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Doomscrolling: (non) tutto è perduto – Poniamo rimedio ai danni dell’informazione “apocalittica”

Una pratica dannosa ma della quale non riusciamo a fare a meno, il doomscrolling è spesso causa di ansie e malumori.

Ma è davvero tutto così fondato?

Anno 1930. È una tranquilla serata di metà aprile e le lancette del grande orologio sul caminetto segnano qualche minuto trascorso dalle otto – del meridiano di Greenwich, naturalmente. Accendo l’elegante radio a valvole girando una manopola – che meraviglia della tecnica moderna! – penso. Giusto in tempo per il notiziario della sera. Finalmente, la compunta voce dell’annunciatore comunica in maniera laconica “There is no news today”, non ci sono notizie per oggi. Al loro posto, segue un intermezzo di quindici minuti di musica classica.

Questo breve racconto descrive in maniera verosimile quello che dovette accadere ai tanti ascoltatori della BBC, quella sera di 92 anni fa, in cui apparentemente nulla di nota era accaduto. Quante cose sono cambiate da allora, e siccome ci abbiamo preso la mano, perché non raffrontarlo con un’altra cronaca di una giornata moderna (non del tutto) immaginaria?

Andrebbe più o meno così: siamo svegli da pochi minuti, sbadiglianti e con gli occhi ancora appesantiti dal sonno; il profumo del caffè che comincia a salire nella moka ci preannuncia una giornata che ha tutte le carte in regola per essere definita radiosa.

Qualcosa, tuttavia, va tremendamente storto; decidiamo di prendere lo smartphone in mano e controllare le notizie, così, quasi per automatismo. Improvvisamente lo scenario che si palesa è davvero angosciante: disastri ambientali, violenza in aumento, riscaldamento globale, guerre. Non dimentichiamo lo spettro della recessione e l’inflazione fuori controllo. Ecco, adesso la ricetta è completa. La nostra giornata è ufficialmente rovinata.

Potrebbe sembrarci impensabile, ma fino a tempi recentissimi il nostro desiderio innato di rimanere al corrente degli accadimenti del mondo era limitato soltanto dalla naturale scarsità di notizie, e dalla difficoltà a reperirle. Adesso, invece, possiamo essere presenti “digitalmente” in ogni angolo del pianeta e in ogni istante, a nostro piacimento. In questo mondo sono le notizie stesse a pretendere la nostra piena attenzione, a irrompere nel nostro spazio vitale, nel nostro angolo di serenità, con notifiche e avvisi di ogni sorta.

Questa realtà così caotica, ovviamente, ci riguarda in maniera diretta e ci chiama all’azione – prendiamo ancora oggi atto di come il mondo non sia il posto ideale nel quale speravamo di risvegliarci soltanto poche ore prima.

Continuiamo così a scorrere pagine su pagine di notizie allarmanti e ci sembra di non poter mai uscire da questo tunnel. Ecco descritto il fenomeno del doomscrolling. Per quanto riguarda la definizione da dizionario è presto detto: il doomscrolling non è altro che la moderna assuefazione al consumo compulsivo di notizie cattive (soprattutto online), ed è forse un meccanismo tanto subdolo quanto ormai diffuso.

Del resto, l’odio e la preoccupazione sono una fonte di energie quasi inesauribili per il frequentatore medio della piazza digitale, che si nutre di controversie, commenti a caldo e giudizi avventati. Quello che in termini moderni è definito sentiment analysis – vale a dire l’identificazione computerizzata dell’umore medio dell’utenza attraverso l’analisi dei commenti – guida sia il modo di fare informazione che di approcciarsi alla notizia, e spinge sempre più a generare discordia, sgomento e rabbia. 

È naturale chiedersi se questo sia il modo giusto di fare notizia e di informarsi; è possibile sfuggire a questo inesauribile circolo di ansie e preoccupazioni e soffermarci su ciò che di buono sta accadendo? Ebbene, oggi siamo qui per darvi finalmente qualche notizia positiva: il mondo non è spacciato quanto può sembrare ad una prima analisi, e possiamo persino provarlo! 

Cominciamo dai dati sull’alfabetizzazione. Seppure l’analfabetismo costituisca ancora una piaga a livello globale, che grava in maniera sproporzionata soprattutto sulla popolazione femminile dei paesi in via di sviluppo, è evidente come si siano fatti enormi progressi per contrastarla negli ultimi anni.

Stando a dati pubblicati dal portale ourworldindata.org, l’indice di alfabetizzazione è giunto ormai al record storico di 83% su scala mondiale. Basti pensare come secondo una stima, intorno alla fine dell’Ottocento, soltanto il 12% della popolazione mondiale fosse in grado di leggere per rendersi conto dei progressi fatti in questi anni.

A rendere ancora più significativo il dato c’è la considerazione che l’attuale popolazione mondiale, di oltre otto miliardi, supera di molte volte quella del tempo, e siccome una capillare alfabetizzazione va di pari passo con il sollevamento dalla soglia di povertà, anche i dati in tal senso ci danno ragione. 

Non soltanto il pianeta è molto più popolato rispetto a pochi anni fa, il numero di persone in povertà assoluta è in netta discesa, sia in termini percentuali che assoluti. Dati aggiornati al 2018, pubblicati dalla World Bank Organization, evidenziano come ben 28 milioni di persone siano riuscite a uscire dalla povertà assoluta rispetto ai soli due anni precedenti, soprattutto nella regione dell’Africa subsahariana. 

Uno dei numeri più incoraggianti è soprattutto quello che riguarda la mortalità infantile, un tempo causa di morte più diffusa. Secondo un report della World Health Organization del 2022, negli ultimi 30 anni il numero di morti infantili è ormai dimezzato, in calo dai 5 milioni del 1990 ai 2,4 milioni del 2020.

Questo miglioramento è sintomo non soltanto del più diffuso e radicale accesso a strutture e cure mediche, ma anche dei successi delle campagne di vaccinazione per malattie che un tempo decimavano la popolazione infantile quali difterite, tetano, pertosse e morbillo, che vengono somministrate sempre più capillarmente. Si stima che ormai l’80% dei bambini al mondo venga vaccinato contro queste malattie entro i primi anni di vita.

In definitiva questi dati, così scarni se presi in isolamento, ci aiutano a capire che tanto è stato fatto per migliorare la condizione dell’uomo, e forse contribuiscono a ridare un po’ di colore al grigio susseguirsi dei tragici eventi di questi ultimi tempi. Non possiamo comunque pretendere di chiudere gli occhi e dimenticare le tante ingiustizie e problematiche che ancora affliggono questa Terra, così tragicamente unica. A volte, però, fa bene sapere che non tutto è perduto e che possiamo ancora guardare con fiducia al futuro e, nel nostro piccolo, continuare a lavorare per migliorare, sempre.

Gabriele Volpe

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La Redazione

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