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Death Stranding: quando un videogioco si trasforma in un film

Malato di videogames e serie tv? Ecco il gioco che fa per te! 

Di’ addio alla tua vita sociale e alla sessione.  

Il game designer giapponese Hideo Kojima e la sua équipe  hanno realizzato un nuovo videogioco: Death Stranding, pubblicato l’8 novembre 2019 da Sony Interactive Entertainment per Ps4 e Windows.  

La tecnologia galoppa inarrestabile abbattendo le barriere dell’impossibile. Da PAC-MAN a Super Mario il mondo videoludico ne ha fatti di progressi. Kojima ha definito il suo percorso di sviluppo come una corsa allo spazio, con la metafora di un razzo spaziale potenziato che avrebbe consentito persino di puntare a Giove.  

Death Stranding abbraccia generi diversi senza rientrare a pieno titolo in nessuno. È stato definito un videogioco d’azione o stealth, ma ogni rigida etichetta sembra riduttiva, dal momento che si interseca anche con la letteratura e il cinema. L’autore non si è fatto mancare niente riuscendo a conciliare le sue passioni. Ha iniziato sognando di fare il regista e scrivendo racconti che nessuno leggeva ed ha finito per stravolgere il mondo dei videogiochi, classificandosi al sesto posto tra i migliori creatori (IGN). Le trame mature e sofisticate sono la sua specialità già dai tempi di Metal Gear, il suo trampolino di lancio. 

Con l’ultimo prodotto ha fatto un passo in più. Il titolo rimanda allo spiaggiamento dei cetacei e, di fatti, l’immagine simbolo è proprio quella di una spiaggia caliginosa invasa da balene morte, visione già conturbante come il trailer stesso che, da subito, aveva promesso bene, sottintendendo una storia interessante da scoprire e da giocare. 

Una distopia post-apocalittica ambientata negli Stati uniti d’America devastati dalla cronopioggia e dalle CA. L’avvenuto Death Stranding ha stroncato il confine tra i vivi e i morti, le cui anime, attraverso la dimensione di collegamento nota come Spiaggia, si ricongiungono ai corpi sottoforma di “Creature Arenate”, causando le voragini, cioè esplosioni della crosta terrestre. Quando ciò avviene si scatenano le suddette cronopiogge, che hanno il potere di deteriorare invecchiando tutto ciò che toccano, uomini compresi. Dunque, nessuno ha più il coraggio di uscire di casa e le città distrutte si isolano a formare delle colonie (chiamate nodi – “knot”). In un mondo del genere la semplice mansione di corriere diventa eroica – e qui mi viene da pensare alla pubblicità di Zalando. Il protagonista Sam Porter, a seguito di un incidente, si ritrova a svolgere la sua mansione per conto di una compagnia chiamata Bridges, che svolge ruoli governativi e, tramite le consegne, cerca di riconnettere tra di loro le città e salvare l’America. Sam è l’eroe della storia che materialmente tenta l’impresa, battendosi con le CA e altri nemici, di cui il principale è Higgs, dotato della facoltà di controllare le creature.  

Come si può notare, il plot è abbastanza particolare e complesso, non facilmente comprensibile senza l’ausilio di spiegazioni, tant’è che durante le prime ore di gioco si rimane spaesati. Ancora mi chiedo come al creatore sia venuto in mente un trip del genere. Man mano si complica ulteriormente di segreti, nuovi personaggi e colpi di scena. Un altro elemento importante e perturbante sono i BB (Bridge Baby), neonati prematuri che, stando a cavallo tra vita e morte, permettono di rilevare le CA, per cui accompagnano i corrieri nelle missioni, stabilendo con loro una speciale connessione mentale (occhio al BB di Sam che già compare nel trailer!). 

Vi sarà sembrata la trama di un romanzo o di una fiction, ma dov’è il gioco?  La stessa sensazione si prova durante le prime ore, in cui il ruolo del giocatore è abbastanza piatto e intervallato da interminabili scene che, c’è però da dire, “imballano” e sono piacevoli al pari della nostra serie tv preferita. Il gioco fondamentalmente consiste nella consegna di pacchi attraverso un percorso che percorre tutta l’America e mira a riconnetterla. All’inizio risulta un po’ noioso, in quanto le difficoltà consistono nel mantenere in equilibrio il peso del carico affrontando territori impervi e schivando le CA. Andando avanti le difficoltà delle missioni aumentano e finalmente si combatte con i nemici, seppur anche i combattimenti durino ore… nel complesso il ritmo è un po’ lento e ripetitivo. 

Il gioco è open world perciò dà grande libertà di movimento al giocatore che può scegliere come raggiungere l’obiettivo, gli oggetti da utilizzare, la strada da percorrere, come affrontare o evitare i nemici. L’esplorazione e la scoperta sono le componenti principali. In più, ha la funzione multi giocatore opzionale che, attraverso il Social Strand System, permette di interagire con gli altri, aiutandosi e  scambiandosi reazioni alla maniera dei social network. Ad esempio, se per scalare una montagna  costruisci una scala, il giocatore dopo di te potrà usufruirne e lasciarti un like. La volontà di Kojima, come ha spiegato nelle interviste, è quella di “connettere” formando un gruppo telematico affinché il giocatore non si senta solo, ma senza competizione. Questo messaggio di gentilezza e solidarietà nasce da spunti autobiografici, infatti, ha raccontato di aver sofferto di depressione e solitudine. All’interno del gioco sono nascosti vari significati allegorici che ci fanno capire come si voglia andare oltre la semplice funzione ricreativa .   

Uno dei punti di forza maggiori è lo sfruttamento della tecnica della motion capture. La perfezione dei dettagli è davvero impressionante e realistica, caspita se sembra un film! Dietro i personaggi si nascondono i volti e le movenze di veri attori. Il cast è composto da Norman Reedus (Daryl Dixon in The Walking Dead) nel ruolo di Sam, Léa Seydoux (Fragile), Margaret Qualley (Amelie) e Mads Mikkelsen, la cui interpretazione di Cliff è stata premiata come la migliore, durante i Game Awards 2019. In quest’occasione il videogioco ha ricevuto anche altri due premi: uno per il Best Game Direction e l’altro per la colonna sonora.  

Death Stranding ha riscosso un grande successo di critica, consacrandosi come uno dei migliori giochi dell’ultimo decennio e il migliore dell’anno. Se ci avete già giocato non potrete dissentire, altrimenti, immagino non starete nella pelle dalla curiosità! Non smette di far parlare di sé, scatenando addirittura divertenti parodie, tra le quali vi consiglio di dare un’occhiata a quella di Rick and Morty.

Adesso vi saluto, ho un pacco da consegnare! 

Giusy D’Elia  

Vedi anche: Social, fake news e politica: quando le notizie fanno i fatti

Giusy D'Elia

Disordinata, ansiosa, testarda, logorroica… ma ho anche dei difetti. I pregi scoprili leggendo i miei articoli! Sono Giusy D’Elia, classe 1997. Studio Filologia moderna perché credo nel valore della cultura umanistica. Ho un mondo dentro che ha paura di uscire, ma La Testata mi sta aiutando a farlo esplodere! Sono la responsabile di Tiktok.

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