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Rita Atria, il coraggio contro la mafia

Rita Atria nasce in una famiglia di mafiosi. Rita Atria è stata una donna che andrebbe ricordata, sempre.

Ricordiamo la sua storia, una storia di coraggio puro.

Il padre di Rita, Vito, e il fratello di lei, Nicola, erano mafiosi. Vito possedeva sette ettari di terra ed era un pastore. Quando il padre di Rita viene ucciso nel 1985, Nicola medita vendetta. Ma verrà ucciso anche lui, sei anni più tardi.

Il momento di svolta nella vita di Rita avviene quando un’altra donna coraggiosa sceglie di denunciare gli uccisori del marito e di collaborare con la polizia. Piera Aiello, la cognata di Rita, è attualmente una politica italiana ed è la prima parlamentare in assoluto ad essere stata testimone di giustizia. Aiello, dopo aver denunciato gli assassini di Nicola, viene posta sotto protezione a Roma.

Il paese di Rita, Partanna, è davvero piccolo. Ma è uno dei paesi della provincia di Trapani ad essere sottoposto a Cosa Nostra. Rita Atria è fidanzata con un ragazzo, Calogero. Dopo aver appreso che Piera Aiello ha rotto il patto dell’omertà, Calogero non vuole più avere a che fare con Rita.

A poco a poco, nella vita di Rita si delinea un percorso che la condurrà ad un gigante della magistratura italiana: Paolo Borsellino. A soli 17 anni, Rita dice basta e decide di collaborare anche lei con la giustizia.

Conoscendo bene, grazie al fratello Nicola, i coinvolgimenti delle cosche mafiose di Partanna, Marsala, Sciacca, Rita e Piera collaborano con Borsellino (procuratore di Marsala, al tempo) dal novembre 1991. Le loro testimonianze permettono di arrestare numerosi mafiosi, e di avviare un’indagine sull’onorevole democristiano Vincenzo Culicchia, sindaco di Partanna per ben trent’anni.

Rita Atria vive in gran segreto, sotto falso nome, a Roma. Sua madre ha deciso che sua figlia, per lei, non esiste più. Invano Borsellino cerca di mediare: la madre Giovanna di sua figlia non vuole più saperne.

Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino muore nell’attentato, la strage di via d’Amelio, di stampo mafioso. Una settimana dopo, Rita Atria (molto legata, tra l’altro, al giudice) decide di suicidarsi.

Ai funerali di Rita non partecipò nessuno dei cittadini di Partanna, nessuno. La madre Giovanna decide di definire la figlia in questo modo: “fimmina lingua longa e amica degli sbirri”. È proprio la madre di Rita a distruggere la lapide della figlia a martellate.

L’incontro con Borsellino accende la speranza in Rita, la quale racchiude tutti i suoi pensieri in un diario. Nel diario stesso è presente una considerazione importante sulla mafia: prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.

Famoso è il suo tema di maturità, risalente al 5 giugno del 1992, poco prima della morte di Borsellino. Rita decise, all’epoca, di celebrare nel suo tema la figura di Giovanni Falcone, ucciso anch’egli dalla mafia, il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci.

Alcune frasi del tema, anche queste ben conosciute: “l’unica speranza è non arrendersi mai. Finché giudici come Falcone, Paolo Borsellino e tanti come loro vivranno, non bisogna arrendersi mai, e la giustizia e la verità vivrà contro tutto e tutti. L’unico sistema per eliminare tale piaga è rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia che al di fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.

Su Rita Atria si è scritto troppo poco: ci sono alcuni film su di lei (Non parlo più; La siciliana ribelle). Anche il teatro si è interessato alla sua storia, con alcune rappresentazioni come: Il mio giudice; Picciridda; Rita e il Giudice.

Vi è anche l’associazione antimafie Rita Atria, nata nel 1994. Piera Aiello è stata nominata presidente dell’associazione nel 2008.

Dopo la morte di Rita Atria, Piera Aiello continua ad impegnarsi nella lotta contro la mafia: è stata assunta nel 2015 alla regione Sicilia assieme ad altri dodici collaboratori di giustizia; è Presidente onorario dell’Associazione Antimafie e Antiracket- Paolo Borsellino- onlus di Marsala; è Presidente, nel 2017, dell’Associazione Antimafie ed Antiracket “La verità vive” Onlus. Aiello è anche componente della commissione Giustizia e della Commissione parlamentare antimafia.

La memoria di Rita Atria è viva anche nel libro della cognata. Piera Aiello ha scritto un libro con il giornalista siciliano Umberto Lucentini. Un libro commovente, molto umano e che tratteggia una storia di vita vissuta in una zona del meridione segnata dalla violenza e dalla mafia. E nel libro di Piera, intitolato Maledetta mafia – Io, donna, testimone di giustizia con Paolo Borsellino, è ricordato la storia di Rita Atria, una vera e propria eroina dello Stato italiano, sottovalutata ingiustamente.

Aurora Scarnera

Fonte immagini: ANSA / Franco Lannino, malgradotuttoblog, tuttoggi.info

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Aurora Scarnera

Classe 1998, frequenta il primo anno di Filologia Moderna presso l’Università di Napoli Federico II. Giornalista pubblicista dal 2020 e cantante occasionale, scrive articoli dai tempi del liceo. Curiosa del mondo, crede fermamente nel valore dell’informazione e nella forza del suo veicolo trasmissivo.

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