Il genio di Picasso

Pittore e scultore di fama mondiale, noto per la sua arte surrealista e cubista, nonché fondatore di essa.

Per festeggiare insieme il suo 139° compleanno, vi illustrerò alcuni dei suoi quadri più importanti.

 

LES DAMOISELLES D’AVIGNON

Creò scandalo questa raffigurazione di quattro prostitute nude di calle Avignone, a Barcellona ed ancora oggi, ci sono diverse interpretazioni sul suo reale significato.
Rimasto incompleto poiché l’artista smise di lavorarci, il progetto iniziale prevedeva l’inserimento anche di due uomini, un marinaio e uno studente.
Con questo dipinto, inaugurò la stagione cubista, infatti notiamo il profilo di un naso su un volto frontale o ancora la testa ruotata sulle spalle, tutto secondo il criterio della visione simultanea da più lati ed infatti il messaggio è proprio quello di riprodurre non solo quello che si vede in un instante, ma di dare una percezione ottica completa.

Ma guardiamo la tela più approfonditamente.

Le donne ai lati sono diverse da quelle del centro e ricordano le sculture africane che erano molto apprezzate all’epoca.
In alto a destra c’è una figura femminile che sta spalancando delle tende e quindi sta per entrare. Il suo corpo ha tonalità più forti rispetto alle altre ed è caratterizzato da forme geometriche. Il suo volto sembra che si stia fondendo con la tenda stessa.
La donna in primo piano ha un aspetto conturbante, infatti Picasso l’ha ritratta da due punti di vista diversi nello stesso momento, cosa impraticabile da fare nella vita.
Inizialmente, si pensava che il quadro rappresentasse un periodo di transizione, in attesa di maturarne un proprio stile, ma studi successivi hanno individuato un chiaro intento nell’opera che è quello di catturare l’attenzione di colui che guarda proprio utilizzando stili diversi tra loro; si pensa poi che il messaggio che trapela sia una riflessione sui pericoli del sesso.

GUERNICA

È uno dei suoi quadri più conosciuti e il suo nome deriva proprio dalla guerra che si svolse nella città di Guernica, che subì un bombardamento aereo durante la Guerra civile spagnola del 1927, provocato da tedeschi e italiani.
Si tratta di una tela di tre metri e mezzo per un’altezza di otto.
La tecnica è cubista ed infatti ammiriamo frammenti che rappresentano proprio la devastazione di quel momento drammatico, in un ammasso di caos e morte.
Anche i colori sono spenti, senza possibilità di intravedere una luce di speranza.
Ma osserviamo nel dettaglio cosa è stato ritratto.
Al centro c’è un cavallo con una bomba in bocca che sembra debba esplodere da un momento all’altro.
A sinistra si vede un toro che simboleggia la Spagna piegata da questa situazione.
La colomba che preannuncia pace sta per scaraventarsi a terra.
Intorno corpi massacrati, tra cui spicca la figura di un uomo con una spada spezzata, segno dell’inizio di una guerra senza pietà, ma dalla stessa spada, ecco che fuoriesce un fiore, come se ci fosse ancora fiducia per un futuro migliore.
Lacerante è la donna, la madre che urla al cielo, affranta, con il grembo del figlioletto morto.
Tutti i corpi sono aguzzati, deformi, fanno pensare ad urla strazianti, di immenso dolore.
Ed infine la lampadina, unico punto luce presente, unico spiraglio di salvezza.
A Parigi, le truppe d’occupazione naziste domandarono a Picasso se avesse fatto lui quest’orrore, ossia quel quadro che stavano osservando in quel momento e lui rispose dicendo che era opera loro.

NUDO BLU

Probabilmente si tratta del suo primo capolavoro, realizzato in seguito alla morte di un caro amico.
Il colore predominante è il blu ed infatti è il quadro emblema della sua fase blu (le altre fasi sono quella rosa, cubista, realista e surrealista) e fu il periodo in cui scelse colori appunto freddi con figure inerte, prive di vita, dagli sguardi persi ed inquietanti.

La morte del suo compagno lo stravolse lo depresse.
Il soggetto ivi rappresentato è seduto come le modelle che posavano nelle scuole d’arte, con la differenza che, in questo caso, la figura è malridotta, magrissima, angosciante, così come Picasso era malinconico e triste allora.

LA CELESTINA

Ed infine, la Celestina, altro quadro legato al suo periodo blu. La donna raffigurata è una figura molto nota e presente in letteratura.
Ha un mantello molto ampio, nero e abbottonato sul petto. Ha i capelli grigi, raccolti sotto il velo.
Ciò che colpisce è l’occhio di vetro con cui sembra lanciare maldicenze, rispetto all’altro con cui pare che osservi criticamente la realtà.
Quasi sicuramente si trattava di Carlotta Valdivia, proprietaria di un bordello di Barcellona, scelta per indicare l’opposizione dell’artista nei confronti della vita, che gli stava sempre più ostile, ma il nome scelto richiama appunto la protagonista del romanzo di Fernando de Rojas, che racconta l’amore di Calisto per Malibea, amore finito tragicamente, in cui la fattucchiera Celestina tesse le briga della storia, quindi tale nome è ancora oggi usato spesso per identificare proprio una persona ruffiana, una sorta di strega.

Concludo con una delle frasi più belle da lui pronunciate: ”Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere”.

 

Liccardi Alessandra

 

Vedi anche Cinque misteri che non conosci sulle opere d’arte – parte 3