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Edgar Allan Poe, lo scrittore visionario tra tormenti e paure

«Reynolds, Reynolds!» è il nome misterioso che il paziente invocava nel suo stato di delirio, mentre attende la morte in un letto dell’ospedale del Washington College. È la notte tra il 6 e il 7 ottobre 1849 e quel paziente in evidente stato confusionale è lo scrittore Edgar Allan Poe.

 

Intrappolato tutta una vita tra genio e follia, è considerato uno dei più influenti scrittori della storia.

“Negli anni intorno al 1830 è sorto un astro letterario che avrebbe influito non solo sul futuro del weird tale ma su quello del racconto breve in generale, modellando indirettamente tendenze e fortune di una grande scuola estetica europea.

Per maggior fortuna di noi americani, quell’astro ci appartiene perché si tratta del celebre e sfortunato concittadino Edgar Allan Poe.

 

[…]

 

Quali che siano i suoi limiti, Poe ha fatto qualcosa che a nessuno era mai riuscito o sarebbe potuto riuscire: a lui dobbiamo il moderno racconto dell’orrore nella sua ultima e perfetta espressione”

 

Howard Phillips Lovecraft descriveva così lo scrittore che più di tutti lo ha ispirato e che ha avuto un forte ascendente sugli autori del genere che gli sono succeduti.

 

Edgar Allan Poe è stato infatti il pioniere di un nuovo tipo di approccio alla scrittura dell’orrore, lontano anni luce dalle tendenze gotiche del tempo. Ha trovato la sua essenza nell’angoscia, nell’inquietudine e nel caos umano, tracciando la strada verso un nuovo concetto di terrore: quello nascosto in ognuno di noi.

 

“Siamo destinati per sempre a stare in equilibrio sul confine dell’eternità senza il tuffo definitivo nell’abisso”

 

La sua influenza, la vita travagliata a una fine prematura avvolta ancora oggi da un certo alone di mistero, lo ha reso senza dubbio un’icona culturale che si è affermata nel tempo e che ancora oggi continua a far parlare di sé. In quel limbo sottile tra tormenti e paure.

 

 

Simone Passaro

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La Redazione

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