspetto fisico, ossia che deve essere inviolabile e violabile solo quando viene consegnata all’uomo destinato.

Il villaggio albanese descritto da Spanjolli va a rappresentare in questa fiaba moderna il teatro di uno scontro per preservare il codice d’onore. La ribellione di Lulieta la trasporta nella ‹‹polvere invisibile››. 

Si sottrae al matrimonio combinato consapevole di andare incontro alla morte. In questa circostanza Lulieta rappresenta il sacrificio, in questo modo, Lulieta in un certo senso si salva. La famiglia deve preservare l’onore ed è qui che viene messo in scena una farsa. 

“Orrore: al primo piano si piangeva, al piano terra si festeggiava per occultare la verità e salvare le apparenze!” (118) 

Curiosità: un altro romanzo ambientato in Albania: https://www.bibliovorax.it/2023/09/22/il-matriarcato-senile-rosso-come-una-sposa-di-anilda-ibrahimi

Emilia Pietropaolo

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Emilia Pietropaolo

Emilia Pietropaolo, laureata in Lettere moderne, attualmente si sta specializzando in Filologia Moderna alla Federico II. Ama da sempre la letteratura slava e quella balcanica. Collabora con le case editrici, scrive per Bibliovorax e per il foglio letterario. Collabora con le case editrici, scrive per Bibliovorax e per il foglio letterario. Ama mangiare e parlare di Fedya M. Dostoevskij.
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