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L’omosessualità nell’antica Grecia: il ritratto di una società libera

Una delle tesi omofobe più ripetute sostiene che l’omosessualità sia un fenomeno recente e frutto di deviazioni mentali dei nostri giorni.

Spero conveniate tutti che si tratta di un’assurdità.

Sì, sembra paradossale, eppure, quando si parla di omosessualità nel 2020, c’è ancora il rischio di scandalizzare qualcuno che pensa che tutto ciò vada contro i valori della sua fede.

Invece, già duemila e passa anni fa, nell’antica Grecia l’omosessualità era all’ordine del giorno e spoglia da tabù. Addirittura, nel Simposio del maestro Platone, viene citata una parola che, ai nostri giorni, sarebbe ai limiti del legale: pederastia, e, parlando dell’anima, attribuisce a questo fenomeno un vero e proprio valore escatologico.

Ma che cos’è la pederastia? Non era null’altro che un rapporto, sessuale o non, compiuto da un erastès (solitamente un uomo anziano) ed un eròmenos (ragazzo sulla soglia dell’adolescenza), d’altronde, la parola pederastia significa letteralmente “amore per i ragazzi”. Che non si faccia confusione, però, con ciò che noi indichiamo con pedofilia; i rapporti pederastici, di fatti, erano considerati dei veri e propri riti di iniziazione per giovani artisti, filosofi o coloro che intendevano intraprendere una carriera militare. Avere un rapporto con una persona dello stesso sesso, per giunta più anziana, nell’Atene classica non era affatto ragione di scandalo, anzi, per quei giovani che si approcciavano ad una carriera affine a quella del loro erastès, era solo motivo di vanto. Non c’è da stupirsi quando, analizzando mosaici, incisioni o pitture vascolari risalenti a quell’epoca, ci si imbatte in rappresentazioni di uomini dediti alla consumazione di un rapporto sessuale in maniera molto esplicita. Illustri volti della poetica greca, come Anacreonte, a cavallo del V Secolo a.C, usava così brindare con un suo amico più giovane “Bevi, amico mio, alla salute delle cosce delicate e morbide”.

 

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ALT!

Non me lo auguro, ma potrebbe essere che, arrivati a questo punto della lettura, qualcuno di voi avrà pensato che ciò di cui parliamo sia al limite degli abusi sessuali: bene, la risposta è un categorico NO. C’è infatti da dire che, in Grecia, le leggi che punivano le violenze e gli abusi sessuali erano severissime e, al contrario di come spesso capita oggi, un abuso omosessuale, a livello giuridico, era grave esattamente quanto un abuso eterosessuale; la natura sessuale dell’abuso, quindi, non era affatto un aggravante. D’altronde, in Grecia, il problema se ritenere l’omosessualità legittima o meno non è mai sussistito. La modernità di questo popolo su certe questioni si evince dal fatto che parole come “omosessuale” o “eterosessuale” non esistevano, piuttosto si parlava di uomini più inclini a rapporti con altri uomini o con donne a seconda di come si sentivano ispirati. Ed è proprio questo il motivo dell’uguaglianza di pena in caso di atto violento: chiunque può decidere di consumare rapporti con chi meglio crede – nei limiti del lecito – senza necessariamente doversi includere in un orientamento sessuale circoscritto.

 

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Autori come Aristofane, commediografo ateniese, nel suo Uccelli, recitava così:

«Mi piacerebbe una città in cui il padre di un bel ragazzo mi fermasse per strada per rimproverarmi con aria seccata: “Ne combini delle belle a mio figlio, fanfarone! Lo incontri che esce ancora tutto sudato dal ginnasio, e non un bacio, un complimento, un abbraccio! Non gli hai nemmeno accarezzato i testicoli, tu, amico di famiglia”».

Come abbiamo potuto largamente notare, il denotare i rapporti che si avevano con altri uomini era pratica assai corrente per le grandi personalità greche. Di fatti, l’uomo classico ad Atene viveva una duplice sessualità: una privata, in cui consumava con le concubine e con le prostitute, ed una ampiamente pubblica in cui si divertiva con giovani ragazzi, in maniera libera ed esenti da pressioni sociali.

Recentemente abbiamo visto come il nostro Papa si è detto pro alle unioni civili, e la cosa ha profondamente smosso tutti, innalzando il Pontefice Francesco I a uomo moderno e rivoluzionario. Non credo che sia errato dare una definizione del genere, credo sia sbagliato, però, nel XXI secolo, dover ancora specificare che cose del tutto naturali, come l’omosessualità, vadano accettate e rispettate. Leggendo, informandomi e apprendendo dal passato, sono sempre più convinto che il modello di società greco sia quello perfetto non perché assai complesso, ma perché libero.

 

Giovanni Perna

Vedi anche: La natura se la canta e se la suona: il Singing Ringing Tree 

 

La Redazione

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