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Pensati scienziata

“Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…” Non entreremo qui e ora nel dettaglio delle strofe della canzone, più volentieri, parleremo d’altro.

I pensieri dell’uomo nero: la differenza di genere tra i laureati nelle materie scientifiche nel nostro Paese sembra essere ancora rilevante.

Percentuali a proposito del mondo umanistico? È questo il punto. Letteralmente. Il patriarcato pensa di orientarci verso materie umanistiche per via di quel maschilismo che ci portiamo dietro da secoli ed è attualissimo.

Intanto, l’Italia continua ad essere indietro per numero di laureati, e, in particolare, per le discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e, per ora, abbiamo solo una laureata su sei tra i 25 e i 34 anni in materie tecnico-scientifiche.

Queste materie evocano nella mente l’immagine di un uomo, giovane o maturo, vestito elegante o di cattivo gusto, più o meno oppure no occhialuto, ma un uomo. Uno stereotipo suffragato dalla frequenza con la quale gli uomini lavorano in area Stem e dalla frequenza con cui gli uomini assumono posizioni in questo settore più visibili e prestigiose.

L’uguaglianza, indistintamente dal sesso, o dalla provenienza, o dalla religione, sta nel dare a tutti le stesse possibilità di raggiunta del proprio obiettivo, ovviamente, supportato da quella loggia massonica del maschilismo.

Passeggiando in un sogno, cinque giorni in un’altra dimensione, in un luogo sospeso nel tempo: sono passati trent’anni, ma tutto è rimasto come allora. Io voglio parlare di libertà.

Gli eventi politici, sociali ed economici mi hanno fatto cambiare strada più volte. E questo, a me come voi, ha spezzato completamente quello che è il nostro equilibrio. Io vorrei non vorrei se vuoi che Margherita Hack e Rita Levi Montalcini fossero in ottima compagnia.

Basta essere sottorappresentate nel mondo della scienza e della tecnologia e via a dei modelli organizzativi che individuino il punto di equilibrio tra vita lavorativa e personale, declinato in ogni suo aspetto, e che, abbattendo un pregiudizio di genere, ci permettano di accedere a posizioni considerate e meglio retribuite in concomitanza con una maternità pienamente vissuta.

Che voi possiate riflettere sulla disparità di genere che continua ad affliggere il nostro Paese, e ancora, sull’importanza della presenza di madri Stem. La conoscenza ci vedrà impegnate nella scienza.

Basta con l’immaginazione. Si scrive pari opportunità ma si legge sessismo. Sono diciott’anni che me lo dici. Ormai una parte me la devo essere lasciata dietro.

Francesca Scotto di Carlo

Illustrazione di Alice Gallosi

Vedi anche: Laureati sottopagati: il video dell’ingegnera racconta l’Italia

Francesca Scotto di Carlo

Ventinove anni, napoletana. Di sé dice di essere un «cumulonembi», testarda, indistruttibile, assertiva. Scrittrice, umanista, attivista, è una di quelle persone con la voglia di cambiare il mondo, un passo alla volta.
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