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Borsalino, alti e bassi di un mito italiano

Breve storia di un mito del made in Italy: il Borsalino.


Ammetto pubblicamente di aver sentito nominare per la prima volta il marchio Borsalino quando, nell’ormai lontano 2012, Jessica Biel e Justin Timberlake, di passaggio per la stazione Garibaldi alla volta di non so quale meta turistica campana, furono derubati per l’appunto di un prezioso Borsalino. Mi chiesi allora cosa fosse e cosa lo rendesse tanto prezioso da saltare all’occhio attento ed esperto dei borseggiatori di piazza Garibaldi.

D’altronde altro non è che un cappello di feltro. O forse no?!


È il 1857 quando Giuseppe Borsalino, giovane cappellaio che si è formato presso i Bernabè, uno dei più importanti cappellifici di Alessandria, fonda il suo laboratorio in via Schiavina, nello stesso capoluogo piemontese. Nasce così, quando un’Italia non esiste ancora, uno dei marchi più noti e iconici del made in Italy.


Il marchio ha avuto una storia convulsa, fatta di contrasti familiari, eredità incerte, momenti di gravi difficoltà economica, ma anche di grandi successi in termini di guadagni e di marketing. Borsalino, infatti, alla vigilia della prima guerra mondiale, quindi a pochi decenni dalla fondazione, conta circa 2500 impiegati e una produzione annuale di 2.000.000 di capelli.


Le cose però in casa Borsalino cominciano a complicarsi già nel secondo dopoguerra. La crisi, le difficoltà interne all’azienda nonché un generale e progressivo disuso dei cappelli portano l’azienda ad affrontare problemi economici sempre più seri. Nonostante l’azienda riesca negli anni anche ad ingrandirsi, rilevando lo storico cappellificio Sabino d’Oria e figli di Lecce e fondando la Borsalino America inc. e la Borsalino Japan, ciò non impedisce il crac finanziario del 2017.


Nel 2017, infatti, il Tribunale fallimentare di Alessandria rigetta la richiesta di concordato preventivo e decreta il fallimento della Borsalino Giuseppe e Fratello Spa. Il marchio verrà poi rilevato e rilanciato dal fondo italiano Haeres Equita.

Questa una sintesi della lunga storia de marchio. Ma al di là delle carte, degli incassi, delle turbolente vicende finanziarie, cos’è davvero un Borsalino? Borsalino è uno dei marchi italiani più iconici di sempre, produttore di cappelli conosciuti in tutto il mondo, amati dalle star e consacrati dal cinema holliwoodiano e nostrano.

Negli anni ’30 Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, nell’indimenticabile scena finale di Casablanca, indossano un inconfondibile Borsalino scuro. Lo stesso fa Mastroianni in 8 e 1⁄2 di Fellini. Nel 1970 Borsalino è il primo marchio di lusso a concedere l’uso del proprio nome a una pellicola cinematografica di Jacques Deray con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo.


Da qui in poi Borsalino, che nel frattempo ha affiancato alla produzione in feltro anche quella di cappelli Panama, diventa oggetto del desiderio, prodotto ricercato eppure immediatamente riconoscibile, diventa opera d’arte da mettere, soggetto di mostre, documentari, esposizioni, persino soggetto di un francobollo dedicato.

Insomma, è dagli alti, ma anche dai bassi che nasce il mito di Borsalino.

Valentina Siano

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Valentina Siano

Valentina Siano, classe ’88, professoressa per amore, filologa per caso. Amo la scrittura come si amano quelle cose che ti riescono al primo colpo, non sapresti dire bene come. Scrivo di cultura e spettacolo perché amo il cotone verde del mio divano e il velluto rosso dei sediolini dei teatri. Leggo classici, divoro serie, colleziono sottobicchieri. Sono solo all’inizio della mia scalata alla rubrica gossip di Vanity Fair.
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