Come un’alba infranta di Gianni Scudieri: ricostruendo una nuova era

Come un’alba infranta di Gianni Scudieri, un libro che ci racconta 90 artisti del passato, ma che possiamo ricostruire per segnare una nuova era.

Dopo aver disinfettato le mani, messo la mascherina e parcheggiato la macchina – durante una tiepida mattinata d’ottobre – una giovane redattrice e un affermato scrittore – in un bar tra Poggiomarino e San Giuseppe, che divide i rispettivi paesi di appartenenza – ad un metro di distanza, hanno demolito le restrizioni, l’età, i confini con la loro immaginazione.

Proprio così, questo fugace incontro con Gianni Scudieri è stata una ventata d’aria fresca, uno squarcio di luce nella tempesta, una illuminante avventura che ha scavalcato continenti ed epoche storiche; dimenticando per un po’ l’amuchina, i dpcm e le dirette di De Luca.

Sono qui a raccontarvi questa mattinata, così, da far viaggiare anche voi con noi.

Gianni – mi permetto di chiamarlo per nome proprio per la simpatia condivisa – riesce a mettermi subito a mio agio e, sorseggiando il nostro caffè cocente mi parla di sé e dei suoi libri. Andiamo in ordine cronologico, il primo, uscito da un mese, Io e il rock! con la prefazione di Edoardo Bennato, che ci illustra quello che per l’autore è il periodo migliore dell’arte: dalla metà anni Sessanta fino a metà degli anni Settanta, un momento vissuto in prima persona, ricco di trasformazioni e di vitalità.

Lo scrittore, affascinato, mi racconta di come sia stata fondamentale per lui la Beat generation, in particolar modo dal libro cardine, On the road, un romanzo rivoluzionario di Jack Kerouac, che ha portato i giovani – cresciuti a pane e rock ‘n roll – a prendere coscienza di sé e a cogliere tutto subito, nella piena filosofia del famoso carpe diem latino, per liberarsi dalla schiavitù ancestrale dei loro genitori.

Dopodiché mi porta durante la rivoluzione dei costumi, nata con il ‘68 e che ha avuto come emblema il festival di Woodstock del ’69.

Ad un tratto, però, leggo la delusione negli occhi, “purtroppo non siamo arrivati a un punto di rivoluzione sociale, perché è stata una rivoluzione borghese non popolare e la rivoluzione si vince solo quando è popolare”.

Gli domando, perciò, come ha vissuto, da adulto, l’innovazione tecnologica degli ultimi anni. Mi rivela che, secondo lui, la tecnologia abbia bloccato le capacità creative dell’individuo.

Ribatto che potrebbe, però, essere un’arma, dei giovani, per una nuova rivoluzione: non facendoci assoggettare da questa ma usandola per vincere l’alienazione in cui cercano di intrappolarci. Annuisce e sorride, vedendo l’adulto e la ragazzina che non sono poi così distanti.

Torniamo ai suoi libri, mi racconta di Una disperata ricerca del 2017, dove, attraverso la scrittura, prova a trovare l’amore, inteso come rapporto di coppia che non può essere eterno, supportato da una passione e sentimento.

Concludiamo con l’ultimo, Come un’alba infranta, un saggio romanzato uscito meno di due mesi fa, dove vivono novanta personaggi della letteratura, della musica, dell’arte, tutti accumunati dalla pazzia.

Cito istintivamente Kerouac che mi aveva nominato poco prima: “Le sole persone che mi interessano sono quelle che bruciano, i pazzi della vita”.

Gli chiedo se fosse anche per lui così.

Annuisce e specifica che ha scelto questi artisti proprio perché hanno lasciato la vita presto ma che hanno tutti dato qualcosa di importante: Luigi Tenco, Jim Morrison, James Dean, Vincent van Gogh, Rodolfo Valentino, Steve McQueen, Edgar Allan Poe, Fëdor Dostoevskij, Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Jimi Hendrix, Amy Winehouse, Charlie Parker, Billie Holiday, Glenn Miller, John Keats, Emily Bronte, Fred Buscaglione, Elvis Presley, Michael Jackson, Buddy Holly e tanti altri.

Gianni mi lascia e autografandomi, come gli avevo gentilmente chiesto, il manoscritto regalato mi dice “non è importante dove andare ma l’importante è andare”.

Ora che sono qui, dopo aver letto ognuno di questi aneddoti, nel ricordo di quella mattinata, posso confermare che l’autore riesce a farli rivivere tutti i grandi miti della storia.

Attraverso le sue parole si può restare meravigliati ad osservare questa alba infranta.

Ora tocca a noi giovani, prenderla, accoglierla e ricostruirla.

 

Un puzzle da ricomporre,

dopo il tramonto,

per una nuova

era.

 

 

Federica Auricchio

 

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