Riusciremo a fermarci?  

Dal momento storico che stiamo vivendo capiremo tante cose, ad esempio che alla fine di questo periodo dovremmo obbligatoriamente cambiare le nostre abitudini (se abbiamo cara la pelle).

Dopo decenni in cui la società dei consumi l’ha fatta da padrone, adesso stiamo pagando lo scotto di un sistema che si basa sull’avere il più possibile la pancia piena.

Con questa pandemia sono finalmente emersi i nostri limiti.

Ma la cosa che più mi preoccupa è che si tende a cercare un “ritorno alla normalità”, ma di che normalità stiamo parlando?

Quella che ci vuole a spendere anche quando non ci serve qualcosa?

Quella che ci fa ingozzare fino allo sfinimento, lasciando a bocca asciutta gli altri?

Quella che pensa a mandare avanti le industrie, invece di capire come fermare il cambiamento climatico?

Ecco, io non voglio un ritorno alla normalità, io non voglio crescere in un mondo dove i soldi sono più importanti della mia stessa vita.

Ma probabilmente non andremo da nessuna parte, perché se non impareremo a collaborare, a comprendere che facciamo tutti quanti parte della stessa razza, un giorno l’umanità non si sveglierà più.

Questo è il secolo cruciale, la nostra ultima chance.

 

Foto di Roberto Filippini

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