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The Place: quanto sei disposto a pagare?

Lasciatelo chiedere: hai un desiderio irrealizzabile?  

Non mentire, sì che lo hai. E se ti dicessi che c’è qualcuno che può trasformarlo in realtà ma a delle condizioni eccezionali, cosa faresti?  

Qualunque cosa? Bene. Allora il bar The Place è il posto che fa per te.  

The Place, film del 2017 diretto dal regista Paolo Genovese, sbarca in questi mesi sulla piattaforma Netflix e narra il concatenarsi di eventi e di persone le cui vite subiscono una svolta entrando in contatto con l’omonimo bar.  
 
Dall’insegna semplice in neon rosso, nessuno potrebbe credere alla storia che si cela dietro quel piccolo locale.  
Ma un occhio più attento noterebbe, seduta all’ultimo tavolo vicino la finestra, una figura dal fare professionale intenta a sfogliare una grossa agenda nera e a ricevere, nel corso della giornata, visite da personaggi più disparati – e disperati – pronti a chiedergli favori del tutto singolari a cui solo lui può dare concretezza, dal ritrovare la fede al guarire dall’Alzheimer. In cambio, i suoi clienti saranno chiamati a compiere azioni in alcuni casi molto semplici o, il più delle volte, per nulla nobili, come lo stupro o l’omicidio.   
 
Nessuna informazione sul nome dell’Uomo e sul suo reale lavoro, nessuno che si chieda cosa spinge quest’individuo ad ascoltare tutti i giorni delle richieste assurde che, inspiegabilmente, vengono esaudite dopo aver pagato l’amaro pegno.  
Nessuno che noti l’ambiguità della cosa.  
Nessuno. Tranne Angela, la cameriera del The Place.  
Lei sola sembra accorgersi dell’andirivieni di gente che scorre nel bar con un unico obiettivo, e, soprattutto, sembra essere l’unica a scorgere la tristezza e la pesantezza che si nascondono dietro agli occhi dello strano benefattore, il quale, ogni giorno, guardando sulla sua agenda, trova soluzioni ai problemi dei suoi visitatori. Ma a quale prezzo?  
 
Come lo stravagante protagonista tiene a sottolineare, le proposte che egli stesso pone per esaudire i desideri, per quanto terribili, non sono impossibili da realizzare.  
Sta al buon senso delle persone riuscire a scindere quella che è la strada giusta da percorrere dalla loro ossessione per ciò che si portano nel cuore e nella testa. E, seppur con un po’ di tentennamento, alla fine tutti decidono di assecondare la richiesta per portare a termine la loro sfida.  
 
Tutto questo male che a sua volta genera male e lega in maniera indissolubile gli assidui frequentatori del The Place, portano l’Uomo misterioso a logorarsi nel riferire ciò che, in realtà, non sembra essere una sua personale proposta, ma che legge semplicemente su quell’altrettanto misteriosa e sinistra agenda nera.  
Quasi come se lui fosse solo il tramite di una volontà più grande.  
 
Genovese ci accompagna in un insieme di storie collegate fra di loro dal destino o, più semplicemente, dalle fragilità comuni degli esseri umani, tenendoci incollati allo schermo senza cambiare scenografia e raccontando la quotidianità di un bar che, nel profondo, di quotidiano nasconde ben poco.  
L’eterna lotta fra ragione e sentimento o, forse ancora più calzante, fra bene e male, è quella a cui vengono sottoposti i clienti dell’Uomo, il quale viene a confrontarsi con la medesima realtà e con la cara Angela – nome casuale? – che riesce a ricordargli che c’è sempre un modo per poter cambiare le cose.  
Ovviamente, nemmeno a dirlo, col dovuto prezzo da pagare.  
 
Ilaria Aversa

Vedi anche: Vita semper vincit: La poetica del dettaglio nelle opere di Marcello Aversa

Ilaria Aversa

Classe 1996, Ilaria Aversa nasce a Sorrento in un lunedì di giugno. Fortemente convinta che la pasta sia il suo unico credo, si è laureata in Storia dell'Arte, dimostrando di sapersi concentrare ed impegnare seriamente, ogni tanto. Ama prendersi poco sul serio, infatti la sua massima più ricorrente è "Almeno sono simpatica". O, almeno, lo spera.

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