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The Lighthouse, a lezione di horror da Robert Eggers

Dopo il debutto con The Witch, il regista e sceneggiatore statunitense torna con un horror psicologico che, coerentemente con il titolo, risulta essere una guida luminosa nella cinematografia dell’orrore degli ultimi anni.

Presentato alla Quinzaine des réalisateurs del 72º Festival di Cannes, The Lighthouse è ispirato all’opera incompiuta di Edgar Allan Poe Il faro.

Ambientato in una misteriosa e remota isola nel New England del XIX secolo, racconta la storia di due guardiani di un faro, Ephraim Winslow e Thomas Wakee, e della loro progressiva caduta verso la follia. Eggers, infatti, utilizza la macchina da presa per raccontare l’esperienza mistica dell’individuo: alienarsi dal proprio corpo per intraprendere un viaggio psichico che supera i confini della realtà. E non c’è nulla di più spaventoso.

Il film è Girato in 35 mm in un formato 1,19:1 utilizzato dagli studios all’inizio dell’era del sonoro. Ed è proprio la fotografia il punto di forza del secondo lungometraggio di Eggers: ricca di omaggi ai film espressionisti e ai grandi registi del passato, Bergman e Hitchcock su tutti, le inquadrature geometriche, i silenzi e l’uso sapiente delle luci sempre in contrasto con le innumerevoli zone d’ombra, contribuiscono a creare uno stato claustrofobico e confusionale. 

Le interpretazioni magistrali di Willem Dafoe e Robert Pattinson hanno regalato una caratterizzazione completa dei due guardiani: uomini soli, in lotta su cosa sia giusto e sbagliato e su cosa sia reale o frutto di un’orrenda immaginazione.

Ma la chiave per una lettura completa di The Lighthouse sono i continui rimandi alla mitologia greca e al simbolismo marino. Il mito di Prometeo e delle sirene, l’eterno mistero del mare e l’ossessione dei due personaggi per la luce sono temi che concorrono a rendere il film davvero molto interessante. Un horror completo, che non ha bisogno del classico jumpscare per spaventare lo spettatore ma si spinge verso sperimentazioni ardite riuscendo a non perdere di vista l’obiettivo. Da una settimana è finalmente disponibile in Italia uno dei migliori film del 2019. 

Didascalia e illustrazione di Simone Passaro

Vedi anche: Prometeo: il sacro fuoco del progresso

Simone Passaro

Mi chiamo Simone Passaro e ho trentadue anni ma il dato è in continuo aggiornamento. Arrivato primo ad un concorso per sosia di Roy Paci, ho una controfigura che disegna al posto mio. Su di me Wikipedia dice: “la ricerca non ha prodotto risultati”.

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