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La Corte Suprema gioca con il corpo delle donne

L’America è tornata indietro di 50 anni.

È difficile comprendere cosa spinga un essere umano ad arrogarsi il diritto di limitare le libertà di un altro essere umano.

Spesso accade che a ricoprire cariche fondamentali per la società siano persone che non dovrebbero occuparle.

Venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito a livello nazionale il diritto all’aborto, annullando la sentenza Roe vs Wade del 1973 che ha garantito tale diritto alle donne per 50 anni. 

La Corte ha preso questa decisione nel caso “Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization”, l’ultima clinica rimasta a praticare l’aborto nello stato ultra conservatore del Mississippi, ratificando quindi la legge emessa da tale stato che prevede il divieto di interruzione di gravidanza dopo le 15 settimane in qualsiasi caso. 

Il verdetto è stato raggiunto con 6 favorevoli e 3 contrari.

La motivazione espressa dai giudici è alquanto scioccante in quanto secondo loro: “la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”, lasciando ai singoli Stati la decisone delle leggi da adottare.

Donald Trump, precedente inquilino della Casa Bianca, aveva nominato tre giudici della corte, spostando verso l’estrema destra gli orientamenti del massimo organo giuridico degli Stati Uniti. 

La Corte Costituzionale è composta da 9 giudici la cui carica è a vita, nominati alla morte o alla rinuncia di un membro, dal Presidente che in quel momento si trova in carica, ciò però espone la Corte ai capricci della politica che nomina di volta in volta i giudici di orientamento affine al proprio.

Subito dopo la diffusione del verdetto gli Stati conservatori hanno vietato o fortemente limitato il diritto all’aborto. 

Su 50 Stati 26 stanno riportando in auge vecchie leggi antiabortiste ed altri applicheranno entro 30 giorni le cosiddette trigger laws, preparate appositamente prima dell’emanazione della sentenza.

Secondo i dati del New York Times saranno circa 37 milioni le donne in età fertile colpite da questa legge. 

Le fasce più povere avranno ulteriori difficoltà, non avendo i mezzi finanziari necessari per intraprendere un viaggio per poter interrompere la gravidanza in un altro Stato. 

La vita di molte donne verrà messa in pericolo a causa di aborti fatti in ambienti non protetti e non da esperti. 

L’America risulta quindi spaccata in due.

Gli Stati del Nord, a guida democratica, hanno immediatamente ribadito la loro posizione favorevole al diritto d’interruzione di gravidanza, che continuerà ad essere praticato.

Alcuni Stati come New Jersey, Oregon, California, Washington, New York hanno annunciato che stanzieranno ulteriori fondi per poter sostenere le donne di altri Stati che decideranno di abortire. 

La popolazione non ha mancato di far sentire la sua voce e numerose proteste sono sorte in tutti gli Stati dopo la decisione della Corte e tuttora sono in corso.

Anche grandi aziende come Apple, Disney, Meta, Microsoft, Netflix, Bank of America e molte altre, si sono schierate contro tale sentenza e hanno deciso di coprire le spese necessarie alle dipendenti che intendono interrompere la gravidanza. 

Sono molti che hanno espresso il loro rammarico per questa involuzione verso cui si sta avviando l’America.

I tre giudici democratici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer, che hanno votato contro l’abolizione della sentenza Roe vs Wade, hanno affermato che : “tristemente molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo”.

La senatrice democratica Alexandria Ocasio- Cortez ha dichiarato immediatamente di: “ aprire subito cliniche per l’aborto su terreni federali negli Stati che lo vieteranno”. 

Dello stesso parere della Ocasio anche la senatrice Elizabeth Warren

Il Presidente Joe Biden ha affermato sgomento, in conferenza stampa che questa è: “una decisione devastante, il compimento di un’ideologia estrema”.

Di ideologia estrema infatti si tratta, di sterile politica che si accanisce sul corpo delle donne, che usa la Costituzione in modo perverso non per tutelare ma per creare discriminazioni.

Il paradosso di questa situazione emerge in tutta la sua devastante potenza se si considera che un giorno prima di questa scellerata decisione gli stessi giudici, che tanto invocano il diritto alla vita, ne avevano presa un’altra di decisione altrettanto scellerata, in quanto hanno abolito una legge dello Stato di New York che vietava di portare con sé armi da fuoco in spazi pubblici.

Considerando che secondo i dati forniti a dall’Universitá del Michigan, nel 2020 le vittime uccise da armi da fuoco sono state 45.222 e di queste 10.186 erano persone comprese tra 1 e 19 anni d’età, diventando la prima causa di morte tra i giovani, non sembra che la prima preoccupazione dei giudici della Corte Suprema, definiti i “saggi”, sia la tutela della vita.

Assurdo essendo avvenuti un mese fa due eventi tragici proprio riguardanti la diffusione eccessiva delle armi, la sparatoria del 14 maggio a Buffalo che ha causato 10 vittime e quella nella scuola in Uvalde dove hanno perso la vita 19 bambini e due maestre. 

Questa che l’estrema destra maschera come tutela della vita non è altro che puro menefreghismo intriso di ideologia estremista che ha l’unico obiettivo di controllare la vita delle persone. 

Di “saggio” tutte queste decisioni non hanno niente.

È la volontà, dettata dall’ottusità e dalla cattiveria, di rimettere indietro le lancette degli orologi e ricreare una società con profonde discriminazioni e soprusi.

Risulta estremamente difficile comprendere le motivazioni profonde di tale volontà, tenendo conto che ormai è risaputo che una società si sviluppa in modo sano se tutti i soggetti che la compongono hanno gli stessi diritti e possibilità.

Beatrice Gargiulo
Fonte copertina Pixabay

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Beatrice Gargiulo

M. Beatrice Gargiulo nata in un giorno e in un anno, come accade a molti, è studentessa di Archeologia. Ama l’arte e la storia. Crede fortemente nel ruolo che la corretta informazione può avere nel migliorare la vita delle persone, facendo da discrimine tra una società giusta e una corrotta.
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