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Se non è incubo è paralisi del sonno: svegliate Nicolas Bruno!

Tutti desideriamo che i nostri sogni diventino realtà. 

Ma i nostri incubi?

Perché non diciamo mai «vorrei che questo incubo si realizzasse»?

La maggior parte di noi vorrebbe dimenticarli, impacchettarli e spedirli nella parte più nascosta del nostro petto. Non è passatempo comune provare a trasformarli in realtà, ma per il fotografo Nicolas Bruno, questo è esattamente ciò di cui parlano le sue fotografie.

Tutto nasce da un disturbo del sonno che Nicolas scopre di avere all’età di quindici anni, quando non riusciva a dormire e il suo dormiveglia era intriso di atmosfere inquietanti e oscure.

Inizialmente il giovane ragazzo provò ad esorcizzare i suoi incubi con la scrittura. L’uso di un diario dei sogni gli permetteva di tenere impresse su carta tutte le forme e i colori che aveva la sensazione di vedere. 

Successivamente la fotografia ha reso quelle forme e quei colori reali. 

Precisamente il disturbo di cui parliamo è la paralisi del sonno e cioè l’impossibilità a muoversi nel momento prima del risveglio

È un disturbo che dura molto poco, massimo due minuti, ma chi ne è affetto ha la sensazione di essere in quello stato anche da ore. C’è una sorta di non-contatto tra il corpo che ancora dorme e il cervello che è sveglio

Solitamente inizia sempre con un ronzio o una sorta di formicolio nella parte bassa del corpo che poi lentamente arriva alla testa, fino alla paralisi completa degli arti. Colui che ne soffre spesso prova a gridare per chiedere aiuto ma tutto quello che sente è la sua voce che a stento muore in un lamento soffocato.     

Come uscirne? Cercando di aprire gli occhi e facendo movimenti bruschi con gli arti, con lo scopo di risvegliare il corpo che cerca invece di dormire.

Le immagini realizzate da Nicolas Bruno sono vere e proprie rappresentazioni dei suoi incubi. La sua mente genera personaggi e ambientazioni angoscianti che sono sempre legati a un ricordo o a un’emozione della sua infanzia.

Foto © 2021 Nicolas Bruno
www.nicolasbrunophotography.com
Foto © 2021 Nicolas Bruno
www.nicolasbrunophotography.com
Foto © 2021 Nicolas Bruno
www.nicolasbrunophotography.com

Grazie a questi scatti quelle emozioni altrimenti intangibili sono ora in grado di esistere “al di fuori” della sua testa. Con questo processo parla delle sue esperienze, piuttosto che semplicemente tentare di descriverle.

Il diario dei sogni ancora lo usa accanto al letto così da appuntare tutto non appena è sveglio. Disegni, parole e descrizioni lo aiutano a creare le basi per la sua scenografia. È fondamentale mettere subito tutto su carta non appena svegli per evitare che il sogno poi si dimentichi. 

«La paralisi del sonno mi ha aperto un lato della mente che sto ancora provando a capire. Essere bloccati tra il mondo del sonno e la coscienza mi offre una prospettiva nuova. Sebbene ogni esperienza sia fugace, posso iniziare a imparare di più su di me ogni volta che apro il diario dei sogni. Con il passare degli anni, ho intenzione di decodificare più messaggi possibili nei miei sogni, grazie alle mie opere d’arte»

dice Nicolas, che usa la fotografia come strumento terapeutico per far capire alle persone che cosa vive chi ne soffre ogni notte. Uno dei suoi obiettivi infatti è spingere altre persone a liberarsi delle loro esperienze negative facendone degli stimoli positivi per creare qualcosa. 

Un certo riferimento ai grandi del passato lo si trova subito.

Infatti Nicolas ammette di essersi ispirato al mondo Romantico dell’ottocento, ma in particolare alle ambientazioni di Goya e Friedrich.

Gli ambienti di canali paludosi, boschi oscuri e campi aperti servono tutti a influenzare la rappresentazione dei suoi sogni. Più sono inquietanti più sono utili ad esprimere la sua sensazione di angoscia al risveglio. 

Allora se il sonno della ragione genera mostri, svegliate Nicolas Bruno!

Serena Palmese

Foto © 2021 Nicolas Bruno

www.nicolasbrunophotography.com

Vedi anche: Baciati dalla morte: la paralisi notturna 

Serena Palmese

Mi piacciono le persone, ma proprio tutte. Anche quelle cattive, anche quelle che non condividono le patatine. Cammino, cammino tanto, e osservo, osservo molto di più. Il mio nome è Serena, ho 24 anni e ho studiato all’Accademia di belle Arti di Napoli. Beati voi che sapete sempre chi siete.

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