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Eleonora de Majo: Napoli dietro gli occhi

A ventisei anni siamo giovani. 
Qualcuno è laureato, qualcuno lavora, qualcuno fatica a rimettersi in piedi. 
A ventisei anni nessuno ci vieta di metterci in politica, abbiamo l’età anagrafica giusta, ma c’è egualmente una patina di ansia che può avvolgerci. 
A ventisei anni potresti avere difficoltà ad essere riconosciuto in un effettivo ruolo politico, potresti sentire gli schiamazzi di chi non crede in te e demoralizzarti. 
I ventisei anni di oggi sono strani, sono un ibrido, sei adulto, ma non lo sei e questo solo perché l’età anagrafica spesso viene universalizzata, intrisa di uno strano pregiudizio: – Sei troppo giovane per…- 
 
 
A ventisei anni, Eleonora de Majo è stata eletta in consiglio comunale con la lista DEMA. Oggi è l’assessora alla cultura e al turismo della città di Napoli. 
 
 
Oggi non parleremo solo di Napoli, di ciò che sta accadendo e delle evidenti difficoltà che il settore culturale dovrà affrontare, oggi questa Napoli la raccontiamo attraverso gli occhi dell’Assessora de Majo e, attraverso quegli occhi, cercheremo di conoscerla meglio, giungendo, poi, all’acume del dibattito culturale: la cultura cosa ci regala se non la cultura stessa? 
 
 
«Il 2016 è l’anno in cui si scommette in un esperimento amministrativo, quello del secondo mandato di de Magistris e di un movimento civico plurale di cui DEMA era una parte importante. Le chiedo come è arrivata a tutto ciò, da cosa è partita e come sente questo ruolo». 
 
Ti calza? 
 
«Sono un’attivista. Ho sempre fatto politica militante, fin da giovanissima. 
Ho iniziato nei collettivi studenteschi, poi nel movimento universitario contro la riforma Gelmini e poi, nel 2009, sono arrivata ad Insurgencia, il mio centro sociale. Nel 2016, dopo lunghe settimane di discussione interna al centro sociale ma che si nutrivano anche del dibattito cittadino, abbiamo deciso di scommettere sull’internità al progetto amministrativo di Luigi De Magistris, un progetto che si presentava e si presenta in assoluta discontinuità sia con gli schieramenti di centro destra e di centro sinistra, vicino ai movimenti sociali e alle istanze civiche.
 
Così mi sono candidata e con 1977 voto sono entrata in consiglio comunale. Così è cominciato il mio percorso nelle istituzioni, a ventisei anni e oggi, che ne ho trentuno, sono in Giunta, ma continuo a considerarmi uno strumento a Disposizione della collettività.

Ricopro un ruolo importantissimo, in una città che ha un patrimonio culturale, artistico, monumentale straordinario. Di questo sento tutta la responsabilità ma questo è anche il motivo per cui, fino a qualche settimana fa, potevamo vantarci di una programmazione ricchissima e di una offerta plurale e densa.
 
Ora tutto è cambiato per via delle misure anti-contagio, ma noi abbiamo scelto di non fermarci, di non restare con le mani in mano aspettando tempi migliori».  
 
 
 
Com’è il rapporto con i cittadini votanti? Con un ruolo come il tuo, si è esposti a una marea di opinioni. 
 
«Io cerco di non mediare mai il rapporto con la città, con i cittadini. Cerco sempre un contatto diretto nelle strade, negli incontri ma anche tramite i social network che mi aiutano soprattutto in questo periodo a non perdere la comunicazione. 
 
Anche se non è semplice ed è una sfida quotidiana cerco comunque di rimanere coerente con Le mie idee. E a dirla tutta non mi è mai accaduto di dover fare scelte di compromesso, anzi. Credo invece di aver portato, ovviamente insieme ad altri, in questi anni all’ interno del palazzo Le istanze delle collettività, dei movimenti, dei comitati. Alle volte trovando soluzioni, altre garantendo almeno la possibilità di ascolto». 
 
 
 
Con una battuta potremmo dire che Eleonora, occupandosi di cultura e di turismo, fino a qualche settimana fa era impegnata a promuovere e organizzare attività che prevedevano assembramenti.
 
“Assembramento”, un termine che ora come ora ci spaventa e ci fa pensare quasi che non riusciremo mai e tornare alla cara vecchia vita sociale pre-Covid19. L’Assessorato, mi spiega, stava lavorando già dallo scorso novembre a tanti eventi, tante iniziative che sarebbero state il cuore pulsante della primavera della città, un modo di invogliare chiunque a venire a Napoli . Avevamo in programma un giugno pieno di concerti e di iniziative.
 
Ma come ben sappiamo, le cose sono andate diversamente, 
 
L’Assessorato, quindi, si è mosso in una direzione diversa rispetto a quella del fermare la cultura.  
 
La cultura cosa ci regala, se non la cultura stessa? 
 
Ecco, discendiamo da un pensiero malsano, pragmatico in senso negativo per cui fare arte, cultura di qualsiasi genere, sia una sorta di hobby. L’Assessorato ci ha mostrato, durante questa quarantena, che la cultura è la modalità più ampia di smart working, la modalità più ampia di aggregazione ANCHE a distanza. Una potente arma contro la depressione e un forte mezzo di attaccamento alla vita. 
 
Le dirette che l’Assessorato si è predisposto giornalmente, ci accompagnano dall’inizio della quarantena e continueranno finché ce ne sarà bisogno. 
 
«Un lavoro della seconda fase di programmazione che abbiamo riscontrato come necessario è quello della fascia kids. Alla base, l’idea è nata per non fermare la cultura, sostenendone sin sa subito la ripartenza del ruolo che occupa. 
All’inizio, eravamo noi a contattare gli artisti, poi, gli artisti hanno iniziato a contattare noi e chi si è più divertito si è anche riproposto. Un meccanismo a due velocità che pone ottime basi per quello che stiamo cercando di creare. 
Quest’anno stavamo organizzando la ventiseiesima edizione del “Maggio dei monumenti”, un punto cardine della nostra attività culturale. 
Il tema è “Giordano Bruno: 20/20, la visione contro le catastrofi”, un tema assolutamente calzante, ma, paradossalmente, scelto prima dell’emergenza». 
 
 
Dopo l’emergenza non saremo più gli stessi, è innegabile. 
 
A risentirne potrebbe essere la cultura, quel ramo bistrattato della società, quel varco temporale nella bellezza che ci trasciniamo da tempo immemore, pesanti di una storia intrisa di ogni genere di cultura e vita. 
 
Oggi noi parliamo di un “potrebbe”, seppur si dà per scontato che sarà proprio questo settore a risentire maggiormente dell’emergenza che stiamo affrontando. Ma noi continuiamo con un “dovrebbe”, perché speriamo.

Speriamo che quello che Eleonora ci ha raccontato sia un humus da cui rinascere ancora più fertili e consapevoli. 
 
«Certamente la scommessa è sull’autunno. 
Ci concentreremo e impiegheremo le nostre forze affinché l’autunno prossimo sia il nuovo inizio, procedendo in maniera modulare e in concomitanza con le direttive del Governo per la ripresa delle attività. 
 
Un turismo di vicinanza, questo è quello che ci aspettiamo e ci auspichiamo per la nostra città che, però, non pensa solo a se stessa, al contrario si farà partecipe di iniziative per promuovere tutto il paese.
Sarà una ripartenza dura, complessa, ma noi ci siamo.» 
 
 
 
E voi l’avete vista? 
 
L’avete vista Napoli dietro gli occhi di Eleonora? 
 
Io sì, e, onestamente, ci ho scommesso. 
 
 
 
Benedetta De Nicola

Benedetta De Nicola

La biografia breve è talmente breve che posso solo dirvi che mi chiamo Benedetta De Nicola e interpreto la parte principale nel film drammatico “Volevo studiare, ma ho fondato La Testata”.

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