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Quella volta che Picasso… rubò la Monnalisa

L’orologio aveva appena battuto la mezzanotte: tempo di distruggere le prove.

Due figure in nero sfrecciarono fuori la porta dello studio e s’immersero nella pesante aria estiva di Parigi. Reggevano con difficoltà una grossa valigia.

Erano diretti sulle rive della Senna.

I due loschi figuri erano Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso. Pochi giorni prima, il 19 agosto 1911, un’incredibile notizia aveva scosso il mondo dell’arte, e non solo: la Gioconda, il simbolo stesso dell’arte, era stata rubata dal Louvre.

Dopo giorni, settimane, in cui la polizia aveva brancolato nel buio, il 29 agosto un uomo si presentò alla redazione del Paris Journal: l’uomo era Joseph Gery Pieret, ma il giornale si limiterà a chiamarlo Il Ladro. Tra balbettii e incomprensibili flussi di coscienza, Pieret raccontò di aver rubato, negli anni precedenti, diversi artefatti dal famoso museo parigino, e di averne venduti due ad un non meglio specificato “amico pittore, qui a Parigi”.

La polizia ci mise poco a risalire ad Apollinaire (di cui Pieret era stato segretario) e, da lui, a Picasso, che con Apollinaire aveva fondato la famosa Bande de Picasso, conosciuta in città come le Bestie di Parigi.

Il caso fu montato e il processo avviato. C’era solo un problema: nessuna prova fu trovata del passaggio della Gioconda nello studio di Picasso… Ma il pittore spagnolo, comunque, non era certo innocente! Sotto le assi del pavimento, la polizia trovò due statuine iberiche, e a nulla valsero le giustificazioni di Picasso: sulla base si leggeva chiaramente “proprietà del Museo del Louvre”.

Erano quelle statuine il contenuto della valigetta trascinata per le strade di Montmartre da lui ed Apollinaire, pochi giorni prima. I due avevano intenzione di gettarle nella Senna ma, una volta giunti sul posto, non avevano avuto il cuore di farlo.

Alla fine, tra isterici pianti davanti al giudice ed ammissioni di colpa (davvero poco degni di una “bestia di Parigi”!), il caso rientrò e Picasso fu giudicato innocente del furto della Monna Lisa, che venne ritrovata poi qualche anno più tardi, a Firenze, rubata da Vincenzo Peruggia.

Si può solo immaginare il sospiro di sollievo che dovette tirare il grande pittore cubista, che era quasi stato tradito dalla sua stessa devozione per l’arte.

Marzia Figliolia
Fonte copertina Informa Giovani Italia

Vedi anche: Picasso dal cuore blu

Marzia Figliolia

Ci sono tre categorie di persone che rischiano di finire sotto una macchina ad ogni incrocio: i distratti; quelli che hanno una melodia in testa e la testa tra le nuvole; quelli che pensano a cosa scrivere nella propria bio quando arriveranno a casa. Io appartengo a tutte e tre le categorie.
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