Jumpscare, non chiudete gli occhi noi veniamo da Napoli e suoniamo metal

Loro si chiamano Jumpscare, rappresentano quel cataclisma necessario in un intreccio di percorsi che paiono andare in rotte invertite tra loro.

Da una parte c’è Napoli, una città che vive nel costante fermento del suo subbuglio culturale, un multietnico fiorire di background diversificato che rimane però, forse e in alcuni casi, ben ancorato alle radici della tradizione musicale nostrana e canonica.

Dall’altro ci sono loro, battezzati nell’acqua di genesi del Death Metal, quello melodico e scandivo, ma anche quello heavy e anglofono.

Quello delle folle oceaniche da arena di fine anni Ottanta o Novanta, quello etichettato oscuro e che ha scritto pagine di cultura underground.

Un’origine, la loro, anche abilmente miscelate a correnti musicali diversificate e fatte di hard rock, power, metalcore, grind, punk e chi più ne ha più ne metta.

Loro sono di controtendenza nella tendenza, il loro album d’esordio Don’t close your eyes pervade di atmosfere attualissime. Il titolo del disco è il graffiato sussurrare che invita a destarsi dal torpore di un mondo destabilizzato dalla vacuità di beni materiali, in un periodo dove la natura rabbiosa e vandalizzata si frappone all’uomo o dove la condizione sociale diventa alienante.

Questo e tanto altro sono il costituente di un lavoro anticipato dal singolo Dead Boodies, un vero pezzo di denuncia contro l’annosa questione dei loschi interessi derivati dai conflitti mondiali.

Loro sono Kirion Silvano, Andrea Di Martino, Salvatore Ciccarelli, Vic M, Graziano Ciccarelli. Loro sono i Jumpscare, loro sono napoletani e suonano metal, hanno fatto un grande album dall’energia spiazzante, un vero pugno inferto al disordine del nostro tempo.

Li abbiamo incontrati e chiacchierato.

Jumpscare, ammetto che non mi capita spesso di incontrare band melodic Death metal nel napoletano (probabilmente anche per gli ascolti legati al mio lavoro). Diciamo un suono non proprio di origine autoctono e sicuramente influenzato da sonorità che partono da lontano. Ci raccontate la genesi del vostro suono e se il territorio nostrano presenta un buon substrato in cui incanalarvi o un duro terreno musicale su cui attecchire.

«Anzitutto, grazie mille dello spazio e dell’interessante domanda di apertura. Volendo “giocare” con la vostra domanda confermerei nello stesso tempo sia l’influenza che il nostro territorio ha avuto nel costruire il nostro “sound”, sia la nostra estraneità proponendo un genere legato più al Nord Europa (gli esponenti del Death metal melodico sono per lo più scandinavi, ndr), dunque la classica risposta che si dà per gioco in questi casi è: “NI”. Siamo sia estranei che autoctoni al suono del nostro territorio.

Possiamo ben capire che un genere come il nostro, non sia diffusissimo tra i fruitori di musica che non masticano appunto la musica metal in generale, anche se a Napoli, come nel resto della Campania, siamo pieni di tantissimi gruppi del genere, anzi sono più diffusi gruppi molto più estremi di noi.
Quindi, per chi non fruisce questo tipo di musica, in Campania ne trova stranamente una grossa varietà, ne abbiamo veramente per tutti i gusti, per questo motivo la natura delle nostre sonorità è più inclusiva che esclusiva all’una o l’altra cosa.

Sicuramente il metal non è diffuso quanto il pop (in questo senso cozziamo con la proposta “media” della nostra regione), ma comunque la nostra proposta va sempre contestualizzata in un contesto affine al nostro, ma comunque sebbene la nostra proposta sia considerata piuttosto rara, prendiamo molto spunto dal nostro territorio autoctono (i membri della band sono in parte dell’agro nolano, in parte del casertano e beneventano), amiamo il nostro territorio e questo ci ha influenzato anche durante la stesura di questo album, ci sentiamo molto vicini ad esso.

Nei testi di “Don’t Close Your Eyes” è presente tanto della vita che ci circonda, basti pensare alla violenza, basti pensare al disastro ambientale e tutto ciò connesso ad esso.
L’habitat in cui viviamo ha caratterizzato in qualche modo le idee ed il concept del nostro album. Uno dei messaggi chiari che vogliamo dare è appunto quello del non chiudere gli occhi e rivoltarsi contro le situazioni avverse a che quotidianamente subiamo!»

Don’t close your eyes è il vostro ultimo lavoro discografico, da cui è tratto anche il vostro singolo Dead Bodies, esiste un concept dietro la lavorazione di questo disco o l’esigenza di raccontare qualcosa che ha scandito il lavoro?

«Don’t Close your eyes è la voce interiore in tutti noi che ci dice che quello che sta accadendo non va bene. Nel nostro caso non è un sospiro, non è un consiglio, ma sono urla continue… urla che ci indicano di prendere in mano una vita auto-pilotata verso un traguardo non sempre comune.
L’album vuole esprimere quella parte di noi sopita che resta dormiente finché qualcosa di forte non ci scuote fino alle viscere. Questo input ci fa capire che quel “traguardo comune” non è affatto una cosa positiva. Più che vivere, in questo mondo moderno soggiogato dal materialismo imperante, si sopravvive. Viviamo ogni giorno in un mondo flagellato e che flagelliamo con le azioni che la nostra specie umana perpetra nei confronti della Terra stessa ed anche dei nostri simili.

Ogni brano di questo lotto vuole cercare di smuovere caratteri significativi del nostro comune vivere, demolendo quello che è il quotidiano nelle nostre realtà smascherando uno stile di vita dannoso per noi e per tutti gli essere viventi, condannando la guerra e i suoi loschi interessi (Dead Bodiese l’usurpazione del ambiente (Earth Decay), valorizzando i sentimenti che nella società moderna sono resi frivoli e “annacquati” (Falling Tears), ponendo quesiti fondamentali e guardando in faccia al sistema materialistico che impone, come vivere e cosa fare (Mate Feed Kill Repeat), per fare alcuni esempi. Il tutto, unito dal nostro unico motto: non chiudere gli occhi, è tempo di rialzarsi! (Don’t Close Your Eyes).

Dead Bodies dà (secondo noi) un’idea precisa di cosa ci si poteva aspettare nell’album senza dare troppe indicazioni e/o spoiler sul contenuto restante. Siamo legati a Dead Bodies, essendo il primo pezzo composto a formazione attuale. Da questo è scoccata l’ispirazione per il concept e per gli altri brani. Ci teniamo, prima di concludere la domanda, a ringraziare Visualize Prod. con cui abbiamo lavorato per la realizzazione del video, che ha saputo trasformare benissimo in videoclip il messaggio che volevamo dare attraverso la nostra musica!»

“La giornata tipo di una band metal”, o meglio, in un paese vessato (un po’ troppo) da cover band e pochi posti dove si suona dal vivo, come si muove una band come voi per promuovere la propria musica o inseguire un sogno dove la musica ha perso certi connotati piegata un po’ alle logiche del digitale e del clickbait?

«La maggior parte dei nostri concerti li facciamo o fuori regione o all’estero, paradossalmente è più facile suonare a svariati chilometri di distanza che sotto casa, questo è dovuto proprio al fatto che nonostante siamo ben inseriti nel nostro territorio, la fruizione di questo tipo di musica è ancora parecchio underground rispetto ad altri generi. I social e internet sono un mezzo necessario perché ci permettono di arrivare in pochissimi istanti a persone di tutto il mondo.
Attualmente gli spazi, essendosi ridotti all’osso, ospitano pochi concerti sebbene si cerchi di mantenere sempre la qualità al massimo. Non credo che Napoli, la Campania o il Sud Italia abbiano qualcosa in meno del resto d’Italia e del resto dell’Europa, ma posso affermare che sia la mancanza di alcuni spazi, e sia qualche atteggiamento non proprio costruttivo, sono le pecche che ci portiamo dietro e che noi assieme ad altri progetti cerchiamo di far capire che qui i gruppi ci sono, la voglia di fare anche, quindi cerchiamo di costruirci con le nostre mani, giorno dopo giorno, qualcosa attorno a noi.

Ovviamente non vogliamo aprire il tristemente noto dibattito contro le cover band e/o tribute band, siccome rappresentano un altro tipo di proposta e di spettacolo rispetto a band come la nostra, anche se ci vorrebbe qualche club che sia un po’ più ben disposto verso il nostro genere di musica. Quello che ci vuole è perseveranza e il riacquisire degli spazi che permettano a band come la nostra di esprimersi per un pubblico mirato.

Alla fine la nostra giornata tipo in questi casi è lavorare con situazioni che propongono la nostra musica nei canali giusti, e siccome sappiamo del troppo monopolio di certi tipi di spettacoli, ragioniamo su cosa è meglio fare per noi, ovviamente non escludiamo mai la collaborazione con nessuna realtà. Siamo persone inclusive, con un atteggiamento costruttivo dall’inizio alla fine della giornata. Ci farebbe di certo più piacere fare più date in zona, perché quelle che si sono fatte in Campania o a Napoli sono state bellissime e con una buona risposta, confidiamo nel futuro e continuiamo per la nostra strada a testa alta.»

Libero spazio, raccontateci qualcosa, se volete, rispetto alla vostra esperienza musicale, a un brano in particolare, ai vostri personali percorsi o qualcosa relativo al vostro prossimo futuro.

«Riguardo il nostro prossimo futuro: Essendo che siamo freschi dell’uscita e della promozione di Don’t Close Your Eyes, non avevamo moltissime ispirazioni nel produrre nuovo materiale inedito. Certo, durante questo periodo ognuno di noi ha partorito qualche giro di batteria, qualche riff, insomma… qualche idea in generale, ma di comune accordo abbiamo deciso di non focalizzare le nostre energie nel comporre roba nuova, siccome il processo compositivo del nostro album è stato molto stressante e (per dirla in inglese) “super tight” tra cambio front man (difatti io sono subentrato a pezzi strumentali già finiti), scadenze e dead line varie super serrate.

Abbiamo impiegato il tempo programmando e creando contenuti per i social media, stiamo coinvolgendo gruppi di amici in collaborazioni che vanno da cover, brani e remix. Insomma, abbiamo ragionato poco sulle nuove composizioni, senza negare che qualche idea bolle in pentola… il lockdown non ci ha fatto compresso o impedito questo tipo di iniziative.

A piccoli passi stiamo ragionando su qualcosa di nuovo. Considerati gli impegni che ci vedranno a febbraio 2021 in spalla ai Venom Inc. ed un mini-tour in est Europa da confermare per l’autunno, ci stiamo focalizzando sullo spettacolo e la resa live, perfezionando ogni minimo dettaglio. Stiamo ovviamente lavorando ad una edizione speciale del nostro album per questo.
Salutiamo con piacere tutto il vostro portale, lo spazio concessoci non è una cosa affatto scontata e ci teniamo a ringraziarvi di cuore per questo.

Approfittiamo per dire che sul nostro band camp jumpscareband.bandcamp.com abbiamo organizzato un codice sconto per chi volesse acquistare tutta la nostra discografia e non solo. Non vediamo l’ora di beccarvi dal vivo in qualche concerto in zona ed in altre occasioni che sicuramente capiteranno in giro quando avremo modo di capire se e quando ripartiranno le attività live con una frequenza paragonabile al passato.»

 

Claudio Palumbo

 

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