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Dune: la storia incredibile dietro il film che è, che è stato e che avrebbe potuto essere

Il capolavoro di Herbert è un gioco di suggestioni passato dalla cinepresa del visionario Lynch a quella di Villeneuve ed è il più grande rimpianto di Jodorowsky.

Ciò che accomuna in maniera lampante il libro e gli adattamenti cinematografici dedicati a Dune, è che sono estremamente evocativi. 

Oltre alla fantascienza pura, quella alla Star Wars, per intenderci, la sensazione è che ci sia qualcosa oltre quello che viene mostrato.

Il libro, primo di una lunga e fortunata serie, cela un sottobosco fitto di metafore politiche, esistenziali, inconsce che può conquistare anche i lettori meno avvezzi al genere science fiction. 

Proprio per queste caratteristiche visionarie, il primo adattamento cinematografico di Dune doveva essere realizzato da Alejandro Jodorowsky. Il regista di El Topo e La montagna sacra, lungometraggi surreali che hanno dato il via ad una carriera lunga all’insegna dell’irrazionale, aveva deciso di trasformare il primo libro della saga di Herbert dopo aver sentito una voce che glielo suggeriva in sogno. 

Lesse avidamente il libro, che non conosceva, e preparò un progetto che prevedeva un cast stellare che avrebbe coinvolto Salvador Dalì, Orson Welles e Mick Jagger. Le musiche sarebbero state realizzate dai Pink Floyd mentre costumi e scenografie sarebbero state ad opera di Giger, il pittore svizzero che più avanti avrebbe inventato il design di Alien, insieme all’illustratore Moebius.

Dopo anni di lavoro, per questioni di budget, la realizzazione del film non viene affidata a Jodorowsky bensì a David Lynch, altro maestro visionario.

Siamo nel 1984 e Dune rappresenta la prima collaborazione del lungo sodalizio artistico tra David Lynch e Kyle MacLachlan, che poi interpreterà l’iconico agente Cooper in Twin Peaks

L’attore, all’epoca venticinquenne, è poco credibile nelle vesti di Paul, il quindicenne protagonista della storia. 

Il film viene stroncato dalla critica perché incomprensibile: in soli 137 minuti neanche il genio di Lynch riesce riassumere l’universo sconfinato del capolavoro di Herbert.

David Lynch rinnega la sua creatura: la pellicola funziona, ma non come adattamento del libro. Jodorowsky, la cui carriera subisce una brusca frenata a seguito della delusione subita, dichiara senza giri di parole: “Quando andai a vedere Dune di David Lynch diventai verde per la rabbia… Ma alla fine del film mi rilassai e divenni allegro: il film era una merda. E la colpa non era di certo di Lynch”.

Nel presente, l’ambizioso compito di realizzare Dune è stato affidato al canadese Davis Villeneuve.

Dopo il successo di Arrival, film fantascientifico in cui gli alieni sono un pretesto per riflettere su quanto il nostro modo di comunicare condizioni il funzionamento del cervello, Villeneuve fa di nuovo centro riuscendo a trasporre in maniera convincente e piuttosto fedele Dune.

Il ruolo di Paul è affidato a Timothée Chalamet la cui corporatura esile è perfettamente adatta a interpretare un adolescente.

La figura di Chalamet ha la plasticità di un’opera d’arte barocca e un fascino vittoriano; si staglia nelle scenografie del film come in un quadro, favorendo una perfetta resa estetica.

I costumi, i suoni, i colori, il cast: nulla è lasciato al caso; tutto si incastra per comporre il mosaico necessario a concretizzare la ricostruzione del libro.

Villeneuve ha fatto tesoro dell’esperienza di Lynch e non ha provato a comprimere una storia estremamente complessa in un singolo film. Scelta saggia ma che lascia lo spettatore insoddisfatto a causa all’assenza di un finale almeno temporaneo e parziale.

Rebecca Ferguson come Lady Jessica, la madre di Paul, è perfetta: il fascino algido dell’attrice di origini svedesi, la rende credibile come membro della sorellanza esoterica Bene Gesserit, un’organizzazione di donne dotate di poteri speciali tra cui la voce, ovvero la capacità di imporre la propria volontà attraverso l’uso di ordini imposti a cui è impossibile resistere.

La mancanza di approfondimento della figura dei Mentat, creature dalle capacità logiche potenziate paragonabili a uomini robot, è una grave falla che verrà probabilmente colmata nel prossimo film: non ci resta che aspettarlo con impazienza.

Sara Picardi

Fonte immagine: www.filmstarts.de

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Sara Picardi

Adoro la comunicazione e ho il privilegio di lavorare in questo settore, principalmente in ambito grafico. L’arte ed il gioco sono due delle mie più grandi passioni e trovo si somiglino: permettono di andare in profondità, in se stessi e negli altri in maniera leggera. Venero musica, natura e poesia come divinità pagane; pago loro i miei tributi allevando un gatto con poteri magici, scrivendo e suonando il basso in una band punk. Colleziono crepuscoli, segreti e nuvole delle forme più strane.

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