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My Little Brony: quando l’innocenza diventa feticismo

Chi di noi non ha mai sognato, quando era piccolo, di poter incontrare i personaggi dei propri cartoni preferiti?

Di diventarne amici o, roba più seria, di fidanzarsi con uno di loro?

Ad esempio, sarei bugiarda se dicessi di non aver mai sognato all’età di sei anni di sposare Eric, il principe de La sirenetta.

Ma il mio piano non è andato a buon fine.

 

Poi, ahimè, si cresce e si fanno i conti con la realtà: niente più principi e Cavalieri dello Zodiaco con cui mettere su famiglia.

Però capita a volte che il corpo maturi e la mente no, così ci si ritrova nel corpo di un trentenne con la testa di un tredicenne.

Vi starete chiedendo cosa centri tutto questo con la carrellata di cartoni animati e sogni infranti.

Ebbene, andiamo per gradi.

 

Caldo pomeriggio in redazione, musica trap a volume socialmente accettabile e tanta ansia nell’attesa del barista col caffè.

Chiacchierando del più e del meno vengo catapultata, di punto in bianco, in quello che è il mondo inquietante e sconvolgente dei Bronies.

Una specie di creepy pasta con protagonisti piccoli e innocenti cavallini di plastica.

Chi sono i Bronies? Cosa fanno? E, soprattutto, perché?

 

Il termine sembra trovare origine nell’oggetto di culto di questo bizzarro fandom: i My Little Pony, quei giocattolini a forma di cavallino con la morbida criniera e gli strass applicati su varie parti del corpo.

Il termine Brony nasce dalla crasi tra le parole brother (fratello) e pony

 

Fin qui nulla di strano.

I pupazzi riscuotono successo tra i bambini, ne vengono tratte figurine e cartoni animati poi, come ogni fuoco di paglia, i piccoli pony vengono rimpiazzati da un giocattolo nuovo.

A questo punto, i produttori dello show animato decidono di fare qualcosa di innovativo per poter catalizzare nuovamente l’attenzione sui My Little Pony e affidano quindi la realizzazione del cartone alla sceneggiatrice Lauren Faust.

Neanche a dirlo, lo show ottiene il novanta per cento dei consensi del pubblico.

Qui, però, iniziano ad apparire le prime cose strane.

Il pubblico, infatti, non è più costituito da spettatori in età da Fruttolo e Plasmon, bensì gente che ha superato la pubertà da tempo e che appartiene a quella categoria di persone comunemente definite adulte.

Ma se è vero che ognuno è libero di guardare ciò che vuole, è anche vero che dal guardare al compiere atti di parafilia c’è di mezzo la psichiatria.

 

Perché qui, cari lettori, non stiamo discutendo di semplice apprezzamento verso un cartone animato che può suscitare entusiasmo nei bambini ma di vero e proprio fanatismo!

Gli adulti che si professano fan dello show indossano abiti da pony, collezionano mini pony e, soprattutto, compiono atti sessuali utilizzando questi giocattoli come strumenti di autoerotismo.

Non abbiamo ancora finito: il web o meglio, il deep web è saturo di immagini pornografiche raffiguranti questi innocenti quadrupedi fare cose che neanche Christian Grey nelle sue fantasie più perverse.

E se ciò ancora non dovesse bastarvi, sappiate che esiste anche un sito di incontri in cui poter trovare l’anima gemella in base alle affinità sui pony.

Destabilizzante, perché parliamo di un vero e proprio disturbo clinico.

D’altro canto, i soggetti interessati si sono difesi dicendo che non solo loro sono dei semplici fans dello show e basta ma che addirittura appartengono alla corrente dei New Sincerity e che creano vere e proprie forme d’arte a partire dalla loro passione.

Insomma, non si scherza con i fan di My Little Pony.

Ma sorge spontaneo chiedersi perché accada tutto questo, come sia stato possibile e se mai ci potrà essere soluzione a una tale cosa.

I Bronies ammetteranno mai di essere feticisti? E la smetteranno mai di sodomizzare questi poveri pony inanimati?

Io, sinceramente, non ho ancora trovato una risposta.

 

Maria Rosaria Corsino

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La Redazione

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