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Scopriamo il Portogallo a passo di Fado

La musica, lungi dall’essere una semplice melodia di accompagnamento della nostra quotidianità e delle nostre emozioni, è un vessillo di identità individuale e collettiva.

Certi generi musicali diventano espressione della storia, del sentimento e dello spirito di un popolo. 

È questo il caso del Fado per i portoghesi.

Il Fado è uno stile musicale popolare, massima espressione dell’anima del Portogallo. Si ispira al sentimento lusitano della saudade: una sensazione di profonda malinconia e nostalgia legata alla rievocazione di un ricordo felice, di qualcosa o di qualcuno assente, di una speranza futura.

Per intenderci è paragonabile alla nostra napoletana appucundria. Il termine sembra essere sorto durante il colonialismo portoghese per riferirsi alla dolorosa condizione degli emigrati lontani dalla patria e dai cari. Per questa ragione sono ricorrenti le figure del viaggiatore e del marinaio. Sebbene la saudade non sia l’unica ispirazione del fado, si può dire che ne sia la principale base poetica e musicale. 

Fado deriva dal latino fatum “destino”. Un’etimologia simbolica per indicare il canto di un popolo che nella sua storia nazionale ha subito duri colpi dal fato, ma che è riuscita a risollevarsi con forza e coraggio.  

Il fado tradizionalmente consiste in una melodia lenta, delicata e sofferente, eseguita da una voce (fadista) che dialoga con una chitarra portoghese a dodici corde e con una chitarra spagnola. 

Le origini del genere non sono certe, diverse sono le ipotesi in campo. Alcuni lo retrodatano addirittura ai repertori dei cantastorie medievali, altri all’influenza della cultura africana durante il colonialismo. 

Secondo l’idea più accreditata, sarebbe sorto nelle periferie disastrate di Lisbona, tra il XVIII e il XIX secolo, nei quartieri malfamati di Alfama e Mouraria. I primi fadisti sarebbero stati delinquenti, perdigiorno e prostitute che facevano risuonare il lamento melodioso della propria misera esistenza in sordide taverne e vicoli angusti. 

O Fado, di José Malhoa (1910), via Wikipedia

L’interprete ideale del fado è il cosiddetto vadio, ovvero il “vagabondo” che non viene invitato, non si fa annunciare e non presenta un repertorio fisso. Canta col cuore nel vero senso della parola, cioè lasciandosi trascinare dalla melodia, “a sentimento”. 

Un’altra teoria sulla nascita del fado ritiene che la sua diffusione sia stata incentivata dal moltiplicarsi del numero dei portoghesi emigrati nelle Americhe per cercar fortuna. Tra il 1840 e il 1940 più di 1.800.000 lusitani si decisero ad affrontare la rotta transatlantica. Un’inezia se paragonata ai 10.000.000 di italiani che fecero altrettanto, ma non si dimentichino le proporzioni rispetto alla popolazione totale (10.000.000 di persone in Portogallo, sei volte di meno degli abitanti della nostra penisola).

Di fronte alla partenza di quasi un quinto dei propri compatrioti, l’anima portoghese non poteva rimanere in silenzio. Ecco allora spiegati i tanti riferimenti alla patria distante, alle abitazioni umili ma calde e accoglienti, ai pochi e poveri prodotti della terra madre cucita nel petto. 

Un pianto sommesso, lacrime che solcano guance scavate dal sole e dal lavoro, il peso del rimpianto e della nostalgia, quella maledetta saudade che trasuda da ogni tipo di manifestazione artistica iberica o latina. Tutto ciò avviene, in ogni caso, quasi con un sorriso beffardo sul volto di chi sa di aver messo la propria anima a nudo, di chi sa di aver perduto qualcosa che ha però amato con tutto sé stesso, di chi sarebbe pronto a vedersi spegnere le luci del grande spettacolo della vita attorno a sé solo a costo di riabbracciare per un’ultima volta i suoi affetti e la sua patria. 

Nella prima metà del XX secolo il fado sviluppò una maggiore complessità testuale e musicale raggiungendo la notorietà internazionale. Non più un canto popolare “maledetto”, bensì un’arte a tutti gli effetti.  In particolare gli anni ’30 e ’40 vengono considerati l’epoca d’oro del fado, poiché in questo periodo il governo (Estado Novo) riconobbe ufficialmente il genere, il cinema e il teatro sfruttarono entusiasticamente il suo repertorio musicale e furono aperti dei ristoranti dove si poteva ascoltare dal vivo (Casas De Fado).

Tuttavia, dietro all’oro si nascondeva il marcio. Il dittatore Salazar era preoccupato che il fado, dando voce alle classi inferiori, potesse sconvolgere l’ordine sociale. Per questo motivo censurò i testi considerati più “compromettenti”, trasformando il genere in uno strumento del regime favorito solo dagli anziani reazionari. Molti fadisti per protesta smisero di cantare.

Con la caduta della dittatura nel 1974, il fado e i suoi artisti riconquistarono la libertà potendo così tornare a testi impegnati dal tono ottimistico e fiducioso che celebravano il riscatto del popolo oppresso. 

È difficile rendere a parole le sensazioni scatenate dall’immersione nell’ascolto dal vivo di uno di questi componimenti. Per fortuna non dobbiamo per forza recarci in Portogallo per godere (almeno in parte) di tale esperienza, ma possiamo trovare dei pezzi anche su YouTube e Spotify. Ricordate però che se siete giù di corda, siete delusi dall’amore o nostalgici, vi conviene rimandarne l’ascolto!

L’esponente più noto del fado è senza dubbio l’insuperabile Amalia Rodrigues, autrice tra l’altro del brano Uma Casa Portuguesa. Nel 1953, questo motivo narrava di un Portogallo frugale, da vent’anni costretto a giacere impotente sotto l’egira della dittatura che impediva qualsiasi sviluppo industriale, condannando il paese a sopravvivere su un’agricoltura a dir poco rurale e su un esteso analfabetismo.

Le note forti e scavate di Amalia sottolineano l’austera dignità della provincia lusitana nonostante tutto: impoverita, ma non per questa pronta a chinare il capo dinanzi al resto del mondo. 

Tra gli altri grandi autori ricordiamo Alfredo Marceneiro, Carlos do Carmo e i più moderni Mariza e Carminho, i quali hanno rinnovato la tradizione con nuovi temi e sonorità. 

Il fado si qualifica come una delle maggiori attrazioni turistiche del Portogallo, in grado di far penetrare i visitatori nella vera essenza del folclore e della cultura portoghese. Nel 2011 è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio intangibile dell’umanità. 

Non immaginate il fado come un genere monocorde e compatto. Attraversando il Portogallo, si ascoltano riecheggiare melodie differenziate da città in città: più urbano ed “educato” a Lisbona, dove lo si può ascoltare nelle osterie e nelle Casas Do Fado; più accademico e rurale a Coimbra; più movimentato e sonoro a Oporto. 

Quando e se vi troverete a passeggiare tra le caratteristiche ruas del Portogallo, tendete bene le orecchie ad ogni angolo: il vostro fado – “destino” o “destinazione” – è lì che vi sta aspettando da qualche parte. 

Giusy D’Elia

Copertina: LaVanguardia

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Giusy D'Elia

Disordinata, ansiosa, testarda, logorroica… ma ho anche dei difetti. I pregi scoprili leggendo i miei articoli! Sono Giusy D’Elia, classe 1997. Studio Filologia moderna perché credo nel valore della cultura umanistica. Ho un mondo dentro che ha paura di uscire, ma La Testata mi sta aiutando a farlo esplodere! Sono la responsabile di Tiktok.
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