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Calciatori Panini, la storia della nostra infanzia

Ricordo ancora quando alle elementari c’era una piccola bancarella fuori alla scuola con giochi di ogni tipo, e poi c’erano loro: l’album di figurine dei Calciatori Panini.

Mio fratello ne completava uno ogni anno, da grande passionato del calcio, e completava l’album in pochissimo tempo – almeno a me sembrava così.

Quella dei Calciatori Panini è una storia lunga ben 62 anni; 62 anni in cui la Panini contribuisce a far rimanere acceso quell’entusiasmo nei bambini – e non solo – di completare un nuovo album di figurine contenente i propri idoli calcistici.

Infatti, tutto iniziò nel 1960 quando i due fratelli Benito e Giuseppe Panini – fondatori dell’Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini – trovarono a Milano un lotto di vecchie figurine invendute delle edizioni milanesi Nannina.

I due fratelli lo acquistarono, li impacchettarono in delle bustine bianche con cornicette rosse contenenti due figurine ciascuna, e le vendettero per 10 lire l’una.

Il successo che ebbero fu enorme ed incredibilmente inaspettato: le bustine vendute toccarono addirittura i 3 milioni. 

L’anno successivo i fratelli Panini decisero di continuare quest’avventura con i propri mezzi, stampando le figurine e creando il primo album, la cui copertina raffigurava l’attaccante del Milan Nils Liedholm.

Le vendite effettuate furono addirittura quintuplicate, vendendo così 15 milioni di bustine. 

Fu così che nacque ufficialmente la collezione Calciatori.

Oltre alle figurine dedicate alla massima serie, venne creata anche l’edizione dedicata alla Serie B la cui prima collezione fu quella del 1963-64, in cui i giocatori delle squadre venivano raffigurati a coppie – quindi due per ogni figurina –, mentre gli scudetti delle squadre di Serie C ebbero il loro spazio dal 1967-68.

Gli stemmi che vengono raffigurati nel primo album, nonostante siano riportati con una certa precisione, sono stati spesso adattati ad una forma che risulta uguale per ogni squadra.

Per questo motivo la prima edizione dei Calciatori Panini presenta ogni stemma ovale riportato alla forma di un cerchio. Invece, nella seconda edizione i loghi sono stati del tutto sostituiti da scudi “gotici partiti”, dove vi erano i colori sociali nel lato sinistro e la mascotte della squadra – o un riferimento alla città d’appartenenza – sulla destra.

Il Guerin Sportivo – periodico sportivo a cadenza mensile – lanciò, nel settembre del 1928, l’usanza delle mascotte proponendo di associare ad ogni squadra l’immagine di un animale.

Il periodico vuole invitare i suoi corrispondenti ad interrogare gli sportivi della propria città e, tramite dei referendum sulle testate locali, scegliere un animale o un personaggio da poter abbinare alla propria squadra calcistica incominciando dai colori sociali, dallo stemma cittadino o dalla maschera del posto.

Tale idea nacque dal redattore del Guerin Sportivo Carlo Bergoglio, noto anche come “Carlin”. 

Bergoglio classificò in una raccolta i simboli delle compagini calcistiche – che attingeva dal mondo animale (che chiamò animalìe) –, sotto il titolo L’Araldica dei Calci.

Grazie al suo lavoro svolto, nacque un nuovo modo di fare giornalismo che diventò più efficace, la cui immediatezza ne moltiplicò la capacità critica.

Infatti, dall’edizione del 10 ottobre 1928 del Guerin, gli sportivi italiani avevano grande piacere nel riconoscere la propria squadra in uno stemma “nobilitare”, anche se il lato goliardico faceva indurre più al sorriso che all’orgoglio.

Il catalogo creato da Carlin era indirizzato alle società principali, i cui scudetti sono qui di seguito rappresentati:

Le mascotte vennero utilizzate sugli album Calciatori Panini per almeno tutto il primo decennio di edizione, e fu solamente dall’album della stagione 1969-70 che iniziarono a far capolino gli adesivi con degli stemmi più o meno ufficiali.

Per la Panini ci fu un gran da fare negli anni Settanta, in quanto fu un periodo di creatività e sperimentazione ma anche di grande approfondimento.

L’uscita dell’album venne affiancata da quella dell’Almanacco Illustrato del Calcio, edito per la prima volta nel 1971. 

La struttura dei ritratti dei giocatori cambia nel corso del tempo: nel 1969-70 venivano ritratti a figura intera, nel 1971-72 si passa al classico mezzobusto, mentre nell’edizione 1972-73 ci furono le foto dei calciatori in azione, ripresa quattro anni più tardi. Le edizioni successive saranno poi un alternarsi tra mezzobusto e figura intera.

Le mascotte delle squadre cominciarono ad assumere più rilevanza rispetto al decennio precedente, apparendo separati dallo stemma della squadra cosicché si iniziassero a distinguere per bene le due cose.

La popolarità che iniziò ad ottenere la collezioni Panini spinse molti club ad appropriarsi di un vero e proprio logo, lungi però dall’essere concepito come marchio registrato e veicolo di guadagno. Unica eccezione fu la “R” sulle maglie della Lanerossi Vicenza.

Per di più, le squadre che, prima degli anni ’80, decisero di portare sul petto un simbolo cucito si potevano contare sulle dita di una mano. Infatti, oltre alla sopra citata Lanerossi di Vicenza, vi erano:

  • Il Cagliari, che aveva stampato lo stemma della Sardegna;
  • Il Genoa, il cui simbolo era un grifone in campo rossoblù e la croce di San Giorgio “al capo”;
  • La Fiorentina con il suo giglio rosso, principale segno distintivo di Firenze;
  • La Sampdoria, che possedeva lo scudo di San Giorgio al centro del petto, sovrapposto agli “hoops” orizzontali della maglia blucerchiata.

Irene Ippolito

Copertina: Unica Radio

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Iris Ippolito

Sono Irene “Iris” Ippolito, classe 2002 nata e cresciuta a Napoli. Tra un libro ed un altro, ho scoperto di voler lavorare nel mondo dello spettacolo e della scrittura, iscrivendomi di conseguenza al corso di laurea Discipline delle Arti Visive, della Musica e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Salerno. La mia passione per lo spettacolo è nata grazie anche al laboratorio teatrale ScugnizzArt, che mi ha accompagnato alla scoperta di me stessa per ben 3 anni. Lo sport è quel mondo che mi ha dato la spinta di mettermi in gioco nella scrittura, diventando il mio migliore amico.
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