Sociale

L’utopia dei diritti femminili

L’articolo 1 della Dichiarazione dei diritti umani afferma: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali”.

Secondo uno studio dell’UNICEF ogni 5 minuti, in qualche parte del mondo, una ragazza muore a causa di violenze. 

Nascere donna non è facile essendo da sempre oggetto di soprusi e tutt’oggi nel moderno 2020 in tutto il mondo subiscono violenze.

Per quanto in Europa ci sia ancora tanto da fare, in particolare in materia di occupazione, di parità di retribuzione e di violenze e femminicidi, la condizione femminile  non è così nera come in altri paesi del mondo. 

In Pakistan è attualmente in vigore la Sharia ossia la legge religiosa islamica. Frequenti sono gli stupri che la maggior parte delle volte non sono denunciati e nei casi in cui le vittime parlino il colpevole non viene punito. Le violenze domestiche sono all’ordine del giorno e il matrimonio infantile è ancora praticato. 

In Afghanistan la maggioranza delle donne è senza istruzione ciò impedisce loro di avere gli strumenti culturali per entrare nel mondo del lavoro, per essere consapevoli di se stesse, del proprio valore e la possibilità di emanciparsi. I dati di ActionAid parlano chiaro: 

  • il 60 – 80 percento delle donne sono costrette a sposarsi in modo forzato
  • Le bambine costrette a sposarsi sono molte e cominciano a subire violenza tra i 10 e i 14 anni 
  • Elevati sono i suicidi femminili a causa delle vessazioni psicologiche e fisiche subite.

L’India è considerato uno dei paesi più pericolosi per le donne. Anche qui lo stupro è talmente frequente che un rapporto delle Nazioni Unite lo ha definito un problema nazionale. 

Pratica criminale tragicamente usata è quella della sfigurazione con l’acido. Le donne vengono “punite” rovinando il loro corpo con l’acido e quando non muoiono per le ustioni riportate rimangono a vita gravemente sfigurate. Ciò accade per i motivi più futili come ad esempio il rifiuto di una proposta di matrimonio. 

I matrimoni sono spesso stipulati dai genitori e le violenze domestiche sono innumerevoli e frequente è la simulazione di incidenti domestici per coprire l’omicidio della moglie. 

In Arabia Saudita la situazione sta lentamente migliorando. Timidi passi verso il cambiamento delle leggi che discriminano le donne stanno avvenendo. Tuttavia i problemi sono molti ancora. 

Innumerevoli attiviste per i diritti sono state arrestate e sottoposte a torture nelle carceri come ci informa Amnesty International. Oggigiorno in questo paese le donne sono private della libertà. 

  • Non possono sposarsi liberamente ed è un tutore che decide per loro. 
  • Non hanno diritto ad un autonomia finanziaria 
  • Devono indossare il Niqab 
  • Non possono sposare un cittadino straniero senza il consenso delle autorità 
  • Sui mezzi pubblici sono separate dagli uomini.

In Africa le condizioni delle donne sono drammatiche ovunque nel continente. La carenza di ospedali e di cure mediche adeguate rende altissimo il rischio di morire di parto. Le guerre costanti rendono le donne particolarmente vulnerabili e vittime di stupri, infatti dilaga senza freni il virus dell’ AIDS. 

In molti paesi come in Mali si continua a infliggere alle bambine l’abominevole usanza della mutilazione dei genitali causando sofferenze indicibili ed infezioni. 

In Brasile fu solo nel 2006 che fu varata la prima legge contro la violenza domestica, grazie anche all’intenso impegno di molte attiviste tra cui spicca Maria da Penha rimasta paraplegica a causa delle violenze che suo marito le ha inferto tentando di ucciderla per due volte. 

Quella brasiliana è ancora una società prevalentemente maschilista e misogina. Sebbene si professi come stato laico l’ingerenza della chiesa cattolica nella società è fortissima ciò impedisce molto spesso alle donne brasiliane di porre fine a gravidanze indesiderate ed il numero di donne che muore per aver tentato di abortire autonomamente, senza l’aiuto di medici, è altissimo.

 Le donne brasiliane hanno meno possibilità rispetto agli uomini di continuare gli studi e di inserirsi nel mondo del lavoro dove i maschi la fanno da padroni. 

Altra piaga dilagante che ci fa inorridire, come ci informa  Amnesty International, è il traffico sessuale. Giovani donne vengono rapite e costrette alla prostituzione all’interno del paese ma anche esportate in altri stati. La polizia e le istituzioni troppo spesso corrotte non fanno molto per porre fine al fenomeno. 

Il quadro prospettato è ovviamente molto negativo, solo la forza che le donne hanno rende possibile loro la sopravvivenza e anche la lotta che in molti paesi avviene per vedersi riconoscere quelli che sono i diritti base che ogni essere vivente deve avere. 

Fondamentale è l’educazione all’affettività oltre che quella alla sessualità, che deve partire dalle famiglie e continuare in modo massiccio nelle scuole, cosa che purtroppo molto spesso non avviene.

Sebbene ci si scontra con un muro di ignoranza, pratiche culturali retrograde vecchie di secoli che continuano a costituire il background culturale di molte popolazioni e mancanza di rispetto per la vita dell’altro, noi donne resistiamo con tenacia e anche se lentamente cambiamo la società innovandola in meglio. 

Christine Lagarde Direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale ha affermato che in alcuni paesi il PIL potrebbe aumentare anche del 35% se ci fosse una parità di genere. Difficile considerando che in molti paesi le donne subiscono restrizioni in ambito lavorativo e in alcuni casi  non possono lavorare perché le leggi glielo proibiscono.

 Questo ci fa capire come, se ci fosse un minimo di lungimiranza politica e sociale e si puntasse allo sviluppo, al bene comune, superando pregiudizi culturali inutili, ci sarebbe un effettivo sviluppo positivo in tutti i paesi. 

Beatrice Gargiulo

Vedi anche: Diario di una femminista ribelle: “diverso” non significa meno importante

Beatrice Gargiulo

M. Beatrice Gargiulo nata in un giorno e in un anno, come accade a molti, è studentessa di Archeologia. Ama l’arte e la storia. Crede fortemente nel ruolo che la corretta informazione può avere nel migliorare la vita delle persone, facendo da discrimine tra una società giusta e una corrotta.

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