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Specchio delle mie brame: qual è il filtro da usare?

Chi non ha mai usato filtri per modificare in meglio un selfie o una foto?

Tutti noi vorremmo apparire più belli di come siamo, ma il non accettarsi o il volersi più congrui a determinati canoni sta diventando per molte persone una vera e propria ossessione.

Sono in tantissimi a cambiare totalmente la propria fisionomia attraverso filtri che stravolgono i lineamenti. E allora quando bisognerebbe fermarsi?

La nostra società ci impone continuamente dei canoni di bellezza da dover eguagliare e ciò conduce molte persone a tentare di avvicinarsi sempre di più a questi canoni utilizzando filtri che cambiano totalmente il proprio aspetto. Ecco allora una sfilza di visi tutti uguali con naso dritto e a punta, labbra estremamente carnose, occhi grandi ed espressivi, seni esplosivi, sederi pronunciati, punto vita stretto. 

E dov’è finita l’unicità di ognuno? La propria individualità e personalità? E chi ha stabilito il concetto di quest’odierna bellezza? 

La piattaforma Instagram specialmente, tende a promuovere costantemente filtri che annullano le particolarità del singolo per adeguarsi ai nuovi prototipi, ma, così facendo, provocano gravi disturbi nei confronti di persone tendenzialmente più fragili e insoddisfatte di sé stessi che tendono a vivere una continua contraddizione tra la realtà e la finzione. Sono sempre di più i ragazzi che sfoggiano questi filtri che cancellano ogni impurità e imperfezione tanto da sembrare finti come delle bambole e sono sempre di più quelli che provano vergogna nel mostrarsi in pubblico. Moltissimi altri soffrono di dismorfofobia. 

La dismorfofobia è un disturbo legato alla preoccupazione del proprio aspetto, di difetti che non esistono o che se ci sono, vengono ingigantiti più del necessario. E quindi ci si preoccupa dei capelli, delle rughe, delle cicatrici, del naso, degli occhi, della bocca, etc.

Queste preoccupazioni diventano problemi gravi che non li fanno vivere serenamente e che nella peggiore delle ipotesi, conducono ad una non accettazione e ad un isolamento dalla società. Si vive così in un continuo stato di ansia e stress che indubbiamente non fa bene né alla salute mentale né a quella fisica. E ci nasconde dietro filtri o un’eccessiva chirurgia estetica.

Ovviamente, come per ogni tipo di disturbo, anche in questo caso a stabilire una diagnosi precisa sarà il medico che a sua volta, deciderà il trattamento da sottoporre. In molti consigliano la terapia cognitivo-comportamentale che consiste nell’accettare il problema, analizzarlo, mettersi in discussione.

L’apparenza è un fattore fondamentale per persone che soffrono per il proprio aspetto: si specchiano molto frequentemente per cercare di sembrare quanto più belli possibili o al contrario, si rifiutano di guardarsi, si paragonano continuamente ad altri, vogliono ottenere una sorta di rassicurazione o si isolano per sfuggire da essa.

Sicuramente è un fenomeno che riguarda tendenzialmente l’adolescenza, ma non sempre e non in ogni caso, soprattutto in una società così tecnologicamente sviluppata come quella in cui viviamo oggi che ci bombarda di immagini photoshoppate che ci inducono a ricercare una perfezione che in realtà non esiste. 

E allora, per far sì che lo sviluppo tecnologico combaci con un reale sviluppo, è opportuno usare ogni canale possibile per lanciare un nuovo tipo di messaggio, ossia che la bellezza è soggettiva, relativa e che l’uomo è imperfetto e tale rimarrà e che sono proprio le imperfezioni a renderci maledettamente veri e straordinariamente unici!

Alessandra Liccardi

Fonte copertina Photo Competition

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Alessandra Liccardi

Alessandra Liccardi nasce a Napoli il 19 ottobre del 1995. Laureata in Lettere Moderne alla Federico II e laureanda in Filologia Moderna, ha la passione per i libri, che legge molto velocemente e la musica, infatti ha frequentato una scuola di canto e danze caraibiche. Svolge attività fisica regolarmente perché le piace stare in forma.

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