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L’amore libero cantato da De André

Il cantautore genovese non ha certo bisogno di presentazioni.

De André, con le sue parole, si è fatto portavoce di intere generazioni innalzandone i valori ed evidenziandone le paure più intrinseche.

Il tema amoroso è stato uno di quelli più trattati dal Maestro, mai banalmente e sempre con un’immane vena poetica.

L’amore che De André cantava non è mai da pensare come quello che sempre più spesso intasa le radio o aleggia nelle prime posizioni in classifica. Il suo amore era soprattutto verso una libertà che forse sentiva venirgli privata, o ancora, l’amore verso la natura che in Se ti tagliassero a pezzetti fa da sfondo alla vicenda amorosa di due amanti, uno è l’autore e l’altra? Con una superficiale lettura, chiunque sarebbe portato a dire che si tratti di una ragazza del quale Faber fosse infatuato, ma conoscendo minimamente il pensiero libertino dell’autore la risposta è chiara: la sua amante è la libertà!

 

“Signora libertà signorina fantasia

Così preziosa come il vino

Così gratis come la tristezza

Con la tua nuvola di dubbi e di bellezza”

 

Tutto il brano è dunque un’allegoria, ad una storia d’amore inseguita instancabilmente da un giovane De André saturo di ideali libertini.

Il cantautore immagina un vero e proprio bacio tra sé e l’amata libertà e gli attribuisce un colore ben preciso: il rosso! Non è da stupidi pensare ad un ideale filomarxista.

 

De André

L’autore ci riporta spesso nell’immaginario di un amore quasi fanciullesco, sempre spinto ai limiti dell’intensità, dell’emozione, ma sempre privo di ogni tipo di pressione, sennò che libertà sarebbe? Vedendo il tutto in senso lato, potremmo riportare l’amore per la libertà di De André ad un amore nel senso carnale del termine. Le relazioni, il bene verso un’altra persona sarebbero dunque da prendere sempre in maniera leggera, come un gioco dato in mano al nostro animo da fanciulli.

 

“Persa per molto persa per poco

Presa sul serio presa per gioco”

 

E, anche se proveranno a fare a pezzi la vostra libertà, non temete, perché sarà essa stessa a venire da voi in una nuova forma. Sarà, metaforicamente, il vento (simbolo di libertà per antonomasia) a prenderne i brandelli e a riportarli a voi.

 

Se da un lato, De André sembrava essere alla spasmodica ricerca di una libertà che lo facesse sentir vivo, dall’altro conosciamo le sue debolezze quando ci canta degli amori vanificati. Emblematica è sicuramente La canzone dell’amore perduto in cui le costanti della visione della vita del genovese restano immutate. L’elemento naturale è costituito da delle rose, che al loro sbocciar donano a tutti il loro splendore, e da delle viole che sbocciano ogni qual volta due innamorati si giurano eterni in amore.

 

“Ricordi sbocciavano le viole

Con le nostre parole

Non ci lasceremo mai

Mai e poi mai

Vorrei dirti, ora, le stesse cose

Ma come fan presto, amore

Ad appassire le rose

Così per noi”

 

A parlare sembrerebbe la voce femminile della coppia, che ricorda, con una vena amara, la fine del loro rapporto. La fine di un rapporto non è mai cosa semplice, soprattutto quando si sente di aver dato tutto e, se anche con una presa di posizione così forte, non si riesce a smuovere l’animo della persona amata, De André pensa che “quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole d’un aprile” altro non potrai far che rimpiangerne il loro splendido aspetto di un tempo.

De André

Tra le mille facce dell’amore che ci vengono proposte dal cantautore, non può certo mancare quella più impudica tra le tutte. Nella celeberrima Bocca di Rosa il Faber ci designa ancora un’altra visione di amore, anche in questo verso la libertà. Amore e libertà in De André non vanno mai considerati fatti scollegati fra di loro. La Bocca di rosa del testo non è nemmeno da considerarsi, come spesso erroneamente il termine viene trasceso al pari di “prostituta”, una donna che cede se stessa per soldi o per meretricio, la protagonista infatti lo faceva per amore, per passione!

 

“C’è chi l’amore lo fa per noia

Chi se lo sceglie per professione

Bocca di rosa né l’uno né l’altro

Lei lo faceva per passione”

 

La ragazza in questione si ritrova però a vivere gli attacchi e i pregiudizi da parte degli abitanti di Sant’Ilario, il paese che la sta ospitando. Il fatto curioso è che costoro inveiscono contro Bocca di rosa ancor prima che compisse il suo operato, sintomo di una grave ignoranza, di tanto pregiudizio, e di una mentalità molto chiusa, la quale stava strettissima a Fabrizio De André. L’autore, dichiaratamente anarchico, si lascia andare anche ad un riferimento ai gendarmi, chiamati per allontanare Bocca di rosa dal paese, battezzandoli come “sbirri” nella prima versione del testo. Al momento dell’addio di Bocca di rosa a Sant’Ilario, tutta la comunità, la stessa che l’aveva ferita e vessata, era riunita per salutarla. La scena che ci viene proposta è di una bellezza beffarda che solo un genio come De André potrebbe darci:

 

“Persino il parroco che non disprezza

fra un miserere e un’estrema unzione

il bene effimero della bellezza

la vuole accanto in processione.

E con la Vergine in prima fila

e bocca di rosa poco lontano

si porta a spasso per il paese

l’amore sacro e l’amor profano.”

 

 

Anche un uomo di fede, riconosce in Bocca di Rosa l’armonia che Faber descrive “il bene effimero della bellezza”. Oltre i pregiudizi, oltre i dogmi e le credenze che affliggono gli uomini e creano barriere di distacco, c’è la forza dell’amore. Quell’amore che non è mai da intendersi solo come atto fisico, perché, anche dinnanzi ad un prete, Bocca di rosa sa metter l’amore sopra ogni cosa.

 

 

Giovanni Perna

Vedi anche: L’omosessualità nell’antica Grecia: il ritratto di una società libera

La Redazione

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