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Charlotte York di Sex and the City è davvero un esempio di anti-femminismo?

Cari lettori fan di Sex and the City (e so che tra voi ce ne sono molti) oggi vorrei affrontare una questione spinosa ma altrettanto interessante, che ha generato non pochi dubbi tra i binge-watcher di questa serie.  

Il personaggio di Charlotte York rappresenta l’anti-femminismo per eccellenza?  

O, al contrario, è una donna che semplicemente lotta per avere ciò che desidera ed è proprio questo a renderla un’icona femminista? 

Charlotte York, stile anni ’50 che ci ricorda un po’ Audrey Hepburn, l’unica tra le protagoniste ad essere newyorkese di nascita e ricca di famiglia. Lavora in una galleria d’arte per passione e diletto e sin dalla prima stagione sogna un matrimonio da favola con un ricco scapolo newyorkese e di mettere su una tradizionale e felice famiglia (come quella della Mulino Bianco, per intenderci). 

Capirete che quando esce con un uomo lo fa con il preciso intento di trovare marito. Charlotte ci riesce, abbandona il suo lavoro e sposa un uomo ricco e affascinante, ma impotente. Dopo un vano tentativo di portare avanti quest’unione infelice divorzia da lui e dalla sua detestabile madre e, ironia della sorte, si innamora del suo avvocato divorzista, ben diverso dal principe azzurro che aveva sempre agognato: pelato, grassoccio, goffo ed ebreo.  

Ma lui riesce a farla ridere come nessun altro, tanto che Cupido decide di scoccare la sua freccia e i due mettono su famiglia (seppur con molte difficoltà, ma sempre affrontate insieme).  

Mi perdonerete la blasfemia, ma mi piace definire Sex and the City la “sacra Bibbia” delle serie tv, poiché rappresenta una delle prime che racconta il punto di vista delle donne senza censure e senza la pretesa di dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato (altrimenti col cavolo che Carrie sarebbe tornata da Mr Big!).  

Alcune tra le femministe più radicali, però, sostengono una teoria molto forte, ovvero quella secondo la quale Charlotte sarebbe un pessimo esempio per le altre donne e per le più appassionate della serie. 

Secondo tale teoria Charlotte sarebbe non indipendente, bisognosa di aiuto e piena di pregiudizio nei confronti delle donne che non seguono i suoi stessi princìpi di vita. 

La sua più grande vittoria nella vita sarebbe quella di sposare un uomo ricco e comprare un appartamento a Park Avenue. 

Quindi, per i non-sostenitori di Charlotte, tale personaggio non rappresenta affatto le donne di oggi.  

Una donna del nuovo millennio può facilmente rispecchiarsi in Carrie, Samantha o nell’intraprendente donna in carriera Miranda, ma mai in Charlotte. 

La fazione opposta, d’altro canto, tende a difendere Charlotte spiegando che alla base del femminismo risiede la volontà di scegliere liberamente, ed è proprio ciò che Charlotte fa. La vediamo fin dalla prima stagione cercare il matrimonio e dei figli e alla fine, dopo tante difficoltà, li ottiene.  

Dunque, seguendo tale pensiero, non è legittimo attaccare Charlotte perché, proprio come le altre protagoniste, ha “scelto di scegliere” ed ha scelto il matrimonio ed una famiglia. E non è certo attaccabile per questo. 

E voi, lettori? Da che parte state? 

Catia Bufano 

Vedi anche: Rivoluzione sessuale on demand

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Catia Bufano

Laureata in Lettere Moderne, studia attualmente Filologia Moderna presso l’università di Napoli Federico II. Redattrice per La Testata e capo della sezione Fotografia. Ama scrivere, compratrice compulsiva di scarpe, non vive senza caffè. Il suo spirito guida è Carrie Bradshaw, ma forse si era già capito.

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