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Dissalazione: vantaggi e svantaggi

Il caldo torrido, le tempeste improvvise, l’incremento della quantità di insetti tropicali: nonostante i media ci propinano quotidianamente informazioni sciatte e notizie sterili, il cambiamento climatico è una realtà e voltarsi dall’altro lato è inutile, nonché deleterio.

Cambiare rotta implicherebbe una tale forza economica che mai i nostri stati permetteranno una tale presa di posizione; al contempo, però, si va diffondendo -soprattutto nei più giovani- una cultura ambientale che “si fa sentire” e che non può rimanere inascoltata.

Bisogna smettere di posizionare al centro di tutto l’uomo e i suoi bisogni; senza natura, ossigeno, verde, aria, ognuno di noi smetterebbe di esistere. Quanto ognuno di noi può fare? Cosa -chi ci governa- può fare affinché i miei e i vostri figli possano crescere in un mondo migliore? Forse e sottolineo forse, parlando da ignorante in materia, si potrebbe cominciare col far capire che non abbiamo un pianeta di riserva (cominciando dalle scuole materne); potremmo -non con i soliti tempi biblici dell’Unione Europea o del protocollo di Kyoto- rinnovare e sostituire le nostre vecchie abitudini con delle nuove più sostenibili; potremmo finalmente decidere di investire tempo e denaro nella ricerca di nuove modalità di produzione e fruizione delle energie; potremmo, sì…

Eolico, idroelettrico, geotermico… Eppure, nonostante la natura ci offra quotidianamente innumerevoli soluzioni, preferiamo interrare score nucleari -quelle ad alta intensità necessitano di migliaia di anni prima che avvenga un loro decadimento- o produrre a fronte di 95 milioni di metri cubi d’acqua ben 142 milioni di metri cubi di salamoia ipersalina al giorno. Nonostante i contro, i paesi occidentali continuano ad investire sul nucleare e i paesi del Medio Oriente sulla dissalazione.

Ma cos’è la dissalazione? In Europa (unica la Spagna che usa una parte significativa di questa acqua per i servizi richiesti dall’industria del turismo) è una realtà lontana ancora anni luce-per fortuna direi-; in parole povere vengono prese acque da laghi e mari, esse vengono private del sale e dei metalli e rese fruibili in quanto dolcificate. 

Pro? Acqua a volontà per gli scialacquatori ed enormi introiti economici per le ditte produttrici delle attrezzature.

Contro? A iosa. Rispetto alla distillazione a membrana per la desalinizzazione di acqua di fiume (più diffusa negli Stati Uniti) la dissalazione termica-evaporativa produce da due a quattro volte più salamoia; scorie industriali pericolose con processi di smaltimento ad hoc che rappresentano il 33% dei costi operativi dell’impianto; in previsione delle scelte egoistiche dell’uomo e del suo unico interesse per il vile dio denaro si sono valutate anche le ipotesi in cui le acque reflue vengano smaltite attraverso fognature o in pozzi.

Ciò comporterebbe -e chi come me vive vicino ad uno dei fiumi più inquinati d’Europa, il Sarno, conosce certe dinamiche- un impatto sugli animali marini disastroso (e non solo). 

Giusto lavorare a delle innovazioni per contrastare la grave crisi idrica che affligge il nostro pianeta, ma altrettanto giusto è puntare sulla ricerca per rendere sempre più accessibili (anche a Paesi a basso e medio-basso reddito) e sostenibili le misure già messe in atto. 

Senza etica non c’è sviluppo, ed è bene tenerlo a mente.

Antonietta Della Femina

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Antonietta Della Femina

Classe ’95; laureata in scienze giuridiche, è giornalista pubblicista. Ha imparato prima a leggere e scrivere e poi a parlare. Alcuni i riconoscimenti e le pubblicazioni, anche internazionali. Ripete a sé e al mondo: “meglio un uccello libero, che un re prigioniero”. L’arte è la sua fuga dal mondo.
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